<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953</id><updated>2012-01-27T02:02:57.984-08:00</updated><category term='Favole'/><category term='Astromanti'/><category term='Druidi'/><category term='Ebooks'/><category term='Foreste'/><category term='Cyberpunk'/><category term='Stregoni'/><category term='Orchi'/><category term='Vampiri'/><category term='Lupi'/><category term='Guerrieri'/><category term='Maghi'/><category term='Templi'/><category term='Estremi'/><category term='Udrien'/><category term='Aeribella Lastelle'/><category term='Fantascienza'/><category term='Puzzle'/><category term='Folletti'/><category term='Michele Boccaccio'/><category term='Fantasy'/><category term='Preti'/><category term='GM Willo'/><category term='Erotico'/><category term='Mystara'/><category term='Grezzo Illusivo'/><category term='Libri'/><category term='Luna'/><category term='Elfi'/><category term='Jonathan Macini'/><category term='Draghi'/><category term='101 Parole'/><category term='Cyberfantasy'/><category term='Limbo'/><category term='Sword and Sorcery'/><title type='text'>Storie Fantasy</title><subtitle type='html'>Dalla Sword &amp;amp; Sorcery al Cyberpunk, passando per le Favole...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>38</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8793380200460936924</id><published>2011-10-18T07:16:00.001-07:00</published><updated>2011-10-18T07:18:16.709-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ebooks'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>LIMBO: Il Libro</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-HWXH-Oj-ONU/Tp2KcCsKvQI/AAAAAAAAAZg/xi3OQC1HPJ0/s1600/Copertina%2BLimbo%2Brsz.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 261px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-HWXH-Oj-ONU/Tp2KcCsKvQI/AAAAAAAAAZg/xi3OQC1HPJ0/s400/Copertina%2BLimbo%2Brsz.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664836120665046274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una ragazza incaricata dal padre morente di proteggere il medaglione sacro della sua famiglia. Un aspirante cavaliere guidato da uno strano sogno. Un apprendista mago desideroso di apprendere misteri che il suo maestro non vuole o non può rivelargli. Le vite di questi tre giovani verranno stravolte da alcuni strani eventi che non riusciranno a capire del tutto. Esistono davvero gli Elenty, i primigeni capaci di usare la magia? Torneranno le antiche città sommerse? Ma soprattutto, che cos'è per davvero Limbo?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza di cinque anni dalla prima bozza di Limbo, ecco finalmente l'opera compiuta presentata nella sua interezza. Si tratta di un romanzo di circa 200 pagine più alcuni racconti ambientati nello stesso scenario e una serie di appendici che costituiscono l'ossatura del mondo in cui si muovono i protagonisti di queste storie. Il progetto si è evoluto ed arenato più volte nel corso degli anni. In principio avrei voluto farne un gioco di ruolo, poi è subentrata l'idea del romanzo che ho interrotto però dopo un centinaio di pagine. Mesi dopo è nata l'intuizione del &lt;a href="http://limbo2009.wordpress.com/" target="_blank"&gt;libro-blog&lt;/a&gt;, attraverso il quale ho potuto presentare, settimana dopo settimana, tutti i contenuti di questo avvincente progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle ultime settimane ho avuto modo di riorganizzare e correggere tutto il materiale a disposizione e confezionare così un prodotto che vuole, nella sua forma di libro, presentare nel maniera più esplicita ed ufficiale questa esperienza narrativa che ho definito, spero non in errore, cyberfantasy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È possibile scaricare gratuitamente la versione definitiva di Limbo in forma di PDF a &lt;a href="http://www.box.net/shared/3g1964f175m63ar58m88" target="_blank"&gt;questo link&lt;/a&gt; oppure acquistare una copia cartacea alla &lt;a href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/limbo/11191372" target="_blank"&gt;pagina di Lulu&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio come al solito Charles Huxley per le illustrazioni presenti nel libro e per la copertina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/64664167/Limbo" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Leggi Limbo online&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/limbo/16970700" target="_blank"&gt;Acquistalo qui&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DETTAGLI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Limbo - di GM Willo (Creative Commons, Attribuzione-Impegno a condividere 2.0)&lt;br /&gt;Prima edizione&lt;br /&gt;Edizioni Willoworld&lt;br /&gt;Pubblicato settembre 12, 2011&lt;br /&gt;Pagine 268&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rilegatura Copertina morbida con rilegatura accurata&lt;br /&gt;Inchiostro contenuto Bianco e nero&lt;br /&gt;Dimensioni (cm) 15.2 larghezza × 22.9 altezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;FONTE: &lt;a href="http://edizioniwilloworld.wordpress.com/" target="_blank"&gt;Edizioni Willoworld&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8793380200460936924?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8793380200460936924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2011/10/limbo-il-libro.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8793380200460936924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8793380200460936924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2011/10/limbo-il-libro.html' title='LIMBO: Il Libro'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-HWXH-Oj-ONU/Tp2KcCsKvQI/AAAAAAAAAZg/xi3OQC1HPJ0/s72-c/Copertina%2BLimbo%2Brsz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-4433307557552435370</id><published>2010-12-27T08:49:00.000-08:00</published><updated>2010-12-27T08:57:45.026-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantasy'/><title type='text'>EROE PER SCOMMESSA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2010/12/numeon.jpg?w=294&amp;amp;h=605"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 294px; height: 604px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2010/12/numeon.jpg?w=294&amp;amp;h=605" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;I&lt;/b&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;L’urlo di battaglia della salamandra gigante squarciò il silenzio opprimente di quella notte senza luna. Il fuoco si era ridotto ad un letto di tiepida brace e non c’era tempo per raccogliere nuova legna. D’altronde mancava poco all’alba e con la nascita del sole le infernali creature della notte si sarebbero ritirate nelle loro tane. Ma la belva era vicina, troppo vicina…&lt;br /&gt;Numeon aveva dato la sua parola, ovvero tutto quello che gli era rimasto. Non si aspettava il perdono, ma non era quello che voleva. La regina lo odiava, i templari lo cercavano perché era risaputo che praticasse la magia nera, più c’erano una decina di vecchi amici o nemici che avrebbero pagato diverse corone d’oro per vedere la sua testa infilzata al palo più alto della città. L’uomo sorrise ripesando a uno di questi, un certo Viggo. Gli doveva un mucchio di soldi per colpa di una scommessa andata male. Anche a lui aveva dato la sua parola, quando un coltello gli aveva per poco mozzato il lobo di un orecchio, ma le promesse di gioco d’azzardo lasciano il tempo che trovano, si sa. Quella che Numeon aveva fatto alla regina Aliana era una promessa vera, fatta col cuore e con le viscere, per quello che potevano valere le sue viscere. Meglio annaffiarle, pensò, ed afferrò la borraccia di Yoka, il liquore di erbe dei nani, bevendone un lungo sorso. La salamandra urlò di nuovo e questa volta poteva benissimo trovarsi dietro il boschetto di faggi oltre il quale si trovava la via maestra, quella che portava alla capitale. Numeon guardò il ragazzo che dormiva accanto al fuoco. L’ultimo urlo lo aveva fatto agitare. Cosa c’era di così importante in quel ragazzo, si chiese per l’ennesima volta, ma scacciò il pensiero e bevve un altro sorso.&lt;br /&gt;Trovarlo era stato più difficile di quanto avesse creduto. Gli uomini di Gudran il Cieco erano penetrati nel castello il primo giorno di luna nuova, si erano fatti strada attraverso i corridoi silenziosi della magione di Aliana uccidendo otto guardie. La missione era stata armoniosa, pulita. Quando le cameriere avevano dato l’allarme i rapitori erano ormai lontani. Aliana era montata su tutte le furie. Un’intera guarnigione di guardie a protezione del castello e del prezioso ospite era stata ingannata da un pugno di briganti. Numeon conosceva molto bene gli sgherri di Gudran. In fondo, fino a due anni prima, era stato uno di loro… Ma aveva chiuso con quella storia. Gudran conosceva molti segreti e questo era l’unico motivo per cui si era avvicinato alla gilda. Gli erano bastati tre mesi per mettersi in mostra e guadagnare la fiducia dello stregone orbo. Alla prima occasione si era poi intrufolato nella sua biblioteca segreta e aveva velocemente copiato gli incantesimi più potenti della sua collezione. Il mattino dopo era già lontano, e la gilda di Gudran faceva ormai parte del suo passato.&lt;br /&gt;Due ore dopo il rapimento del giovane straniero venuto dal nord, la voce già circolava nelle buie celle del castello dove Numeon attendeva pazientemente la sua sentenza. Riconobbe l’occasione e non se la fece scappare. Prima riuscì a convincere una sentinella a far recapitare un messaggio al capitano della guarnigione, che aveva appena ricevuto una sgridata dalla regina per via del rapimento. Vedendo un’opportunità per farsi perdonare, il capitano aveva poi passato il messaggio direttamente ad Aliana. “Abbiamo un prigioniero che potrebbe conoscere il luogo in cui è stato portato il ragazzo. Il suo nome è Numeon e vorrebbe parlare con voi, vostra altezza”. Che faccia deve aver fatto la regina quando il capitano aveva pronunciato il suo nome, pensò Numeon alzandosi in piedi. Il ragazzo aveva aperto gli occhi e lo stava osservando.&lt;br /&gt;- Non parlare – disse lui sottovoce. Poi si mosse rapidamente in direzione del bosco di faggi, un’ombra ammantata di nero con un ampio cappello a tesa larga. Numeon era un mago ma sapeva che a volte, contro certe creature, la magia poteva non bastare. Allora si affidava al suo moschetto, un’arma costosa, figlia del progresso, che molti guerrieri snobbavano per questioni etiche. A lui invece piaceva. Premere il grilletto, sprigionare il fuoco, era una specie di magia. Si sentiva al sicuro con il suo fucile in mano.&lt;br /&gt;La salamandra dava loro la caccia da almeno tre giorni. Numeon ne aveva sentito l’odore quando erano scesi dalle montagne in cui si trovava il rifugio degli uomini di Gudran. Aveva sperato di riuscire ad evitare lo scontro, ma quella era una creatura ostinata e di sicuro molto affamata. Il giorno seguente avrebbero avvistato la città e sarebbero stati in salvo, ma ormai si era avvicinata troppo. Sul terreno aperto dove si trovavano, alla salamandra sarebbero bastati due balzi per agguantarli e trasformarli in una prelibata cena. Numeon sapeva che con esseri come le salamandre giganti la migliore difesa era l’attacco. Doveva sorprenderla prima che lei sorprendesse loro.&lt;br /&gt;La belva gridò nuovamente, poi si udirono dei rami spezzarsi. La salamandra si stava aprendo la strada attraverso il bosco. Numeon si appressò al limitare di questo, piantò saldamente i piedi per terra e puntò il moschetto in direzione della selva oscura. Non poté trattenersi dal sorridere, ripensando alla breve ma intensa conversazione che aveva avuto con la regina. Il tempo non era stato suo nemico. Era ancora molto bella. Ricordava bene l’ultima volta che si erano incontrati, quindici anni prima. Entrambi frequentavano la scuola di magia della capitale. Lei aveva appena sedici anni, lui era all’ultimo anno e ne avrebbe compiuti presto venti. Iniziò per una scommessa, come tante altre volte. La principessa Aliana frequentava i corsi di divinazione, ma a sera tornava al castello, mentre di giorno era seguita a vista da due guardie del corpo. Numeon distrasse le guardie con un semplice incantesimo e riuscì ad incontrarla da sola sulla terrazza più alta della scuola. Gli bastarono dieci minuti per irretirla con parole mielate e convincerla a dargli un bacio. Il giorno dopo fu lei a cercarlo, ma lui era già perduto dietro le sottane di Nina, una ragazza appena arrivata dal sud del paese. Eppure negli anni a seguire si scoprì più volte a pensare alla principessa.&lt;br /&gt;“Il capitano mi ha riferito che sai dove si trova il covo di Gudran”. Gli occhi della donna lampeggiavano d’ira.&lt;br /&gt;“Beh, non proprio…”&lt;br /&gt;“Mettiamo subito in chiaro una cosa. Se sei qui per farci perdere del tempo, allora risolverò immediatamente la tua questione. Mi hanno detto che sei colpevole di furto ed uso improprio della magia all’interno della città. C’è poi l’aggravante della falsa testimonianza, quindi io credo che dieci anni di prigione potrebbero andare. Guardie…”&lt;br /&gt;“Ma no, sua maestà… io volevo dire… certo che so dove si trovano gli uomini di Gudran…” la ragazza era cresciuta, su questo non c’erano dubbi, pensò Numeon. E così aveva promesso, e questa volta la promessa valeva molto di più di quelle che era solito fare alle altre donne. Avrebbe riportato al castello il ragazzo rapito, a qualunque costo. E il costo poteva essere la sua vita, pensò mentre due occhi lampeggianti di fuoco si accendevano tra le ombre della selva. Pazienza, si disse, e richiamò la magia del mimetismo. La belva l’avrebbe visto solo all’ultimo momento, quando lui l’avrebbe finalmente avuta a tiro.&lt;br /&gt;Un alberello al limitare del bosco venne tranciato di netto dai letali artigli della creatura. Ricoperta di squame ramate, lunga quasi dieci braccia, la bestia si mosse guizzante nonostante la mole. Gli occhi cremisi fissavano l’oscurità, ma Numeon, pur sapendo che la magia lo nascondeva alla sua vista, si sentì quello sguardo addosso. Il dito sul grilletto del moschetto s’irrigidì. La salamandra era a venti metri, poi con un guizzo dimezzò la distanza. Una sola possibilità. Un solo colpo. Avvertì l’alito fetido delle sue fauci, udì il sibilo della sua lingua biforcuta. Cinque metri. Tre metri. Poi un’esplosione…&lt;br /&gt;La carica di piombo centrò in pieno il lungo muso della bestia che urlando balzò all’indietro. Ancora viva ma in preda ad atroci sofferenze, la salamandra strisciò in maniera convulsa verso l’invisibile nemico. Numeon si era già ritirato di molti metri e preparava l’incantesimo che avrebbe liberato la bestia da quel vortice di dolore. E mentre sbatteva ripetutamente il corpo gibboso e la coda gommosa per terra, la creatura urlava di disperazione, e qualcuno da lontano la udì e la notte successiva non riuscì a chiudere occhio. Il mago rimase calmo, consapevole del fatto che anche se cieca, la salamandra poteva ancora scovarlo grazie al suo fiuto. Questa volta richiamò il fuoco magico, lo manipolò tra le mani come un pezzo d’argilla, ne fece una sfera di luce rossa e poi la liberò nell’aria. La palla di fuoco descrisse un arco preciso e ricadde sul corpo della belva che avvampò, si dimenò ancora per qualche istante e poi si accasciò sull’erba continuando a bruciare.&lt;br /&gt;Numeon tornò indietro e vide il ragazzo a pochi metri, gli occhi che riflettevano il rogo vicino.&lt;br /&gt;- Raccatta le tue cose. É meglio allontanarsi da tutto questo fumo. Potrebbe essere velenoso… – Il ragazzo annuì e in silenzio seguì il mago. Insieme aggirarono il luogo dello scontro e ripresero la via maestra proprio nel momento in cui il sole incominciava a rischiarare il cielo ad oriente.&lt;br /&gt;Procedettero speditamente per quasi un’ora e nessuno proferì parola. Dietro di loro, nella distanza, il rigolo di fumo velenoso che si alzava dalla creatura era ormai indistinguibile. Numeon, che decideva il passo di marcia, rallentò l’andatura, poi rassicurò il ragazzo. – Nessuno ci insegue, possiamo procedere a passo regolare… – e aggiunse, – Vedrai che arriveremo in tempo per il banchetto della regina. – ma dubitava che Aliana, nonostante la promessa mantenuta, lo avrebbe invitato alla sua tavola.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;II.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Un messaggero a cavallo avvistò Numeon e il ragazzo a un paio di leghe dalla città e andò loro incontro. Il mago spiegò all’uomo le ragioni della sua missione e questi fece subito dietrofront, dirigendosi verso il palazzo della regina Aliana, per annunciare il loro imminente arrivo. Quando i due scavalcarono l’ultima collina, videro in lontananza gli stendardi sopra le mura della capitale, e una folla che li attendeva nei pressi della porta principale.&lt;br /&gt;Numeon aveva provato nuovamente a scoprire qualcosa di più sul giovane, ma non era riuscito ad apprendere più di quello che già sapeva. Il ragazzo ignorava il motivo per cui la regina era così interessata a lui. Era solo il figlio di un contadino del nord, con un unico nome, Symion, e con una storia di pecore, campi coltivati a grano e feste mondane. La regina e il suo seguito erano giunti all’inizio dell’estate al villaggio in cui abitava. Aliana aveva parlato ai suoi genitori in privato e il giorno dopo tutto era stato deciso; Symion l’avrebbe seguita al castello. Davanti ad una richiesta tale il ragazzo non avrebbe mai potuto tirarsi indietro, così, senza fare domande, aveva lasciato il villaggio. Ma anche a lui sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più sulle ragioni che avevano spinto la regina a visitare la sua casa. Gli era stato semplicemente detto che era un ragazzo speciale, e che al castello avrebbe imparato le maniere della gente nobile e l’arte della spada. Il suo apprendistato era appena incominciato quando gli uomini di Gudran lo avevano rapito. L’unico particolare che distingueva Symion era un segno sulla pelle, all’altezza della scapola, una specie di voglia a forma di ancora, ma talmente scura da assomigliare a un tatuaggio. Numeon l’aveva intravisto il giorno prima, quando si erano fermati presso un ruscello per rinfrescarsi. Il ragazzo si era tolto la veste polverosa e al mago non era sfuggito il piccolo disegno scuro sulla cute.&lt;br /&gt;- Hai chiesto alla regina se il suo interesse per te aveva qualcosa a che fare con la macchia che porti sulla schiena? – chiese Numeon, sapendo di avere ormai poco tempo per risolvere quell’enigma.&lt;br /&gt;- Si, l’ho fatto, – rispose il ragazzo – ma lei mi ha assicurato che non c’entra.&lt;br /&gt;- Qualcosa però deve averti pur detto… – incalzò il mago. Symion scosse lentamente la testa e non rispose. C’era qualcosa di strano in quel ragazzo, Numeon l’aveva intuito subito. Di solito i giovani sono sempre avventati, curiosi, parlano di continuo oppure si chiudono in un silenzio ribelle. Sono vivaci, testardi, sfuggenti. Anche lui era stato così. Symeon invece non era niente di tutto ciò. I suoi sguardi, i suoi gesti, le sue poche parole, trasmettevano una sensazione di distacco. Non diceva mai più di quello che era necessario, e poi la paura sembrava essergli aliena. La vista della salamandra non l’aveva minimamente turbato, e quando Numeon lo aveva trovato nella cella del covo di Gudran, era rimasto impassibile. Il mago era ormai certo di una cosa; nonostante Symeon ignorasse il motivo per cui la regina lo aveva adottato, quella macchia che portava sulla schiena doveva essere per forza la chiave. Se fosse riuscito a scoprire il suo significato, il mistero dietro la presenza di quel ragazzo al castello sarebbe stato svelato. Ormai era diventata una sfida, come una delle tante scommesse da taverna che era solito fare con gli avventori.&lt;br /&gt;Una schiera di cavalieri cinturava la folla che attendeva alle porte della città. Tra i riflessi delle lance e delle armature, Numeon riuscì a distinguere la portantina reale, ma non la regina che sicuramente vi sedeva all’interno, dietro le spesse tende di velluto cremisi. Un’accoglienza del genere non se l’era aspettata. La parte più vanitosa di sé si crogiolò all’idea di un’entrata trionfale, ma il sospetto s’insinuò improvvisamente nella sua mente, richiamato da un sesto senso nascosto, un amico che più di una volta gli aveva salvato la pelle. C’era qualcosa di strano in quella messinscena. Di colpo un formicolio alla nuca, proprio sotto il cappello, lo avvertì che non poteva fidarsi della regina.&lt;br /&gt;Dalla prima linea di cavalieri si staccarono quattro elementi che vennero loro incontro. Era un rituale di benvenuto, sicuramente, eppure qualcosa non tornava. In meno di cinque minuti li avrebbero raggiunti. Numeon doveva decidere in fretta. Si guardò intorno. Gli uomini stavano già risalendo la collina. Su entrambi i lati della via maestra i campi erano coltivati a vitigni, ma a destra questi si interrompevano laddove incominciava un boschetto di tigli. Poteva raggiungerlo in meno di un minuto di corsa, e poi sparire tra la vegetazione, con l’aiuto di un buon incantesimo.&lt;br /&gt;- Caro Symion, mi ha fatto molto piacere conoscerti. Credo che sia meglio che me ne vada. Non amo molto le manifestazioni di gratitudine. Sai com’è, mi mettono a disagio… – Il ragazzo lo guardò perplesso, ma lo stupore gli passò in fretta, come se avesse capito tutto.&lt;br /&gt;- Beh, grazie mille. Spero di poterla rivedere, un giorno.&lt;br /&gt;- Certo ragazzo. Porta i miei saluti alla regina, e fai attenzione. Potrei non esserci la prossima volta che ti cacci nei guai. – Poi si calzò meglio il cappello in testa e prese a correre per il campo di viti. Non ebbe bisogno di voltarsi per sapere che i quattro cavalieri erano scattati al galoppo. Raggiunse il boschetto e si fermò un attimo per riprendere fiato. Riuscì nella distanza ad intravedere una certa agitazione intorno alla portantina della regina. Numeon sorrise, poi guardò in direzione dei cavalieri. Stavano per raggiungere il ragazzo. Troppo lenti…&lt;br /&gt;Il mago iniziò a risalire la collina attraverso un sentiero. Pronunciò un incantesimo che lo nascose anche alla vista degli animali del bosco. La promessa era stata mantenuta, ma lui e la regina non erano pari. Lei gli doveva ancora molte spiegazioni.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;III.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Oltrepassare di nascosto le porte della capitale durante la notte era sempre stato un gioco da ragazzi. Numeon ne aveva avuti in passato di motivi per non farsi sorprendere dalle guardie reali, ma con l’aiuto delle tenebre e di un buon incantesimo, nessuna sentinella avrebbe mai potuto scorgerlo, almeno fino a quella notte. La regina aveva ordinato di triplicare gli uomini alle porte e il consiglio cittadino aveva subito avallato la procedura. Erano diventate rare le occasioni in cui i venti consiglieri si opponevano alle richieste di Aliana. Quella sera, neanche un calabrone sarebbe potuto entrare in città senza essere notato, un bel problema per il mago che non vedeva l’ora di trovarsi faccia a faccia con donna che lo aveva ingannato.&lt;br /&gt;Era rimasto nascosto per tutto il giorno sulla chioma di un albero, ad osservare tranquillamente i cavalieri sguinzagliati dalla regina, che si aggiravano confusi nei pressi del boschetto in cui il mago era svanito. L’incantesimo lo aveva nascosto alla loro vista, ma i soldati avevano continuato a cercarlo per tutto il pomeriggio, imprecando sagacemente contro di lui ma anche contro la prima cittadina. Numeon si era dovuto più volte trattenere dal ridere. Se Aliana avesse saputo che cosa pensavano i suoi fedeli cavalieri del suo bel didietro, sarebbe corsa ad infilare la testa dentro la serra del castello, proprio come uno struzzo.&lt;br /&gt;Prima del tramonto un uomo a cavallo aveva raggiunto il boschetto e richiamato la pattuglia in esplorazione, menzionando anche le ultime disposizioni ordinate dal consiglio cittadino sul controllo delle porte della città. Gli uomini avevano fatto ritorno alla capitale e Numeon era finalmente sceso dal suo nascondiglio per raggiungere i margini del bosco. Gli era bastato un sguardo per rendersi conto della situazione; se voleva entrare in città, doveva trovare un’altra via. E quella via esisteva, anche se dal punto di vista economico non era certo la strada più conveniente.&lt;br /&gt;Si mosse veloce attraverso la collina, un’ombra tra le ombre sotto il cielo limpido, sul quale splendeva una falce sottilissima di luna. In fondo alla valle riuscì a scorgere le luci di una fattoria. Vi era un recinto con dei cavalli ed una stalla, e mentre vi passava vicino fece attenzione a non disturbare gli animali. Un nitrito avrebbe attirato l’attenzione, e le porte della città non erano molto distanti da lì. Conquistò il portico della casa del fattore, l’unico edificio illuminato della zona, si sistemò meglio il cappello in testa, bussò piano e attese. La notte era tiepida, ma il calore del fuoco e magari un buon bicchiere di vino non avrebbero certo guastato.&lt;br /&gt;- Chi diavolo è a quest’ora? – domandò una voce grossa, con un forte accento del sud.&lt;br /&gt;- Mastro Jarod? Apri, sono io…&lt;br /&gt;- Che mi venga un colpo – disse il fattore, armeggiando con il catenaccio. La porta si aprì e la luce di una lanterna si accese in faccia al mago. – Numeon, lo stregone pistolero! Dammi un buon motivo per il quale non dovrei subito andare a chiamare le guardie? – chiese l’uomo, scostandosi dall’uscio per fare entrare il suo ospite. La casa di Jarod era composta da una grande stanza centrale nella quale ardeva un allegro fuoco. Una porticina su un angolo dava sulla dispensa, mentre al piano di sopra c’erano le camere da letto. Sotto invece c’era la cantina.&lt;br /&gt;- Ho bisogno del tuo aiuto. – Numeon andò subito al sodo. Si sedette al tavolo di quercia in mezzo alla stanza e indicò la brocca che stava al centro. – Posso? – chiese.&lt;br /&gt;- Certo, ti porto una tazza… – rispose Jarod, muovendosi verso una madia piena di stoviglie. – Ecco qua – e gli porse la coppa. Il mago la riempì di vino fino all’orlo e la svuotò in due grandi sorsi, poi se ne riempì un’altra.&lt;br /&gt;- Il tuo vino è il migliore del paese, lo sai vero?&lt;br /&gt;- Si, me lo hai detto più di una volta, ma non ti servirà a tirare sul prezzo. Hai bisogno di un passaggio, non è vero? – il contadino aveva intuito fin da subito il motivo di quella visita inattesa.&lt;br /&gt;- Jarod, non posso pagarti adesso. Devi fidarti di me e farmi entrare nella città.&lt;br /&gt;- Fidarmi di te? Questa è buona!&lt;br /&gt;- È una questione importante!&lt;br /&gt;- Non ne dubito, pistolero, ma gli affari sono affari…&lt;br /&gt;- Domani mattina sono qua a saldare il debito, a costo di vendermi il cappello!&lt;br /&gt;Era un cappello magico, anche se nessuno sapeva come funzionasse, e in effetti poteva valere molte corone d’oro. Numeon lo aveva vinto a dadi da un viaggiatore ubriaco, che poi gli si era rivoltato contro con degli incantesimi che nessuno aveva mai visto da quelle parti. La taverna era letteralmente esplosa, ma Numeon era stato abile ad estrarre il suo moschetto, mirarlo alla testa dell’uomo e fare fuoco. Era successo tre anni prima, e da quel giorno Numeon non si era mai separato da quel cappello. Neanche lui sapeva come farlo funzionare, però diceva che gli portava fortuna, e a lui questo bastava.&lt;br /&gt;- Mi hai dato un’idea – propose il contadino. – Perché non mi lasci il cappello in pegno. Domattina torni a riprenderlo, che ne dici?&lt;br /&gt;- No, mai! – replicò secco il mago, scattando in piedi.&lt;br /&gt;- Abbassa la voce. Mia moglie e i bimbi dormono al piano di sopra… – spiegò Jarod, indicando con un dito il soffitto.&lt;br /&gt;- Scusami, ma no, non posso lasciarti il cappello. È il mio portafortuna…&lt;br /&gt;- Allora mi dispiace, niente passaggio. – E detto ciò, ripose la brocca di vino su uno scaffale e si avviò verso la porta. – Dovrai trovare un altro modo per entrare in città.&lt;br /&gt;- Va bene – disse Numeon accigliato. – Maledetto te…&lt;br /&gt;- Ottimo allora… vogliamo andare? – chiese mastro Jarod, aprendo la porta di casa e facendo strada. Numeon si alzò dal tavolo e lo seguì sul retro dell’abitazione. Non era la prima volta che usava il tunnel di Jarod. Il contadino se ne serviva per contrabbandare in città i suoi distillati. Il consiglio, pressato dalla regina, aveva infatti proibito qualsiasi bevanda più forte della birra e del vino, per evitare risse ed incidenti nelle taverne e per le strade della capitale. Ma il mercato del brandy di contrabbando era un affare molto redditizio e Jarod vi ci si era buttato a capofitto, investendo nella costruzione di un tunnel che dalla sua cantina raggiungeva quella di una vecchia bettola di periferia, il Corvo Stridulo, passando naturalmente sotto le mura della città. Le casse di brandy venivano messe in una carriola appesa ad una corda, e grazie ad un sistema di cuscinetti e carrucole, veniva tirata da una parte e dall’altra.&lt;br /&gt;- Attento a dove metti i piedi – avvertì il fattore che precedeva Numeon attraverso una stretta rampa di scalini che scendevano verso una massiccia porta di legno. Jarod chiese al suo ospite di tenere la lanterna ed estrasse una grossa chiave da sotto il grembiule che aveva indosso. Girò tre mandate ed entrarono in un ampio locale tappezzato di piastrelle di terracotta. Era un ambiente decisamente ben tenuto, che stonava con il resto della fattoria. Quello era il luogo in cui Jarod preparava i suoi distillati e portava avanti i suoi affari. La stanza era occupata da botti e da strumenti sconosciuti a Numeon. D’altra parte al mago interessava più il prodotto finito che il processo di estrazione del liquore.&lt;br /&gt;- Com’è venuto quest’anno? – chiese, indicando una botte di rovere.&lt;br /&gt;- Assaggia tu stesso – rispose Jarod, aprendo il piccolo rubinetto in fondo al contenitore. Versò appena un dito di liquore dorato dentro un piccolo bicchiere di cristallo, e lo porse al suo ospite. Numeon lo bevve d’un fiato e strizzò gli occhi.&lt;br /&gt;- Meraviglioso! – esclamò&lt;br /&gt;- Non ne trovi migliori di questo, neanche nelle terre di confine – puntualizzò il contadino.&lt;br /&gt;- Ci credo… – Poi entrambi si diressero dalla parte opposta della cantina, laddove si apriva uno stretto passaggio ad arco che sprofondava nelle tenebre. Oltre quello la luce della lanterna illuminò un locale più piccolo, di appena tre metri di lato. Alle pareti non c’erano piastrelle ma solo terra battuta, ed un cunicolo di appena un metro di diametro si perdeva nel buio più fitto.&lt;br /&gt;- Devo richiamare la carriola, – spiegò Jarod. Avvicinò un bastoncino allo stoppino della lanterna e lo inserì nel pertugio di una specie di scatola di metallo, poi azionò la leva di quello strano marchingegno. Si udì una vampata e un cigolio. La fune che si perdeva dentro al tunnel e alla quale era attaccata la carriola incominciò a scorrere da sola.&lt;br /&gt;- Cos’è quello? – domandò il mago.&lt;br /&gt;- Beh, tirare avanti e indietro questo arnese mi stava spezzando la schiena, così ho fatto progettare da un amico questa macchina. Funziona ad olio, proprio come le lanterne. Sono secoli che i nani usano questa tecnologia, ma sono molto gelosi delle loro cose, almeno che tu non li sappia convincere… – spiegò Jarod sorridendo. Numeon immaginò che quell’aggeggio dovesse essere costato un occhio della testa, ma Jarod non badava a spese per la sua piccola impresa.&lt;br /&gt;Dopo una decina di minuti la carriola apparve. Il viaggio non era certo dei più comodi, ma Numeon non aveva alternative. S’infilò dentro e attese di essere trascinato nelle viscere della terra, fin sotto le mura della capitale.&lt;br /&gt;- Cosa aspetti allora? – chiese il mago con noncuranza. Jarod sorrise ed indicò il cappello che stava ancora sulla testa del mago.&lt;br /&gt;- Oh, già… scusami, – esclamò Numeon, sfilandosi il suo portafortuna e porgendolo al contadino. Si sentì improvvisamente denudato di qualcosa. Forse era proprio quello il potere nascosto dell’oggetto. Era davvero un potente amuleto portafortuna. Una strana sensazione lo afferrò all’altezza dello stomaco. Non doveva andare, non senza il cappello.&lt;br /&gt;Combattuto da un terribile senso di indecisione, Numeon non si accorse che Jarod aveva azionato nuovamente la leva. – Buon viaggio allora, – si sentì dire.&lt;br /&gt;- Aspetta… – provò a replicare il mago, ma era troppo tardi. La carriola si stava già muovendo dentro le viscere della terra.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;IV.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Dall’altra parte del tunnel Numeon trovò il garzone dell’osteria, per niente sorpreso della sua apparizione. Era poco più di un bambino, vestito di stracci e decisamente poco pulito. Il suo compito era quella di stare di guardia al cunicolo sotterraneo e alla porta dalla quale si accedeva alla cantina del Corvo Stridulo. Il mago udì distintamente il vocio degli avventori al piano di sopra, che a quell’ora dovevano aver abbondantemente occupato tutti i tavoli della taverna.&lt;br /&gt;- Buonasera signore, Lion è qui per servirla – dichiarò il ragazzo, mettendo mano al mazzo di chiavi che aveva legato alla cintura. Mentre armeggiava col chiavistello della porta, continuò – Se al signore serve qualche cosa di particolare; un posto per la notte, una bottiglia di Yoka, o magari un po’ di compagnia…&lt;br /&gt;- Grazie, sono a posto – tagliò corto Numeon, ed infilò la porta appena questa si aprì, raggiunse la scala che portava al piano di sopra e si confuse con la gente che ordinava da bere. L’aria pesante da taverna gli riempì i polmoni e lo fece sentire subito più tranquillo, anche senza il suo cappello. Quell’aria l’aveva respirata fin dal giorno in cui aveva smesso di farsi la pipì addosso. Suo padre era stato un cercatore d’oro, aveva viaggiato molto ma non aveva avuto fortuna. Con le poche pepite racimolate in anni di ricerca, aveva deciso di fermarsi e mettere su famiglia. Aveva comprato una taverna e aveva fatto l’oste fino alla fine dei suoi giorni, che non furono neanche tanti. Pace all’anima sua, pensò Numeon. Comunque lui c’era nato dentro quella taverna, e ogni volta che si sentiva circondato dal profumo dello stufato che veniva dalle cucine, mischiato all’odore delle botti di birra e del tabacco da pipa, gli pareva di essere a casa. Una voce nella testa gli disse di restare, di ordinare una birra, di mettersi comodo, di non immischiarsi negli affari di palazzo. In fondo che cosa c’aveva da guadagnare lui. Il mistero del ragazzo aveva probabilmente a che vedere con le questioni di sangue della famiglia reale. Forse era un figlio bastardo del vecchio re, e di conseguenza fratellastro della regina. Ci aveva già pensato a questa eventualità, però qualcosa gli diceva che c’era di più. Ma non era stata questa la scintilla che lo aveva spinto ad entrare nella capitale di soppiatto, la notte in cui l’intera guardia reale gli stava dando la caccia. La questione del ragazzo era qualcosa di secondario ormai. Numeon non sopportava l’affronto di Aliana. Lo aveva usato per recuperare il ragazzo, ben sapendo che non esistevano in città maghi più esperti di lui, e poi aveva sguinzagliato i suoi cavalieri per riportarlo nelle celle del castello. Lui aveva rispettato i patti mentre lei lo aveva ingannato, e questo a Numeon non andava giù. Chi si credeva di essere quella ragazzina, pensava mentre si faceva largo tra i commensali. No, avrebbe chiuso la questione quella notte, era ormai diventata una scommessa con se stesso.&lt;br /&gt;A malincuore si lasciò la taverna alle spalle. Cercò di calzarsi il cappello per evitare che il vento che si era alzato glielo portasse via, ma si accorse a malincuore di non avercelo più. Guardò in alto e annusò il vento che nel frattempo aveva portato le nubi del nord. Quella notte una tempesta si sarebbe abbattuta sulla capitale, la poteva sentire nell’aria. Si diresse deciso verso la biblioteca, che a quell’ora era già chiusa, ma quello sarebbe stato l’ultimo dei suoi problemi. Entrare e uscire dai luoghi chiusi era una delle sue specialità. Facendo attenzione a non essere notato, scavalcò il cancello del giardino della scuola di magia, la stessa dove sia lui che Aliana avevano ricevuto i diplomi di divinatori, e attraversò con ampie falcate il viale alberato che divideva in due la struttura; da una parte vi era la scuola, un largo edificio con una torre centrale, dall’altra la grande biblioteca cittadina, una massiccia struttura in pietra edificata almeno un secolo prima della scuola. Le sue finestre erano basse e prive di inferriate. Grazie a un semplice incantesimo fece girare la maniglia di una vetrata e con un salto penetrò all’interno dell’edifico. Adesso però veniva la parte più difficile. Non erano i libri che occupavano gli scaffali del piano terra e di quelli superiori che destavano il suo interesse. Si trattava perlopiù di testi di scuola, scienze divinatorie, storia delle pratiche occulte e così via. I tomi antichi, quelli in cui dormivano i segreti dell’antico impero, erano nascosti al piano inferiore, nei sotterranei della biblioteca. C’era stato soltanto una volta, per concessione di un vecchio professore che lo aveva preso in simpatia. La porta per accedervi era una larga pietra circolare che per traslare di lato aveva bisogno delle giuste parole. Non un semplice incantesimo che probabilmente Numeon avrebbe saputo aggirare, ma un codice segreto decretato dalla regina. Il mago credeva di sapere quale erano le parole. Tutta la missione che si era prefissato dipendeva da quell’intuizione. Se esisteva una risposta al mistero del ragazzo, doveva per forza trovarsi nei sotterranei della biblioteca.&lt;br /&gt;Trovò facilmente le scale che scendevano al livello inferiore. L’ultima volta che era entrato in quell’edifico era poco più di un ragazzo, ma poteva contare su una memoria visiva eccezionale. Fino alla rampa era riuscito a vedere grazie alla luce dei lampioni della strada che entravano dalle finestre dell’edificio, ma oltre i primi gradini le tenebre diventavano quasi solide. Numeon accarezzò delicatamente la canna del suo moschetto, sussurrando qualche parola. Il nero ferro dell’arma incominciò ad emanare un lieve chiarore che dissipò le ombre. Velocemente il mago scese la rampa e procedette deciso lungo un ampio corridoio alla fine del quale si trovava l’accesso alle biblioteca segreta.&lt;br /&gt;L’ora della verità, pensò sorridendo. Con la mano cercò la falda del cappello, un gesto portafortuna, ma rimase nuovamente ingannato. “O tutto o niente” si disse a bassa voce, poi enunciò le parole segrete che aveva pensato: “Ailes Ihao Tairnan”. La Lingua Morta, quella che di solito veniva usata per codici e formule segrete, non era mai stata il suo forte. Sperava che la pronuncia fosse quella giusta. Il significato di quelle parole era invece fin troppo chiaro “L’antico sangue scorre”.&lt;br /&gt;Non successe nulla. Numeon provò alcune varianti della frase, invertendo l’ordine delle parole, ma niente fece muovere la grossa pietra. La frase apparteneva alla famiglia di Aliana da secoli. Discendeva direttamente da una delle due grandi dinastie dell’Impero, la famiglia Senyan. Ai nobili piaceva ricordare i vecchi tempi, i fasti dei grandi palazzi reali e i costosi ornamenti dei templi dedicati agli dei, mentre la memoria della sofferenza inferta ai più deboli andava col tempo svanendo. La parola di quelle generazioni che avevano vissuto di persona le violenze dei vecchi governanti, si era indebolita nei cuori dei loro discendenti. Il popolo rincominciava a cantare le gesta dei grandi eroi del passato, Eonosse dall’elmo dorato, che usava cavalcare in testa al grande esercito che con la forza sottomise tutte le province, l’altissima sacerdotessa Cleati, vestita di perle e lamine argentate, chiamata anche la “Bocca degli Dei”, il principe Audar, bello come il sole e forte come un cavallo. Ma la verità era ben diversa da come la presentavano i menestrelli di taverna. Per secoli le due famiglie reali avevano schiacciato il popolo con le tasse e con la forza, solo per soddisfare i loro meschini bisogni. Certo, si cantavano anche le gesta di Sanildor il rivoluzionario, colui che iniziò la rivolta contro le due famiglie, grazie soprattutto a quella parte dei Senyan che stava col popolo e voleva cambiare le cose. Senza l’aiuto del trisnonno di Aliana, Womil Assarris, Sanildor ed i suoi non sarebbero mai riusciti a dare scacco alle due famiglie reali. Fu così che la famiglia di Aliana andò al potere, un ruolo più di facciata che altro. Il sistema si confece alle necessità del popolo. Fu istituito un governo composto da venti consiglieri eletti dalle gente, e il ruolo della famiglia regnante divenne marginale. Le province riunite sotto l’impero tornarono ad autogestirsi come avevano fatto per secoli prima che le due famiglie reali le conquistassero. Ci furono delle scaramucce, ma il popolo incominciò a vivere molto più dignitosamente. Malgrado ciò, già dopo un paio di generazioni, il potere della famiglia Assarris crebbe. I consiglieri del mandato di re Ilfor, padre di Aliana, pendevano tutti dalle sue labbra. Ilfor era un uomo fiero, ma non cattivo. La gente lo amava e gli avrebbe concesso tutto, ma lui non si fece corrompere da tali adulazioni. Però le cose potevano sempre degenerare, e la giovane Aliana non sembrava avere la stessa forza del padre. Prima o poi il popolo, lo stesso che aveva sofferto sotto il piede dei nobili dell’impero, avrebbe riconsegnato il potere sovrano nelle mani di un’unica persona.&lt;br /&gt;Numeon pensò a tutte queste cose, nella disperata ricerca di una formula che potesse aprire quella porta. Provò svariati codici ma niente sembrò funzionare. Era stato avventato e anche un poco ingenuo. Aveva rischiato la libertà per nulla, e adesso doveva anche un monte di soldi a mastro Jarod. E tutto a causa di un ragazzo che nascondeva qualche mistero… il ragazzo, ma certo… “Itarcya Winae”, disse sottovoce; “Il Segno dell’Ancora”. La pietra si mosse senza produrre alcun rumore. L’aria viziata della biblioteca segreta investì il mago che arricciò il naso. Numeon si mosse veloce alla ricerca di ciò che voleva, i simboli delle due grandi casate. La stanza era un semplice allargamento del corridoio, le cui pareti erano ricoperte di libri, protetti dentro scaffalature in noce munite di ante a vetri. Aiutandosi con la luce magica che brillava freddamente sulla canna del suo fucile, Numeon scorse velocemente i titoli dei tomi, fino a fermarsi poco oltre la metà del loculo. “Eccolo”, sibilò. Poi aprì lo sportello della libreria ed afferrò un grosso volume con una copertina chiara. Lesse con avidità le prime pagine, poi andò avanti, cercando con destrezza, come solo un mago sapeva fare. Metà della sua vita l’aveva passata nelle taverne, ma l’altra metà era rimasto piegato sui libri. Un sorriso gli si aprì come un taglio sulla faccia. “Allora è questo che cerchi, bambina…” sussurrò, riferendosi ovviamente alla regina.&lt;br /&gt;Poi udì dei rumori distinti che venivano da sopra e con un gesto spense la luce, sprofondando in un’oscurità solida.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;V.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;- Chi va là? – chiese una voce da oltre la porta. Numeon intravedeva la luce di una lanterna e l’ombra indistinta che la reggeva. La sua mente lavorava alla massima velocità, ma le sue membra rimanevano immobili, il libro tra le mani, il respiro sospeso.&lt;br /&gt;- Chiunque vi sia, dovrà fare i conti con la guardia reale… – disse la voce, e subito dopo pronunciò al contrario le parole segrete che avevano aperto l’accesso alla biblioteca sotterranea. La pietra si mosse nascondendo lentamente l’ombra con la lanterna in mano. Numeon lasciò cadere il libro e si precipitò verso l’uscita, infilandosi con un salto disperato tra la pietra rotante e lo stipite della porta. Con una spallata fece perdere l’equilibrio al guardiano che cadde imprecando sul duro pavimento. La lanterna andò in frantumi ma fortunatamente lo stoppino si spense prima di incendiare l’olio che si era sparso per terra. Nelle tenebre del corridoio, Numeon allungò la mano sul volto del guardiano, mosse impercettibilmente le labbra e compose un incantesimo. L’uomo provò a reclamare, ma l’effetto della magia lo fece crollare da una parte e sprofondare in un sonno incantato.&lt;br /&gt;Numeon adesso aveva i minuti contati. In meno di un’ora l’uomo si sarebbe svegliato e avrebbe dato l’allarme, ma un’ora forse sarebbe bastata a fare quello che si era prefissato. Uscì dalla biblioteca e oltrepassò il vialone alberato dal quale era sopraggiunto. Agile come un felino, scavalcò il cancello e imboccò la strada per il palazzo reale. Non si mise a correre per non attirare l’attenzione, usò vie secondarie tenendo sempre la testa e le mani basse. Il moschetto era ben nascosto sotto il mantello. Quindici minuti più tardi aveva raggiunto l’entrata del parco che circondava il castello della regina. Un altro cancello, ancora più alto di quello della biblioteca. Il mago dovette attingere alle sue conoscenze magiche per oltrepassarlo senza fare rumore, ed evitare di rimanere infilzato sulle sue punte. Il parco era un giardino botanico che vantava almeno duecento specie di piante. Era il vanto della famiglia reale e dei cittadini della capitale. Numeon sgusciò sotto le fronde di un albero dalle enormi foglie, per poi retrocedere tempestivamente davanti ad una Lindoria, una pianta carnivora capace di divorare un uomo in meno di dieci minuti. Non si fece prendere dal panico e continuò nella direzione in cui pensava si trovasse il castello. La vegetazione occultava la vista, e le tenebre erano quasi solide, ma Numeon aveva sempre avuto un ottimo senso dell’orientamento. Finalmente scorse le luci delle torce che bruciavano appese ai lati del ponte levatoio. La notte il ponte rimaneva sempre chiuso ed era così che si trovava anche in quell’occasione. Un altro problema da risolvere, pensò Numeon, ma non si lasciò scoraggiare. Il palazzo era circondato da un profondo fossato e non sembrava avere altri accessi, ma Numeon sospettava che ci fossero delle grate per ventilare i sotterranei, o almeno lo sperava.&lt;br /&gt;Vi erano due guardie che facevano la ronda attorno al castello. Il mago raggiunse il bordo del fossato nel momento in cui una delle due uscì dalla sua visuale, mentre l’altra doveva ancora svoltare l’angolo. Una manciata di secondi appena gli furono sufficienti a conquistare la posizione che voleva. Scivolò silenziosamente nell’acqua, che gli arrivava poco sopra il petto, ed iniziò a guadare il canale. L’odore nauseabondo dell’acqua stagnante mischiata agli scarichi dei pitali era a dir poco insopportabile, ma Numoen si era trovato in situazioni peggiori di quella. Per evitare che l’acqua inceppasse il moschetto, teneva la sua arma sopra la testa. Le guardie non potevano vederlo perché il fossato era ammantato di ombre. Dall’altro lato vi era una banchina larga meno di un metro che girava intorno all’edificio. Numeon iniziò a percorrerla facendo attenzione a non farsi scoprire.&lt;br /&gt;Trovò subito ciò che cercava, un cancello di ferro chiuso da un pesante lucchetto. Afferrò con entrambe le mani il catenaccio arrotolato intorno all’inferriata, chiuse gli occhi e sussurrò qualche parola. Nei suoi palmi sentì il metallo cedere con uno schiocco. Rapidamente, ma sempre senza far rumore, oltrepassò il cancello imboccando l’oscuro corridoio dei sotterranei del palazzo. Preferì avanzare al buio che rischiare di accendere una luce incantata. Intuì dall’intenso odore di formaggi stagionati, che doveva trovarsi vicino alle dispense del castello. Il corridoio terminava davanti ad una porta di legno da sotto la quale proveniva un filo di luce. Numeon accostò l’orecchio alla porta ma non percepì alcun suono. Con cautela girò la maniglia ed entrò in un ampia stanza, illuminata fiocamente da una torcia appesa a una parete. Era in effetti la dispensa del castello. Sacchi di iuta ricolmi di noci e castagne, botti di vino e di birra, salumi e prosciutti appesi al soffitto e un’ampia scaffalatura occupata da svariate forme di formaggi. A Numeon venne l’acquolina in bocca.&lt;br /&gt;Nella tenue luminescenza il mago riuscì a muoversi più velocemente. Imboccò una rampa di scale che saliva al piano di sopra, percorrendo gli scalini con la delicatezza di un gatto. Conosceva solo una parte del palazzo, quella riserbata alle prigioni, e il percorso che aveva fatto in compagnia delle guardie quando lo avevano portato al cospetto della regina. Il castello era una costruzione massiccia, la più grande di tutta la città. Al tempo dell’impero l-intero edificio era di proprietà della famiglia reale, ma adesso i primi due piani erano al servizio degli enti cittadini. Solo il terzo ed ultimo piano era riserbato alla famiglia reggente, ed era lassù che si trovavano gli appartamenti di Aliana e dove, presumibilmente, si trovava la camera da letto del ragazzo.&lt;br /&gt;Raggiunse le cucine e proseguì sicuro oltre un corridoio che immetteva nella mensa delle guardie. La trovò vuota, ma sentì dei rumori provenire da oltre una porta. Intuiva che durante la notte almeno una decina di guardie rimanessero regolarmente dentro al castello, ma dopo l’incursione dei briganti, la regina doveva aver come minimo raddoppiato quel numero.&lt;br /&gt;Aveva un piano, e come tutti i piani non era esente da rischi. Volutamente ribaltò una delle sedie della mensa, che cadendo sul pavimento piastrellato provocò un tonfo secco che rimbombò nella stanza. Numeon si appiattì dietro un armadio pieno di stoviglie, mentre il chiacchierio delle guardie si interrompeva. La porta venne aperta e due figure fecero il loro ingresso nella mensa.&lt;br /&gt;- Chi va là? – chiese una di queste. Numeon attese paziente che i due si chiudessero la porta alle spalle.&lt;br /&gt;- Forse era un gatto… – suggerì l’altra guardia.&lt;br /&gt;- Meglio andare a vedere nelle cucine… – Poi i due chiusero la porta e attraversarono la sala. Numeon, appena li ebbe entrambi nella sua visuale, lanciò loro un incantesimo di sonno, l’ultimo che gli era rimasto. I suoi poteri, come quelli di ogni mago, erano limitati.&lt;br /&gt;I corpi dei due uomini si afflosciarono al suolo come delle vesti vuote. Subito il mago li trascinò fuori dalla mensa, oltre il corridoio fino alle cucine. Qui si sfilò gli indumenti ancora bagnati ed indossò quelli della guardia che calzavano meglio. Poi, concentrandosi sul volto dormiente dell’uomo, prese le sue sembianze. Era un incantesimo complesso che poteva avere anche alcune fastidiose ripercussioni. Una volta si era slogato malamente la mascella e ci era voluto un mese perché il dolore se ne andasse.&lt;br /&gt;Grazie a quel travestimento, uscì dalla mensa e si trovò nell’atrio del castello, quello dove si trovava la rampa di scale che portava ai piani superiori. Due guardie gli andarono incontro.&lt;br /&gt;- Ehi Audar, dove è andato Uilair?&lt;br /&gt;- Doveva svuotare la vescica – rispose prontamente il mago, intuendo che Uilair doveva essere il nome di una delle due guardie che adesso dormivano beatamente nelle cucine.&lt;br /&gt;Numeon attese che i due si dileguassero in un corridoio laterale ed imboccò la scalinata che portava al piano di sopra. Anche se travestito da guardia, salì lentamente ed in silenzio per evitare di dare nell’occhio. Due soldati di ronda al piano superiore passarono vicino alla rampa ma non lo scorsero. Il mago conquistò la seconda scalinata e si avviò verso gli appartamenti della regina. Un piccolo manipolo di uomini sostava sul pianerottolo del secondo piano, di guardia agli appartamenti reali. Cinque uomini in totale, tre dei quali giocavano a carte attorno a un tavolino, mentre gli altri due montavano rigorosamente la guardia ai lati della porta che immetteva nel salone delle udienze. Un soldato con i gradi di capitano si girò verso l’uomo che saliva le scale.&lt;br /&gt;- Audar, c’è qualcosa che non va? – chiese, lasciando le sue carte coperte sul tavolo.&lt;br /&gt;- Sto cercando Uilair, il mio compagno di ronda. Mi ha detto che andava alle latrine ma non riesco più a trovarlo. Pensavo fosse qui… – Rispose Numeon, coprendo con passi lenti e precisi la distanza tra lui e il tavolino.&lt;br /&gt;- No, qui non si è visto – disse il capitano con un’alzata di spalle. Poi riafferrò le carte e tornò a giocare, o almeno quella fu la sua intenzione. Le sue membra si tesero appena sentì il freddo metallo del moschetto di Numeon toccargli la nuca. Il mago lo aveva estratto da sotto la divisa così rapidamente che nessuna delle guardie ebbe il tempo di reagire.&lt;br /&gt;- Dite solo una parola e faccio esplodere la testa del vostro capitano – sibilò tra i denti il mago. Un silenzio carico di tensione nelle sale del castello. Numeon sentì una goccia di sudore colargli da una tempia. “In che guaio mi sono cacciato”, si sorprese a pensare, poi tornò a concentrarsi sui volti delle guardie, sulla porta che dava accesso alle stanze di Aliana e sul grilletto del moschetto su cui era appoggiato il suo indice. Queste furono le ultime tre cose che riuscì a ricordare al suo risveglio, perché il colpo alla testa che lo sorprese da dietro e lo fece stramazzare al suolo non riuscì proprio a sentirlo.&lt;br /&gt;Fuori intanto un tuono annunciò l’arrivo della tempesta.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;VI.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Numeon si svegliò il giorno dopo nella sua cella, quella adatta ai maghi, con le pietre venate d’argento magico per impedire ai prigionieri di usare incantesimi. Era la stessa che aveva lasciato qualche giorno prima e che sperava vivamente di non rivedere più. Nel momento in cui aveva perso i sensi, l’incantesimo di metamorfosi aveva smesso di fare effetto e il mago aveva ripreso le sue vere sembianze. La testa di Numeon pulsava di un dolore acuto. Si toccò la nuca e sentì sulle dita il rilievo del sangue raggrumato. Che stupido che era stato, pensò mentre i ricordi della sera prima gli tornavano in mente. Era tornato al punto di partenza, ma questa volta poteva benissimo passarci il resto della vita in quel buco, o chissà, forse la regina aveva qualcos’altro in mente per lui. La pena di morte era stata abolita con la caduta dell’impero, ma visto come andavano le cose potevano sempre ripristinarla. Cercò di non pensarci, anche perché non giovava certo al suo mal di testa. Si rannicchiò nell’angolo dove un mucchio di paglia gli faceva da giaciglio e attese in silenzio che qualcuno lo venisse a trovare.&lt;br /&gt;Il clangore del metallo sul metallo lo ridestò da un sogno inquieto. Non volente, si era riaddormentato, e una guardia era venuta a svegliarlo battendo con fragore l’elsa della sua spada sulle sbarre della prigione.&lt;br /&gt;- Prigioniero, alzati e sii pronto ad eseguire l’inchino. La regina è qui per vederti – annunciò l’uomo. Il mago alzò la testa ma rimase immobile. Un attimo dopo Aliana apparve, piccola ma fiera, nella sua veste regale color cremisi. Erano il portamento e lo sguardo che la identificavano indubbiamente come una regina, e Numeon quando la vide non poté fare a meno di riconoscerlo. Alcune persone nascono per ripiegare ruoli importanti, ma il potere bisogna saperlo controllare, che tu sia un guerriero dai muscoli d’acciaio, un pericoloso divinatore o un discendente di una famiglia importante. In quel momento Numeon non lesse negli occhi di Aliana il desiderio di saper controllare la grande influenza che aveva sugli uomini. Lesse invece una cosa che non gli piacque per nulla; bramosia di potere.&lt;br /&gt;La regina chiese alla guarda di lasciarla da sola con il prigioniero e rapida ubbidì. Numeon rimaneva a sedere sul pagliericcio, la schiena poggiata alla parete della cella e il volto rivolto verso il muro di fronte. Aliana poteva notare un leggero sorriso dipingergli la faccia.&lt;br /&gt;- Hai poco da sorridere, mago – disse lei con voce asciutta.&lt;br /&gt;- Sei sempre stata una bambina viziata… – rispose lui, e non ebbe bisogno di guardarla per sapere che la sua faccia si era colorata di rosso.&lt;br /&gt;- Sei fortunato che non ci sia più un boia in città, ma non illuderti. Potrebbe sempre tornare…&lt;br /&gt;- Il ragazzo… è un discendente dei Lanred, vero?&lt;br /&gt;La famiglia Lanred era stata la prima dinastia dell’Impero, mentre la famiglia Senyan, dalla quale discendeva anche Aliana, era stata la seconda in ordine di importanza. Insieme avevano per secoli governato sul continente, con la forza della spada, della magia e del sangue. Era stato soprattutto questo terzo elemento il segreto del loro incontrastato predominio. Attraverso i secoli la gente aveva incominciato a credere che nelle due famiglie scorresse il sangue degli dei. Questa credenza persisteva ancora, ed era proprio grazie a questa che Aliana avrebbe, insieme al discendente dei Lanred, riunito tutte le province del continente in un nuovo grande impero. Questa era la ragione del suo interesse per il giovane Symion.&lt;br /&gt;- Il ragazzo è solo un ragazzo – rispose cripticamente Aliana.&lt;br /&gt;- Ha il simbolo dell’ancora sulla scapola, il segno di riconoscimento della dinastia, come voi Senyan avete il cerchio all’altezza del cuore. Io non so se siano stati davvero gli dei a farvi quei segni, ma so che grazie a questa leggenda le vostre due famiglie hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni. Forse quei segni ve li siete fatti da soli, o forse gli dei hanno gusti strani. A me non importa sapere l’origine del vostro sangue, a me preme soltanto la libertà del popolo.&lt;br /&gt;- Ah, il mago dal cuore nobile – lo schernì di rimando la regina. – Da quando in qua Numeon il pistolero ha a cuore gli interessi del popolo? Ti sei trasformato in un rivoluzionario da un giorno a un altro? Aspiri forse a diventare un secondo Sanildor? Beh, mi dispiace deludere le tue aspirazioni, ma credo che per i prossimi vent’anni te ne starai buono in questa cella. E poi che cosa credi di sapere tu del popolo. Il popolo vive solo per sentirsi raccontare le gesta dei grandi eroi. È questo quello che vuole il popolo; idoli da venerare, una nobiltà nella quale potersi immedesimare, parate, tornei, feste. Il popolo vuole essere intrattenuto, non gli interessa altro. Non ti sei accorto che il malcontento affligge ormai ogni comare della città, che gli uomini trovano sollievo solo nei boccali di birra e nelle caraffe di vino? La gente esige nuove leggende, nuove conquiste e grandi uomini nei quali riporre la loro fede…&lt;br /&gt;Aliana andò avanti nel suo monologo per un tempo che Numeon non riuscì a definire. Lui aveva smesso di ascoltarla. Rimase immobile nella sua cella con un sorriso di scherno stampato sul volto. Pensava a come uscire, al suo cappello che adesso si trovava nella fattoria di mastro Jarod, al cavallo che avrebbe rubato per raggiungere le coste orientali del continente, e al vascello che lo averebbe portato lontano, su un’isola tropicale che un vecchio pirata gli aveva descritto. “Laggiù le donne non indossano praticamente nulla, e stanno dalla mattina alla sera a danzare sulla spiaggia, e gli uomini arrostiscono grossi pesci e cantano alle stelle”. Si, era laggiù che sarebbe andato, una volta fuggito dal quel buco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;EPILOGO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elien, la figlia di Jarod, sentì bussare alla porta. Chi sarà mai a quest’ora, pensò. Era quasi il tramonto e con il buio arrivava anche il coprifuoco, secondo le ultime disposizioni di re Symion e della regina Aliana. Per evitare spiacevoli incidenti, la famiglia reale aveva ordinato che tutte le persone prive di autorizzazione rimanessero chiuse nelle loro case fino all’alba. Un bel guaio per le taverne, che erano costrette a chiudere molto prima del previsto, ma per il bene di tutta la comunità Elien pensava che fosse giusto così. Almeno adesso suo marito evitava di andarsi a ubriacare insieme ai suoi amici al Corvo Stridulo.&lt;br /&gt;Le cose erano cambiate da quando le due grandi famiglie reali si erano ritrovate, e di sicuro erano cambiate in meglio. Certo, le tasse erano più alte, ma almeno si poteva andare al mercato senza la paura di essere derubati. C’erano sempre un mucchio di guardie alle porte della città e sulle strade principali, e lei si sentiva molto più tranquilla di quando da bambina suo padre la portava con il carretto a fare le consegne alle taverne. Ma suo padre era un tipo avventato e poco giudizioso. Sua madre glielo diceva che quella distilleria alla quale ci teneva tanto lo avrebbe messo nei guai, e infatti un giorno le guardie erano venute a portarlo via, lui e suo fratello maggiore Cran, che lo aiutava nelle consegne.&lt;br /&gt;Ma dopotutto era meglio così. Adesso era lei che tirava avanti la fattoria, insieme al marito che si occupava del vigneto. Sua madre ormai era vecchia e non poteva più occuparsi degli animali, ma presto lei le avrebbe dato un nipotino e con l’imminente nascita tutto sarebbe stato perfetto. Elien non vedeva l’ora di portare la sua piccola, perché era sicurissima che sarebbe stata una femmina, a vedere la parata della regina, quella per il solstizio d’estate. Venivano i migliori cavalieri delle province. Sarebbe stato magnifico…&lt;br /&gt;Mentre riordinava tutti questi pensieri, la donna si avviò alla porta per aprire. La madre era di sopra a riposare mentre il marito sarebbe rientrato dai campi da un momento all’altro.&lt;br /&gt;- Chi è? – domandò la donna.&lt;br /&gt;- Salve signora, mi scusi se la disturbo, – disse una voce dall’altro lato della porta. – Immagino che lei sia la figlia di mastro Jarod. Sono un vecchio amico di suo padre, il mio nome è Numeon, forse ve ne ha parlato.&lt;br /&gt;Quel nome le mise una strana sensazione addosso. Rammentava qualcosa, ma era passato tanto di quel tempo… Comunque fece finta di non ricordare e aprì l’uscio. Davanti a lei vi era un uomo non giovane, con un accenno di barba grigia e un’ampia piazza sulla testa. Aveva occhi profondi e sofferenti, ma la sua bocca era disegnata in un sorriso carico di tepore. Lo fece accomodare al tavolo del soggiorno. Numeon notò che nonostante gli anni, la casa non era cambiata di molto. La donna gli offrì del vino e lui lo bevve con avidità, sempre sorridendo educatamente. Non era buono come ai vecchi tempi, ma a lui sembrò nettare degli dei. Erano venti anni che non lo toccava. Non lo passavano nelle prigioni della regina.&lt;br /&gt;- Scusi ancora l’intrusione, ma vado di fretta e col coprifuoco è bene che mi allontani in fretta dalla città. Cercavo suo padre. Mi sa dire dove lo posso trovare? – chiese l’uomo, appoggiando la tazza vuota sul tavolo.&lt;br /&gt;- Mi spiace ma mio padre non vive più qui. È stato arrestato. Sa, per via della distilleria…&lt;br /&gt;- Capisco… – disse Numeon, abbassando la testa. – Ma forse può aiutarmi anche lei. Sto cercando un oggetto che lasciai qui una ventina di anni fa, un oggetto molto importante che di sicuro suo padre avrà tenuto di conto. Si tratta di un cappello nero, a tesa larga, come non se ne vedono da queste parti.&lt;br /&gt;La donna ci pensò su un attimo, poi scosse la testa. – Non ricordo niente di un cappello. Se era importante me lo avrebbe detto, credo…&lt;br /&gt;- Beh, forse gli è passato di mente. Vede, me lo ha tenuto in pegno per un favore che gli chiesi. Qui ci sono quindici monete. Dovrebbero bastare a coprire il favore, insieme a un po’ di interessi. – Il vecchio mago appoggiò sul tavolo un sacchetto di cuoio dentro il quale tintinnarono delle monete. L’atteggiamento della donna cambiò improvvisamente.&lt;br /&gt;- Oh, ma sono sicura che se era un cappello importante mio padre lo avrà tenuto di conto. Mi faccia andare subito a vedere su nella vecchia cassapanca. Forse è lì da qualche parte. – Elien sparì veloce al piano di sopra e si mise a rovistare. Numeon si alzò dalla sedia e si versò un altra tazza di vino. Guardò fuori da una finestra, in direzione del vecchio vigneto di Jarod. Gli tornarono a mente dei ricordi dolorosi di un tempo che non era più. La prigione alla fine l’aveva avuta vinta ed era riuscita a piegarlo. Conservava ancora il sorriso, ma i suoi occhi sarebbero rimasti coperti da un velo di tristezza per il resto dei suoi giorni.&lt;br /&gt;Aliana era riuscita nel suo intento. Aveva trasformato Symion in un cavaliere, lo aveva presentato al popolo come l’ultimo discendente della stirpe reale legata agli dei. Aveva scelto il momento opportuno per attuare il suo piano. Il popolo era piegato da una tremenda carestia dovuta ad un rigido inverno. Metà delle coltivazioni erano andate perdute e molti animali erano periti. La gente moriva di fame ed il consiglio dei venti non sapeva più che pesci prendere. Ci voleva un segno forte, qualcuno che prendesse in mano la situazione, oppure un miracolo, o solo una piccola ed insignificante parola di speranza. Aliana offrì al popolo tutto questo con il discendente della famiglia Lanred, il ragazzo divenuto uomo con il segno dell’ancora sulla scapola. Un matrimonio suggellò il tempo della rinascita. Il consiglio venne sciolto. Aliana rimase incinta ed ebbe due gemelli. Una nuova grande dinastia era nata, ed avrebbe regnato indisturbata su tutto il continente, nei secoli dei secoli.&lt;br /&gt;Numeon sentì i passi della donna scendere i gradini della scala che portava al piano di sopra. Elien teneva in mano il suo cappello. – È questo? – chiese sorridendo.&lt;br /&gt;Il mago si avvicinò alla donna e guardò meglio. – Si, è proprio lui.&lt;br /&gt;- Ecco qua. È un po’ polveroso. Chissà quanto tempo è rimasto lassù.&lt;br /&gt;- Venti anni, signora. Venti anni… – rispose Numeon, calzandosi come era solito fare da giovane quel suo bizzarro indumento. Subito un senso di tranquillità gli calò sul cuore, una sensazione di cui si era completamente dimenticato.&lt;br /&gt;- Venti anni? Allora deve tenerci molto se è tornato a riprenderselo dopo così tanto tempo.&lt;br /&gt;- È il mio cappello portafortuna – ammise lui, sorridendo. – La ringrazio molto, signora. Adesso devo scappare. Porti i miei saluti a mastro Jarod. Spero lo liberino presto…&lt;br /&gt;- Non ci conti. E poi al vecchio gli fa bene rimuginare sui suoi errori – rispose acida lei. Numeon pensò bene di non aggiungere altro. Aprì la porta e con un cenno salutò la donna.&lt;br /&gt;Il sole era ormai nascosto dietro la collina. C’era profumo di legna bruciata nell’aria, un odore che gli era sempre piaciuto. Gli ricordava la taverna di suo padre. Numeon risalì il rilievo e prese la via maestra nella direzione opposta alla città. Avrebbe camminato tutta la notte fino al secondo bivio, quello che lo avrebbe condotto sulla via est. Dieci giorni di viaggio fino al mare, poi si sarebbe imbarcato per le isole tropicali e avrebbe detto addio alla sua terra.&lt;br /&gt;Perché esiste un tempo per fare gli eroi e un tempo per lasciare il mondo al suo destino, e Numeon, il mago pistolero, sapeva che era giunto il momento di lasciar perdere. “Laggiù le donne non indossano praticamente nulla, e stanno dalla mattina alla sera a danzare sulla spiaggia…”&lt;br /&gt;- Isola mia, arrivo! – disse. Poi, calzandosi meglio il cappello, si rimise in cammino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-4433307557552435370?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/4433307557552435370/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/12/eroe-per-scommessa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4433307557552435370'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4433307557552435370'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/12/eroe-per-scommessa.html' title='EROE PER SCOMMESSA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-1831085545470630338</id><published>2010-09-20T01:19:00.000-07:00</published><updated>2010-09-20T01:22:25.463-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Astromanti'/><title type='text'>IL PRESAGIO DEL NERO OCCHIO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/10/il-presagio-del-nero-occhio.jpg?w=394&amp;amp;h=465"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 394px; height: 466px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/10/il-presagio-del-nero-occhio.jpg?w=394&amp;amp;h=465" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L’oceano ed il cielo si fondevano in un orizzonte vago, tra gli ocra e gli indachi del vespro. La notte avanzava rivelando la magia della volta celeste, le canzoni delle stelle, le sinfonie delle galassie. Erano musiche che solo pochi riuscivano a sentire. Astromanti erano chiamati, e la gente normale li credeva stregoni e fattucchieri, portatori di speranza e di guai. Ma il mondo era troppo vecchio perché qualcuno potesse riuscire ad estirpare le paure del genere umano, radicate dentro secoli di guerre e di dolore. Il mondo era così vecchio che si era perso il conto degli anni. Si diceva che gli uomini erano morti e rinati più volte, che in un tempo indefinito il cielo era esploso sopra le più grandi città e ogni uomo era stato spazzato via, fuorché per una manciata di fortunati, o sfortunati, che erano riusciti a trovare rifugio nelle viscere della terra. Passarono molti anni prima che l’umanità tornasse ad abitare la superficie del pianeta, e la gioia di rivedere il sole e la volta stellata fu così tanta, che quegl’uomini dedicarono ogni loro energia a contemplare l’universo e a carpirne i segreti.&lt;/div&gt;Ma sono molte le storie che riguardano gli Astromanti. Meno invece quelle che descrivono i loro più grandi rivali, gli Entropici. Anche quest’ultimi studiavano le stelle e attingevano potere dal cielo, ma non si fermarono alla conoscenza della materia e dell’antimateria, come invece fecero i primi. Affascinati dal concetto di caducità, studiarono il pulviscolo del cosmo e cospirarono l’accelerazione del tempo, così da far chiudere questo universo e dare modo a qualcosa, al di là del tempo e dello spazio, di riformarne uno nuovo, più giusto.&lt;br /&gt;Gli Entropici erano convinti che gli uomini fossero creature imperfette, prigioniere di un universo imperfetto. Solo attraverso la chiusura del tempo l’uomo sarebbe rinato in una forma divina, in armonia con il tutto. L’apocalisse che avrebbe segnato l’avvento della nuova era veniva chiamata il Grande Collasso.&lt;br /&gt;A questo pensava il giovane Braman, mentre contemplava il mare dall’alto del faro. Si era quasi scordato di accendere la luce di segnalazione. Era l’unico lavoro che gli spettava. Per il resto il suo apprendistato era essenzialmente fatto di studio e osservazione.&lt;br /&gt;La scuola del faro non poteva davvero dirsi una scuola. Era composta da appena tre alunni più il maestro, un vecchio di nome Karmantic, cieco da un occhio eppure zoppo. Il maestro era un tipo strano, cresciuto in mezzo ai marinai del paese vicino, ed era lui stesso stato un marinaio quando era giovane. Ma il richiamo delle stelle fu tale che all’età di vent’anni partì alla volta di Avredon, una delle Dieci Città, per conoscere i misteri del cosmo e praticare la magia.  Dopo la prima guerra contro gli Entropici Karmantic tornò al suo paese e divenne il guardiano del faro, fondò la piccola scuola per Astromanti e insegnò la magia delle stelle ai nuovi talenti della penisola meridionale del continente, una regione gibbosa e poco conosciuta che la gente delle Dieci Città chiamava “La Punta”.&lt;br /&gt;La notte era infine sopraggiunta. I pensieri che vorticavano nella testa del giovane mago gli avevano fatto perdere il senso del tempo. Sentiva dabbasso i suoi due compagni prepararsi per l’abituale osservazione. Ogni sera insieme al maestro si recavano sulle vicine colline per contemplare la via lattea e ascoltare il canto delle nebulose. Doveva affrettarsi, altrimenti avrebbero fatto tardi e la luna sarebbe sorta, oscurando con la sua luce riflessa molti degli astri più interessanti osservabili in quel periodo dell’anno.&lt;br /&gt;Ma proprio mentre voltava le spalle al mare e si accingeva a lasciare la terrazza del faro, una musica lontana, un clangore metallico sormontato da note talmente basse da non potersi quasi udire, lo trattenne. Alzò lo sguardo ma non riuscì a vedere niente, perché la luce di segnalazione era talmente forte che gli occhi potevano appena distinguere gli astri più luminosi.&lt;br /&gt;C’era qualcosa di strano e sbagliato in quella musica. Braman aveva ascoltato molti canti del cielo, e mai si era imbattuto in suoni così aggressivi. Pensò di parlarne subito al maestro, ed era sul punto di scendere le scale, quando pensò che se quel suono fosse scomparso non sarebbe mai riuscito a capire da quale astro del cielo proveniva. Sapeva che era una cosa pericolosa che non avrebbe mai dovuto fare, ma qualcosa gli diceva che quella canzone nascondeva un pericolo molto più grande. E così smorzò la luce di segnalazione e in pochi secondi il faro si spense, richiamando l’oscurità attorno alla torre e alle scogliere del porto.&lt;br /&gt;Gli occhi del giovane dovevano abituarsi al buio, ma non aveva molto tempo a disposizione. Qualcuno in paese stava già lamentandosi del faro che si era improvvisamente spento. Braman rimase con l’orecchio attaccato a quella canzone del cosmo, temendo di perderla.&lt;br /&gt;Poi udì qualcuno sopraggiungere. Era il maestro, che saliva le scale aiutandosi con un bastone e domandava adirato spiegazioni. Ma Braman non poteva rispondergli. Doveva rimanere attaccato a quel suono, e poi cercare la sua fonte tra i miliardi di puntini luminosi che lentamente si rivelavano alle sue strette pupille accecate dalla troppa luce. Attinse alle poche conoscenze da Astromante che aveva a disposizione, chiuse gli occhi e seguì la fonte di quella musica, e quando si sentì chiamare da un preciso punto nel cosmo infinito, aprì le palpebre e proiettò la vista nell’abisso.&lt;br /&gt;Il maestro apparve sul ciglio delle scale.&lt;br /&gt;«Maestro Karmantic, laggiù! Che cosa c’è?» domandò il ragazzo col volto stranito. All’Astromante bastò uno sguardo, nella penombra della terrazza, per capire che Braman aveva udito un segnale.&lt;br /&gt;«Il Nero Occhio… che cosa hai sentito, ragazzo?» La voce del vecchio era un sussurro carico tensione.&lt;br /&gt;«Clangori metallici e un coro di voci basse…»&lt;br /&gt;«La Sinfonia del Cattivo Presagio… mio dio… » Adesso anche il volto del maestro era diventato una maschera di apprensione.&lt;br /&gt;«Che cosa significa?»&lt;br /&gt;«Ragazzo, se hai davvero sentito quella sinfonia provenire dalle remote magioni del Nero Occhio, può significare una sola cosa; una nuova guerra è prossima…»&lt;br /&gt;«Gli Entropici?»&lt;br /&gt;«Si. Dobbiamo avvertire gli altri.»&lt;br /&gt;Fu quello l’inizio del secondo terribile conflitto tra Astromanti ed Entropici, e solo per miracolo i secondi non riuscirono a portare a termine i loro piani. Numerosi Astromanti perirono e le scuole di magia rimasero chiuse per un’intera decade.&lt;br /&gt;Molti anni dopo Braman tornò al faro. Nel frattempo era diventato uno dei più potenti maghi delle terre dal Grande Mare alla Breccia. Karmantic era morto e anche i suoi due compagni erano periti durante l’orribile guerra.&lt;br /&gt;Rimase ad osservare il mare per diversi mesi, cercando di guarire la mente lesionata dalle atrocità viste durante la guerra. Non seppe perché era tornato fino al giorno in cui un bambino si presentò al suo cospetto. Avrà avuto non più di dieci anni, e due occhi profondi quanto lo spazio infinito.&lt;br /&gt;«La notte in sogno le stelle mi vengono a trovare…» gli disse.&lt;br /&gt;«Vieni, ragazzo. T’insegnerò a parlare con loro.»&lt;br /&gt;Quel giorno Braman capì perché era tornato alla scuola del faro. Gli Entropici erano stati sconfitti ma non distrutti. Un giorno sarebbero tornati e alle nuove generazioni di Astromanti sarebbe toccato il compito di difendere le Dieci Città. Il suo dovere era quello di preparare i nuovi talenti, incominciando da quel piccolo sognatore di stelle.&lt;br /&gt;«Come ti chiami?»&lt;br /&gt;«Tielsin, signore.»&lt;br /&gt;«Bel nome…»&lt;br /&gt;«Grazie.»&lt;br /&gt;E così si chiuse l´ennesimo cerchio di conoscenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-1831085545470630338?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/1831085545470630338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/09/il-presagio-del-nero-occhio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1831085545470630338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1831085545470630338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/09/il-presagio-del-nero-occhio.html' title='IL PRESAGIO DEL NERO OCCHIO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-480106904488257371</id><published>2010-08-28T05:27:00.000-07:00</published><updated>2010-08-28T05:29:02.064-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favole'/><title type='text'>IL TRENO DI ALI'</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2010/04/il-treno-di-ali.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-2316" style="border: 1px solid black;" title="Il Treno di alì" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2010/04/il-treno-di-ali.jpg" alt="" width="400" height="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era una volta un bambino di nome Alì che amava moltissimo i treni, e ogni tanto li vedeva passare dalla finestra di camera sua, una baita di legno che dava sulla valle e sul paesino vicino, dove c'era una piccola stazione di mattoni rossi. Si domandava dove fossero diretti e chi portassero, e se anche lui un giorno sarebbe montato su un treno che lo avrebbe condotto lontano.&lt;br /&gt;Passarono gli anni e quel giorno arrivò. Alì salì su un treno tutto giallo che andava veloce e senza sbuffi. Attraversò la valle ed i verdi pascoli, aggirò le montagne e tagliò in due il paese, fino a che non raggiunse il mare. Là vi era un grande porto in cui vi era ormeggiata una barca con due enormi vele multicolori. Alì seppe nel momento in cui la vide che quella era la sua barca. Allora montò sopra e il capitano della nave, che si chiamava Augusto, gli dette il benvenuto e subito si preparò a mollare gli ormeggi.&lt;br /&gt;La barca condusse Alì in mare aperto, e per molti giorni veleggiò col sole mattutino in faccia. Finalmente raggiunse un'isola, e su questa vi era una pista d'atterraggio, piccola e con un unico aeroplano. Alì seppe, nel momento in cui lo vide, che quel velivolo aspettava proprio lui. Il pilota gli fece un segno col capo e lo invitò a salire a bordo. Decollarono insieme nel cielo blu, si lasciarono l'isola alle spalle e andarono verso sud, dove l'aria era calda e la gente piena di allegria. Poi si diressero ancora ad oriente fino alla penisola di un continente lontano lontano. L'aereo atterrò vicino ad una rampa di lancio sulla quale una navetta spaziale era pronta per il decollo. Alì riconobbe subito lo shuttle e senza esitazione indossò una tuta spaziale e vi s'infilò dentro. Gli altoparlanti scandirono sonoramente il conto alla rovescia. Meno dieci, meno nove, meno otto, meno sette...&lt;br /&gt;La navetta lasciò la Terra con una scia di fumo bianco, e viaggiò rapida attraverso il sistema solare, oltre Nettuno e Plutone, e poi raggiunse le prime stelle, più veloce della luce attraversò l'intera galassia, fino a che non trovò un pianeta piccolo piccolo con un letto a baldacchino, e quel pianeta era talmente minuto che non c'era posto che per quel letto. Alì seppe che quella era la sua meta. Azionò il comando di espulsione e, grazie ai reattori della sua tuta, raggiunse il piccolo pianeta. Ed era così stanco che, di fronte a quel letto, s'infilò subito sotto le coperte e appena chiuse gli occhi si addormentò.&lt;br /&gt;Sognò di trovarsi al binario della stazione del suo paese, ad aspettare il suo treno...&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-480106904488257371?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/480106904488257371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/il-treno-di-ali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/480106904488257371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/480106904488257371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/il-treno-di-ali.html' title='IL TRENO DI ALI&apos;'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-6431072812972348414</id><published>2010-08-06T00:52:00.000-07:00</published><updated>2010-08-06T00:54:12.125-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Udrien'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sword and Sorcery'/><title type='text'>IL GUERRIERO DORMIENTE</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/il-guerriero-dormiente.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1435" title="IL GUERRIERO DORMIENTE" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/il-guerriero-dormiente.jpg" alt="IL GUERRIERO DORMIENTE" width="400" height="180" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;dalle “Memorie di Udrien, il forgiatore di leggende”&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di notte, appena chiudo gli occhi, odo le urla della mia prima battaglia. In bocca mi torna il sapore della sabbia insanguinata, la pelle vibra al ricordo delle energie sprigionate dagli stregoni di entrambi gli schieramenti, e un’ombra si adagia sul mio cuore.&lt;br /&gt;Avevo solo sedici anni ed era la prima volta che impugnavo una spada. Tre cavalieri arrivarono al villaggio in cui abitava la mia famiglia, mio padre, mia madre e la mia sorellina. Ci dissero che il paese era stato attaccato, che servivano nuovi soldati da mandare in battaglia. Noi non sapevamo niente degli affari del grande mondo. Coltivavamo patate e mungevamo vacche, e per intere decadi era sempre stato così. Ogni tanto un messaggero veniva ad informarci che un nuovo re sedeva sul trono, o che una nuova legge era stata introdotta, ma a nessuno importava, perché il villaggio era piccolo e le cose rimanevano sempre uguali.&lt;br /&gt;Le guerre erano troppo lontane perché potessero preoccuparci. Non avevamo né un’autorità né un capovillaggio. Eravamo una ventina di famiglie che usavano ritrovarsi ad ogni quarto di luna per parlare dei raccolti e del bestiame. Il nostro era un paesello tranquillo, lo era sempre stato, almeno fino a quel giorno.&lt;br /&gt;Mio padre era caduto dal tetto pochi giorni prima e si era fratturato un piede. Per questo motivo non lo presero. Ma il cavaliere con gli occhi azzurri e il mantello sporco di sangue puntò l’indice verso di me, che me ne stavo davanti alla stalla, con un forcone in mano e una balla di fieno per il cavallo. Mi disse: «Posa il forcone, ragazzo, e prendi questa spada.»&lt;br /&gt;Ricordo di essermi mosso in automatico. Mia madre urlava disperata, mia sorella piangeva e mio padre, che si era trascinato con la stampella fuori dal letto, sputava ingiurie contro i cavalieri. Loro rimanevano impassibili, forse perché erano abituati a quelle scene.&lt;br /&gt;Afferrai la spada che mi era stata consegnata e rimasi sorpreso perché, nonostante fosse piccola, pesava molto di più del forcone. Cosa avrei potuto farci io? Cosa si aspettavano da me? Sarei morto di sicuro…&lt;br /&gt;Tutti questi pensieri mi attraversarono la testa, infrangendosi su qualcosa che era dentro di me e che ancora non conoscevo. L’avrei scoperta col tempo, battaglia dopo battaglia, dentro gli occhi dei miei più terribili avversari. Quella cosa non ha un nome, è come un muro solido ed insormontabile, che s’innalza davanti al cuore, lasciando fuori la paura.&lt;br /&gt;Mi unii ad altri quindici uomini prelevati dal villaggio, che a testa bassa s’incamminarono dietro ai cavalieri, tutti certi di non fare più ritorno. Anch’io sentivo che non sarei tornato, eppure sapevo che non avrei trovato la morte nella battaglia che ci aspettava. Mentre camminavo tenevo la spada dritta di fronte ai miei occhi. La osservavo, la studiavo, memorizzando il contatto dei miei polpastrelli sull’impugnatura avvolta nel cuoio. Era come se mi avesse incantato. Alcuni dei contadini provavano dei fendenti, esibendosi in movimenti impacciati, improvvisando una rudimentale tecnica di difesa. Io invece cercavo di entrare nella spada. Era come se la sentissi chiamare il mio nome.&lt;br /&gt;Qualcuno durante la marcia incominciò a fare delle domande ai cavalieri. Avevamo il diritto di sapere perché andavamo a morire, ma i tre davano risposte vaghe, e sembravano quasi più confusi di noi. Capii immediatamente che la speranza aveva abbandonato i loro cuori. L’esercito aveva subito gravi perdite e per questo si erano ridotti a reclutare i contadini. Al momento era in corso una tregua che sarebbe durata fino alla luna nuova, tre giorni più avanti, poi ci sarebbe stata la battaglia finale, sulle sconfinate praterie del nord.&lt;br /&gt;In quei tre giorni non parlai con nessuno. Qualcuno pensò che non stessi bene, che lo shock di essere stato trascinato lontano da casa mi avesse tolto la parola. In verità parlavo, ma sottovoce, o forse solo nella mia testa. Parlavo a lei, la mia spada, e anche lei mi parlava, con una voce stridula, tagliente. A volte cantava, ed era bella la sua voce. Più spesso si lamentava. Chiedeva…&lt;br /&gt;Era una semplice spada di ferro, con un’impugnatura grezza avvolta in un pezzo di cuoio consunto, un oggetto privo di valore, eppure per me era come un gioiello, anzi no…  Era qualcosa di vivo, con un anima, un pensiero, uno scopo. Tre giorni dopo capii finalmente perché si lamentava. Quando trafissi il mio primo nemico la sentii urlare di gioia. Era quello che voleva. Era quello per cui esisteva. Il sangue…&lt;br /&gt;Se vuoi sopravvivere in battaglia devi pensare solo a te stesso. Nella mischia la polvere si alza ben sopra la tua testa, la visuale si riduce a pochi metri, i cavalli mietono più vittime delle spade, e poi ci sono gli incantesimi, che a volte ti esplodono ai piedi o ti rimbalzano sulla schiena. La fortuna può valere molto di più di una buona tecnica.&lt;br /&gt;Il segreto mi si dipanò nel momento stesso in cui fui circondato dal caos della battaglia: concentrazione e controllo del flusso adrenalinico. Piantato saldamente sulle mie gambe, potevo avvalermi di una discreta forza, grazie anche agli spossanti lavori nei campi. La spada incominciò subito a cantare nella mia testa, una vibrazione piacevolmente dolorosa che dalla mano con cui la impugnavo saliva fino al cuore. In quel momento sentii la presenza di una parte sopita di me, una forza complementare della quale ero sempre stato all’oscuro. La sentii perché in quel momento stava per risvegliarsi.&lt;br /&gt;Un massiccio guerriero del nord dai lunghi capelli biondi, increspati di sangue e di sudore, si gettò verso di me. La sua armatura era imponente, fatta di scaglie di metallo e fasce di cuoio. Brandiva un’enorme ascia bipenne che roteava sapientemente sopra la sua testa. Dieci metri. Cinque metri. Due metri…&lt;br /&gt;Non mossi neanche un dito fino all’ultimo istante, quello decisivo. Poi scartai di lato, evitando il fendente, e mi rialzai con l’agilità di un felino. Mi bastò uno sguardo per individuare il punto debole del mio avversario. Lasciai fare tutto alla spada. Ne seguii il canto. Lei s’infilzò con facilità nella parte interna del ginocchio del guerriero, tagliando nervi e tendini, dissetandosi come un bove lasciato nel recinto in un giorno assolato, mentre le urla del biondo soldato si mescolavano a quelle di mille altri.&lt;br /&gt;Gli fui sopra con un balzo, lo guardai negli occhi, gli lessi la paura e ne fui incuriosito. Quella parte di me che aveva vissuto al villaggio per sedici anni, al fianco di un padre premuroso ed una madre gentile, mi tratteneva dall’affondo fatale, ma l’altra metà, quella nuova e appena risvegliata, voleva fare colazione. Fu lei a guidare la mia mano, e affondare la spada nella gola della mia vittima.&lt;br /&gt;Un mercenario che combatteva al mio fianco mi vide e da quel momento non mi staccò più gli occhi di dosso. “Seguimi e farò di te il più grande guerriero delle terre del nord» mi disse, mentre falciava i nemici che ci si facevano sotto. Io rimasi accanto a lui per tutta la durata della battaglia, e fu così che riuscii a sopravvivere. Il nostro esercito venne sbaragliato, trovammo rifugio sulle montagne, io e lui da soli. Il giorno dopo iniziò l’addestramento. Il suo nome era Walkor, e per me fu molto più di un maestro.&lt;br /&gt;Di notte, appena chiudo gli occhi, odo le urla della mia prima battaglia. In bocca mi torna il sapore della sabbia insanguinata, la pelle vibra al ricordo delle energie sprigionate dagli stregoni di entrambi gli schieramenti, e un’ombra si adagia sul mio cuore…&lt;br /&gt;…è il ricordo di quella parte di me che non esiste più. Il ragazzo che si chiamava Jillian. Oggi è diventato un uomo e nel mondo è conosciuto con il nome di Udrien.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;GM Willo&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-6431072812972348414?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/6431072812972348414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/il-guerriero-dormiente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6431072812972348414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6431072812972348414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/il-guerriero-dormiente.html' title='IL GUERRIERO DORMIENTE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-7821845668552726693</id><published>2010-08-01T12:34:00.000-07:00</published><updated>2010-08-01T12:36:33.322-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Limbo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberfantasy'/><title type='text'>L’UOMO DELLE MONTAGNE</title><content type='html'>&lt;a href="http://limbo2009.files.wordpress.com/2010/04/falco.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-203" title="falco" src="http://limbo2009.files.wordpress.com/2010/04/falco.jpg" alt="" width="360" height="410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La foresta non era sempre stata laggiù.&lt;br /&gt;Ai tempi in cui la comunità dei Falconieri decise di stabilizzarsi nella Valle dei Canti, una larga striscia di terra ricca di alberi da frutto e ruscelli, vi era solo un paesaggio piatto ed incolore oltre la collina più alta, all’orizzonte del quale brillava violentemente un enorme sole azzurro.&lt;br /&gt;Il padre di Diamond raccontava spesso di come un giorno di molti anni prima, salendo sulla collina per far volare il suo falco, aveva scoperto la grande foresta. Giunto in alto aveva guardato oltre la cresta e si era meravigliato davanti a quel mare ombroso di vegetazione che si estendeva fino a una lunga striscia di montagne dai picchi ameni e tinteggiati di bianco. Il sole azzurro doveva trovarsi oltre quella nuova catena montuosa, e il cielo riverberava di argento sopra quel paesaggio appena coniato. Questo era Limbo, un mondo in continuo cambiamento, dove le terre scivolavano via sotto i piedi degli uomini come il tempo sulle loro pelli.&lt;br /&gt;Diamond aveva investito la carica di Cacciatore del Villaggio da qualche giorno, ma ancora non era mai uscito oltre la valle per il suo nuovo incarico. La foresta però la conosceva bene, perché per molti anni era stata il suo rifugio ed il suo posto speciale. Vi si recava quando la solitudine lo attanagliava, mettendo a nudo la sua scomoda condizione di giovane erede al Guanto Dorato di capo del villaggio. Era la carica che suo padre aveva in serbo per lui e non poteva rifiutarla.&lt;br /&gt;Ereditare le responsabilità di una comunità intera non era cosa da poco. I Falconieri contavano oltre duecento elementi, compresi donne e bambini, e organizzare la prossima migrazione sarebbe stato il suo più grande compito, il compito di ogni capo delle decine di comunità nomadi di Limbo.&lt;br /&gt;Quando il sole rosso che determina la fine del mondo fosse apparso all’orizzonte, sarebbe giunto di nuovo il tempo di migrare verso il sole azzurro, alla ricerca di una nuova terra sulla quale fondare il villaggio. Il pensiero di quella grossa responsabilità lo faceva spesso sentire solo nell’insicurezza di non sentirsi all’altezza di quell'incarico.&lt;br /&gt;Mentre quei pensieri turbinavano nella sua mente, si ricordò del suo amico falco che cacciava sopra le alte chiome della foresta. Scrutò lo squarcio di cielo dalla radura nella quale era giunto ma non vi era traccia dell’uccello. Vide però del fumo librarsi dal fianco della montagna più vicina, segno inconfondibile della presenza di un viaggiatore poco avveduto. Era infatti risaputo che la catena montuosa oltre la Valle dei Canti era azzardata e priva di sentieri facili, e una leggenda parlava anche di uomo solitario e pericoloso che si aggirava con misteriosi intenti tra i boschi e le nevi perenni di quei rilievi. I Falconieri evitavano accuratamente le montagne, e i viaggiatori saggi sapevano che vi erano strade migliori per attraversare quel territorio.&lt;br /&gt;Diamond chiamò il suo falco con tre acuti suoni del fischietto che teneva appeso al collo, una sequenza di note che era il tipico richiamo dei Falconieri. Attese qualche istante, mentre il silenzio della foresta lo sovrastava, e si guardò attorno, aspettandosi di veder sopraggiungere da un momento all’altro il suo amico alato. Ma non accadde niente.&lt;br /&gt;Con l’agilità di uno scoiattolo il ragazzo incominciò ad arrampicarsi su un albero che sporgeva la chioma oltre il tetto della foresta, e giunto abbastanza in alto da poter gettare lo sguardo in ogni direzione, soffiò tutto il fiato che aveva nei polmoni dentro l’imboccatura del fischietto. Il falco però continuava a non rispondere al richiamo. Scrutando il cielo giallo sopra la foresta, Diamond si accorse che nessun uccello vi volteggiava, nessuna nuvola lo attraversava, e il sole era scomparso, fuso insieme al cielo stesso per dare vita a quell’intensa luminosità dorata.&lt;br /&gt;Significava che si stava facendo tardi e che il quinto margine del giorno era passato da tempo. A casa i suoi genitori lo stavano già aspettando, ma non poteva tornarsene al villaggio senza il suo amico alato. Sarebbe stato un grande disonore per qualsiasi falconiere, figuriamoci per l’ereditario del Guanto Dorato.&lt;br /&gt;Continuò a fischiare seduto sul ramo del gigantesco albero, sperando di scorgere un movimento, un segno della presenza del suo amico. Un grido squarciò il silenzio della foresta. Diamond sussultò e per poco non perse la presa che lo teneva aggrappato al ramo. Era sicuramente il richiamo del suo falco, e sembrava provenire dalla montagna, dove continuavano a librarsi nell’aria le nuvolette di fumo del bivacco del viandante. Con due agili salti Diamond atterrò sul sentiero e senza perdere tempo si diresse verso la montagna, verso il richiamo dell'uccello che presagiva un pericolo.&lt;br /&gt;Giunto ai piedi dell’altura si accorse che la foresta continuava a ricoprire il terreno per quasi l’intero fianco della montagna, ma appena il sentiero incominciò a inerpicarsi tra le rocce e la vegetazione, questi si perse in una piccola radura priva di sbocco. Alzò gli occhi al cielo che perdeva lentamente il suo colore dorato per farsi scuro e buio. Adesso Diamond temeva di non riuscire a tornare a casa se l’imprevedibile notte di Limbo fosse sorta senza luna e senza stelle.&lt;br /&gt;Usò nuovamente il fischietto nella speranza di un qualche risultato. Da quella radura poteva solo tornare indietro per il sentiero dal quale era giunto, oppure tentare la sorte verso una direzione casuale dentro la vegetazione, una decisione che poteva farlo smarrire nelle viscere della foresta. Ora non temeva solamente per la sorte del suo amico falco ma anche per la sua. Gli tornarono in mente le storie sull’uomo delle montagne, lo strano tizio che si aggirava da quelle parti senza una meta apparente, un mago secondo alcuni, un pazzo secondo altri. E se fosse stato il suo fuoco quello che aveva intravisto dalla cima dell’albero?&lt;br /&gt;Ad un tratto la temperatura sembrò calare vertiginosamente, ma il fenomeno durò solo qualche secondo. Poi il paesaggio attorno al ragazzo crepitò di elettricità, un effetto ottico che fu subito accompagnato da una melodia inafferrabile, uno di quei rari fenomeni chiamati Canti di Limbo, musiche provenienti da remote dimensioni che affioravano nell’aria nei momenti più strani. La melodia durò meno di un minuto, spegnendosi con una nota lunga e grave, poi tutto sprofondò nel silenzio. Un attimo dopo Diamond avvertì un movimento alle sue spalle tra i cespugli, ma era come pietrificato e per un istante non riuscì a muovere un dito. Poi, come scosso da una forza interiore sconosciuta, girò su stesso sfoderando il coltello che teneva appeso alla cintura, un regalo del padre per la sua nuova investitura.&lt;br /&gt;Davanti ai suoi occhi lo sovrastava una figura imponente.  Aveva il volto come scolpito nella roccia, ed occhi che sprofondavano in un precipizio di assurde conoscenze. Quando lo sguardo del ragazzo incrociò quello dell’uomo, una baratro di follia si aprì sotto i suoi piedi. Diamond vide riflesso negli occhi dell’uomo una vita lontana milioni di ere. Sembrava che l’intera figura, alta una spanna più di lui, emanasse una strana fluorescenza. L’uomo delle montagne era muto, ma parlava con gli occhi.&lt;br /&gt;«Ragazzo, che pena mi fa la tua vera natura, la tua sola bugia…»&lt;br /&gt;Le parole dell’uomo non avevano suono, eppure la mente di Diamond riusciva a percepirle. Quale fosse il loro significato non avrebbe mai potuto intuirlo. Il ragazzo si voltò di scatto e si gettò nella foresta, alla ricerca di quel sentiero che lo avrebbe ricondotto a casa. Udì il suono di un ghigno rimbombare dentro la sua testa, come se lo straniero ridesse di lui e della sua vigliaccheria. Il sentiero si era fatto liquido sotto i suoi piedi, ed ignorava il dolore dei rami che gli sferzavano la faccia. Diamond era lanciato in una folle fuga lontano da quell’uomo, e di sicuro non si sarebbe neanche voltato un momento se i suoi pensieri non fossero andati all’amico falco. Non fu la paura di essere disonorato per la perdita dell’animale che lo fece fermare, ma la genuina preoccupazione per il suo fedele amico. Diamond frenò la sua corsa appigliandosi ad un ramo e voltò lo sguardo verso la radura appena lasciata. Lo straniero era ancora laggiù e stringeva qualcosa nella mano, qualcosa che si dimenava gridando; il suo falco.&lt;br /&gt;«Lascia andare il mio falco!»&lt;br /&gt;Diamond sentì gridare queste parole dalla sua bocca, una reazione che lo sorprese profondamente. Provò a pensare a come uscire da quella situazione, ma si accorse di non avere nessuna possibilità. L’uomo che aveva davanti era sicuramente un mago e la sua vita era ormai nelle sue mani. Poteva solo continuare a fidarsi di quell’istinto che lo aveva fatto fermare e urlare quelle parole. Lo straniero rise nella sua testa, ma il suo volto era sempre di roccia.&lt;br /&gt;«Hai coraggio, piccolo Arcon. Chissà che strana derivazione sei? Potresti essere addirittura mio parente?»&lt;br /&gt;Ancora una volta quelle parole attraversarono la mente di Diamond senza lasciare traccia. Il ragazzo non aveva la minima idea di cosa stesse dicendo lo straniero.&lt;br /&gt;«Non so di cosa state parlando. Io sono solo un Falconiere della valle, e quello è il mio falco. Lasciateci andare!»&lt;br /&gt;L’uomo avvicinò al suo volto l’uccello che si dimenava.&lt;br /&gt;«Rivuoi il tuo amico?» Domandò l’uomo nella testa del ragazzo. «Ecco qua!»&lt;br /&gt;Con un rapido movimento del braccio lo straniero scagliò l’animale verso Diamond che lo vide congelarsi nell’aria, paralizzato da qualche strana magia, e atterrare ai suoi piedi con un rumore di vetri spezzati. Incredulo il giovane Falconiere vide il suo falco andare in frantumi.&lt;br /&gt;Se la follia non lo colse davanti a questa visione, per poco non ci riuscì quando la risata dell’uomo attraversò nuovamente la sua testa. In quel momento la foresta incominciò a girare e Diamond si ritrovò disteso sopra i pezzi di vetro sparsi sul sentiero. Due notti caddero in quel momento, quella di Limbo sul paesaggio e quella del ragazzo nella sua mente.&lt;br /&gt;Quanto di tutto ciò fosse stato un sogno oppure no lui non riuscì mai a capirlo. Diamond venne svegliato la mattina dopo dal punzecchiante becco del suo amico. Ripercorse il sentiero fino alla Valle dei Canti, trascinando due gambe pesantissime e tenendosi una testa dolorante tra le mani.&lt;br /&gt;Da allora si tenne molto distante dalle montagne, ma ogni volta che visitava la foresta gettava lo sguardo verso di quei rilievi, cercando il segno di un bivacco, una traccia di fumo nel cielo. E a volte succedeva che vi era davvero qualcuno lassù che alimentava un fuoco, probabilmente un viandante poco avveduto, un nomade sulla strada sbagliata, oppure…&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;GM Willo per il progetto &lt;a href="http://limbo2009.wordpress.com/"&gt;Limbo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-7821845668552726693?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/7821845668552726693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/luomo-delle-montagne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7821845668552726693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7821845668552726693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/08/luomo-delle-montagne.html' title='L’UOMO DELLE MONTAGNE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-6930127605233607523</id><published>2010-05-04T02:48:00.000-07:00</published><updated>2010-05-04T02:48:41.261-07:00</updated><title type='text'>Elf Fantasy Fair 2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://picasaweb.google.com/willoworld/ElfFantasyFair2010?feat=blogger" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img src="http://lh4.ggpht.com/_TUTZYWVPIM8/S9WDCsh5ZbE/AAAAAAAADS0/MWVNF12bvc0/s160-c/ElfFantasyFair2010.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-6930127605233607523?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/6930127605233607523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/05/elf-fantasy-fair-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6930127605233607523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6930127605233607523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/05/elf-fantasy-fair-2010.html' title='Elf Fantasy Fair 2010'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_TUTZYWVPIM8/S9WDCsh5ZbE/AAAAAAAADS0/MWVNF12bvc0/s72-c/ElfFantasyFair2010.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-7497062838985894387</id><published>2010-04-17T06:50:00.001-07:00</published><updated>2010-04-17T06:50:56.882-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erotico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Udrien'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sword and Sorcery'/><title type='text'>LE SETTE REGINE</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/le-sette-regine.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1259" title="le-sette-regine" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/le-sette-regine.jpg" alt="le-sette-regine" height="599" width="405" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Guerriero, perché ti interessano le terre del sud?»&lt;br /&gt;«Non ho alcun interesse per quelle terre. Ho solo bisogno di rimanermene lontano dall’impero per un po’…»&lt;br /&gt;E così il capitano del Migrante, una nave mercantile che trasportava metalli e altre materie prime, invitò a bordo lo straniero e la sua spada. Si chiamava Udrien, e il suo nome precedeva già la leggenda. Un guerriero rispettato, un guerriero temuto, e forse, per qualcuno, un guerriero scomodo. Ma le dodici corone d’oro pagate in anticipo avrebbero convinto qualsiasi marinaio. Udrien era ricercato dalla guardia reale perché accusato di omicidio. La vittima era il figlio di un barone, un personaggio meschino di cui non si sarebbe certo sentita la mancanza. Ma sebbene la vittima avesse infangato il nome della sua casata con le sue malefatte, e la sua prematura dipartita avesse risolto molti inconvenienti, il delitto rimaneva e Udrien, quale principale indiziato, doveva essere portato a giudizio.&lt;br /&gt;Il Migrante modificò lievemente la sua rotta, per evitare spiacevoli incontri con la flotta dell’impero. Dopo una settimana di viaggio furono avvistate le coste del continente meridionale, di cui si conosceva poco o nulla. L’impero aveva i suoi avamposti lungo la costa, ma nessuna guarnigione si era spinta verso l’entroterra. Erano territori selvaggi, abitati da popoli ostili e superstiziosi, e poi si aggiravano delle strane bestie, felini giganti e serpenti letali.&lt;br /&gt;Udrien salutò con un cenno il capitano e il resto dell’equipaggio e lasciò il porto. I cavalli erano rari in quelle zone, la gente preferiva muoversi con i cammelli, ma Udrien non volle rinunciare a una buona cavalcatura, e pagò altre dieci corone per un cavallo che nella sua terra non sarebbe costato più di due pezzi d’oro. Prima che la voce del suo arrivo potesse arrivare alle orecchie delle guardie dell’avamposto, Udrien era già lontano. Oltrepassò montagne di roccia rossa e sabbia, costeggiò per due giorni quello che secondo le leggende doveva essere il Grande Deserto Equatoriale, e infine spinse al galoppo il suo cavallo attraverso la sterminata savana, sulla quale poté avvistare i grandi felini muoversi a piccoli branchi; leoni e giaguari. Oltre la piana si apriva la giungla, una foresta incontaminata in cui si diceva vivesse il popolo più antico del mondo, i Léonidi, i figli del leone. La fuga si era trasformata in esplorazione. Udrien adesso non cercava solamente un luogo in cui il braccio dell’impero non lo avrebbe raggiunto. Voleva soddisfare la curiosità di ogni uomo del nord, accertare l’esistenza della città d’oro e delle sette regine immortali.&lt;br /&gt;La storia veniva raccontata da secoli, forse addirittura da millenni, e più antica è la leggenda più incredibile diventa, perché nel tramandarla i menestrelli la colorano sempre di nuovi particolari. Le regine erano donne troppo belle per poterle contemplare senza impazzire, e per questo motivo indossavano sempre delle maschere. Mangiavano gli uomini e dimoravano in un palazzo d’oro e madreperla, che si ergeva in tutto il suo splendore sopra la città. Il cannibalismo era una delle pratiche che permetteva loro di vivere in eterno, insieme ad altre assurde stregonerie. Il loro popolo le temeva e venerava, e gli uomini facevano a gara per diventare il loro pasto. Perché si diceva che prima di mangiarlo, l’uomo veniva introdotto nella stanza del piacere, e le sette regine si toglievano le maschere e facevano all’amore con lui, tutte insieme. Al mattino l’uomo veniva trovato privo di vita ma con un’espressione beata sul volto. Poi veniva cucinato e mangiato.&lt;br /&gt;Udrien non sapeva se credere oppure no a questa leggenda. Sicuramente un filo di verità doveva esserci, come con tutte le storie. La città d’oro e le sette regine… Fantasticava la mente del guerriero, mentre procedeva lentamente attraverso la vegetazione. Presto si rese conto che non sarebbe stato più possibile continuare a cavallo. La giungla diventava pian piano più intricata e non vi erano sentieri da seguire. Dette una pacca sul collo dell’animale e lo lasciò libero di tornare indietro. Forse sarebbe diventato il pasto di una famiglia di felini, ma quella era la vita. Un giorno si mangia, il giorno dopo si è mangiati…&lt;br /&gt;Continuò da solo, aprendosi la strada a colpi di spada. Dovette accamparsi per la notte, ma preferì dormire su uno dei rari alberi ad alto fusto che riuscì a incontrare, relativamente distante dai predatori notturni ed  dagli insetti velenosi. Al mattino seguì una dieta di bacche e liquore di radici, un estratto che si era portato dietro dal suo paese. Due sorsi di quell’essenza valevano un pasto completo. Riprese il cammino annusando l’aria e prevedendo la tempesta. La pioggia infatti non tardò ad arrivare, una doccia calda ed insistente tipica delle zone equatoriali. La vista di Udrien non riusciva a protrarsi più di una decina di passi, ma il suo senso dell’orientamento altamente sviluppato lo tenne sulla giusta strada. La direzione era sempre quella: l’estremo sud.&lt;br /&gt;La pioggia continuò per tutto il giorno e il guerriero temette di essersi imbattuto in una di quelle perturbazioni tipiche di quei luoghi, eventi climatici che potevano durare per mesi. Invece un vento nuovo spazzò via le nubi quando il sole stava quasi per spegnersi all’orizzonte. Udrien si arrampicò su un albero per vedere finalmente dove si trovava e la visione che gli si presentò davanti agli occhi lo lasciò esterrefatto. Nel riverbero rossiccio del tramonto, vide ergersi in mezzo a quello sconfinato mare di vegetazione la città d’oro, una cupola di edifici a vetri e a specchi, ampie terrazze fiorite e strade illuminate da globi di luce, cento, mille, diecimila costruzioni di pietra finemente lavorata e ricoperta di uno strato di vernice dorata. La stessa procedura era stata riserbata alle tegole dei tetti, cosicché pareva che l’intera città rilucesse del metallo più prezioso. Nel mezzo, su un promontorio verde circondato da alberi dalla folta chioma, si ergeva un palazzo con sette torri, anche questo completamente ricoperto d’oro, ma adornato da elaborate venature di madreperla, una visione che lasciò il guerriero senza fiato.&lt;br /&gt;Poco più tardi Udrien uscì dalla foresta e incontrò una delle strade che portavano alle porte della città. Il sole era già tramontato e non incontrò nessuno lungo il percorso. Solo le enormi statue di due leoni sorvegliavano l’ingresso alla città dorata, effigi inanimate ma assolutamente inquietanti. Lo stesso Udrien dovette fermarsi e prendere coraggio per passarvi nel mezzo. Anche questi erano ricoperti d’oro e avevano due rubini per occhi.&lt;br /&gt;Entrò nella prima taverna che incontrò, e appena mise piede oltre la soglia si sentì gli occhi di tutti gli avventori addosso. Il motivo era facile da indovinare; aveva la pelle chiara, mentre i Leonídi erano scuri come l’ebano, e alti in media un palmo più di lui. Udrien non si lasciò intimorire e sedette su uno sgabello davanti al bancone. La locanda sarebbe stata considerata un luogo lussuoso nelle sue terre, ma qualcosa gli diceva che nella città dorata era solo una taverna come le altre. Non conoscendo la lingua fece un gesto all’oste che capì al volo e gli servì un boccale di birra scura, calda e dolciastra. Udrien la trovò insolita ma buona. Ne bevve tre e finalmente avvertì il tiepido conforto della mente sul corpo. Incominciò a sentirsi a suo agio ma non aveva voglia di ubriacarsi. Posò sul bancone una sacchetto di monete che l’oste, nonostante non riconoscesse il conio, fece scomparire velocemente in un cassetto. Poi gli consegno la chiave di una stanza. Il guerriero si concesse un’ultima bevuta e infine si ritirò.&lt;br /&gt;La mattina dopo Udrien girò per le strade della Città Dorata, che i Leonídi chiamavano Camarvilia, e non passò certo inosservato. Raggiunse la grande piazza del mercato e vide un corteo di gente che si muoveva verso il palazzo centrale. Si unì alla folla e ben presto scoprì che era in corso un torneo. La gente si riversava sulle gradinate di un anfiteatro e sotto di questa, su un ovale di terra rossa, dieci guerrieri erano pronti a combattersi fino alla morte. Il premio più ambito era l’accesso alla stanza del piacere.&lt;br /&gt;E allora Udrien le vide e capì che la leggenda delle regine nascondeva più di un pizzico di verità. Sedute su dei troni sporgenti dalla gradinata opposta, sette donne vestite di veli e piume attendevano l’uomo che sarebbe diventato per una notte il loro amante, e per molti giorni la loro principale portata. Indossavano delle maschere che conferivano loro dei musi felini; una tigre, un giaguaro, una leonessa, una pantera, un ghepardo, una lince e un puma. L’anfiteatro era ghermito, la gente brulicava dappertutto, ma un corno si levò forte nel cielo, e allora tutti si quietarono e rivolsero lo sguardo alle sette regine. Insieme diecimila persone salutarono le donne immortali. Il modo in cui questo rituale avvenne lasciò Udrein sbalordito. Il guerriero sedeva davanti ai troni, dalla parte opposta dell’anfiteatro. Nell’arena incominciarono i combattimenti, ma lui non perse mai d’occhio le regine, che rimanevano immobili ed imperscrutabili dietro le loro maschere.&lt;br /&gt;Uno ad uno i guerrieri caddero, mischiando il loro sangue alla terra rossa. Un uomo alto con un elmo di bronzo ed una ascia bipenne uscì vincitore. Muscoli lucidi risaltavano sotto l’armatura, nell’accecante bagliore del pomeriggio equatoriale. Mosse ampi passi verso il centro dell’arena e, inginocchiandosi davanti ai troni, reclamò il suo premio.&lt;br /&gt;Ma in quell’istante Udrien si alzò, e nessuno dei diecimila poté fare a meno di notarlo. Nell’anfiteatro era sceso il silenzio. Con un balzo scavalcò la fila di spettatori che gli sedevano di fronte e atterrò agilmente sulla terra rossa dell’arena. Sfoderando la spada che lui chiamava Gilda, andò incontro al vincitore del torneo, che lo superava di almeno due palmi in altezza. L’iniziativa del guerriero dalla pelle bianca non era prevista dal regolamento del torneo, ma l’occasione era troppo unica per interrompere il corso degli eventi. Le regine parlarono insieme. Udrien non poteva capirne la lingua, ma intuì il significato delle loro parole, perché il guerriero dall’elmo di bronzo si voltò verso di lui e alzò l’ascia, pronto a combattere.&lt;br /&gt;Le incitazioni del pubblico s’innalzarono dagli spalti, mentre i due combattenti si avvicinavano al centro dell’arena. Saper leggere lo sguardo dell’avversario significava conoscere in anticipo le sue intenzioni. I Leonídi erano una cultura antica e molto diversa da quella dalla quale proveniva Udrien, ma esistevano anche i linguaggi universali, quelli del corpo e degli occhi. Il guerriero dalla pelle bianca attese impassibile, la spada salda tra le mani, la testa alta, le gambe in posizione di slancio. Fu il campione a muoversi per primo, descrivendo un semicerchio mortale con la sua lama bipenne. Udrien aspettò fino all’ultimo prima di scattare, ma non ripiegò indietro. Portò un affondo improvviso, agile , rapido e letale.&lt;br /&gt;Il pubblico ammutolì. Il volto del guerriero dalla pelle d’ebano divenne una maschera di terrore. Gilda era penetrata in tutta la sua estensione attraverso l’addome del campione, che si sentì velocemente svuotare delle forze. Lasciò andare l’ascia, cadde in ginocchio e infine sprofondò nella terra rossa, emettendo l’ultimo respiro.&lt;br /&gt;Nell’asfissiante calura del meriggio, uno straniero dalla pelle bianca andò a reclamare il suo tributo. Il pubblico tacque fino al momento in cui le guardie delle regine entrarono nell’arena per scortare il nuovo vincitore al palazzo dorato. In quel silenzio imbarazzante, Udrien non abbassò mai la guardia, consapevole di avere leso l’orgoglio di un intero popolo.&lt;br /&gt;Ma per quanto lo potessero odiare, la sua vita apparteneva adesso alle sette regine. Venne condotto attraverso un corridoio sotterraneo che dall’anfiteatro arrivava direttamente al palazzo reale. Sette ancelle lo lavarono, lo spalmarono di creme profumate e lo vestirono con una tunica bianca e dei sandali. Fu costretto a lasciare la sua spada alle guardie che non lo persero di vista un istante, e questo lo turbò molto. Ma presto la sua curiosità sarebbe stata colmata. Avrebbe visto in faccia le signore della città dorata, avrebbe fatto parte della leggenda. Uno straniero nella stanza del piacere. Udrien viveva per le emozioni forti, sempre sull’orlo del baratro, perché solo se il rischio era alto valeva la pena di stare al gioco. La prospettiva d’impazzire davanti alla visione delle principesse non lo preoccupava minimamente. Se quella doveva essere la sua fine, allora ne sarebbe valsa sicuramente la pena.&lt;br /&gt;Le ancelle insieme a due guardie lo accompagnarono davanti a una porta di legno massiccio, finemente lavorato. Rimasero tutti quanti a debita distanza dalla maniglia. Uno dei due uomini fece cenno al guerriero di proseguire da solo. Udrien non ebbe bisogno di essere pregato ulteriormente. Afferrò la maniglia e sparì all’interno della stanza.&lt;br /&gt;La luce era quasi accecante. Una grande vetrata si apriva per almeno venti metri su un intero lato della stanza, e oltre questa vi era una terrazza semicircolare che dava sulla città, e vi erano piante e fiori e una fontana che zampillava allegra. La stanza invece era occupata per la maggior parte da una vasca d’acqua cristallina, alimentata da dei rubinetti dorati che gorgogliavano nel silenzio del caldo pomeriggio. Davanti alla vasca vi era un letto a baldacchino, il più grande che Udrien avesse mai visto, costruito in ferro battuto e placcato d’oro. Misurava almeno cinque metri in larghezza, ed era rivestito di sete dai colori sgargianti, e disseminato da decine di morbidi cuscini. Arazzi raffiguranti scene di caccia sfuggenti si muovevano appena accarezzati dalle brezze leggere. Il guerriero non si lasciò intimidire dallo scenario. Sapeva perfettamente quale sarebbe stato il suo compito, e il suo destino. Rimosse la tunica e la gettò in un angolo. Il suo corpo nudo, i suo muscoli scintillanti di creme, la sua lunga chioma corvina, si immersero delicatamente nella vasca. L’acqua era tiepida e profumata. Rimase in attesa, contemplando i riverberi dorati delle suppellettili e dei mobili che adornavano la stanza.&lt;br /&gt;Entrarono insieme, tutte e sette, ancora adorne di veli e con le maschere ai volti. Si disposero davanti a lui lungo il bordo della vasca. Udrien le aspettava nell’acqua. Con un gesto abile e delicato rimossero le vesti, che si afflosciarono ai loro piedi. Sette corpi femminei turgidi ed abbronzati, dalle linee perfette. Seni ritti e pieni come pomi, ampi e sensuali fianchi nel mezzo ai quali spuntavano piccoli ciuffi scuri, invitanti, dolci e precisi. Con gesti congiunti si mossero verso di lui, scendendo gli scalini della vasca. Quei corpi meravigliosi ed immortali si immersero lentamente nell’acqua, e in quel momento Udrien afferrò il senso della leggenda. La visione di quella bellezza era talmente sconvolgente che una volta raggiunta, nessun uomo sarebbe mai riuscito a farne a meno.&lt;br /&gt;Gli si fecero incontro, lo accerchiarono, allungarono una mano verso di lui, mentre l’altra la portarono dietro la testa, afferrarono il laccio che teneva legata la maschera e lo sfilarono lentamente, rivelando i loro visi. Udrien trattenne un grido. Il cuore gli balzò nel petto e accelerò in una corsa sfrenata. Era sicuro che gli si sarebbe spaccato in due. Lui che aveva affrontato demoni, draghi e creature né vive né morte senza mai abbandonarsi alle debolezze della mente, rimase vittima del tumulto emotivo. Restò immobile al centro della vasca, gli occhi sgranati incapaci di lasciare la presa, catturati da quei volti perfetti ma in maniera aliena. Afferrò un respiro e vi si aggrappò. Poi incominciarono le carezze, i baci e tutto il resto.&lt;br /&gt;“Udrien, sappi che incontrerai nemici che eluderanno la tua spada e i tuoi muscoli. Stregoni, fattucchiere e creature dannate, ma non solo. Esistono divinità che camminano sulla terra, e alcune di queste sono maliziose e adorano baloccarsi con gli umani. Se avrai la sfortuna, o la fortuna, d’imbatterti in alcune di loro, avrai solo una possibilità per salvarti. Per questo motivo hai bisogno di conoscere le arti della mente. La mente è come un palazzo pieno di stanze. Quando queste creature vorranno giocare con te, devi fare in modo di chiudere a chiave la maggior parte di queste stanze, e farle entrare solamente in una di queste. Poi la chiuderai a chiave per sempre, e te ne terrai alla larga, se non vuoi che il veleno in essa confinato si riversi dappertutto…”&lt;br /&gt;Udrien ricordò le parole di Walkor, padre e maestro. Ogni arte di sopravvivenza che conosceva la doveva a lui.&lt;br /&gt;Non bastò una sola stanza per confinare il fascino incantatore delle regine della città d’oro. Ce ne vollero sette, una per ogni volto, e dopo quell’esperienza rimase ben poco del vecchio Udrien.&lt;br /&gt;Le amò con il corpo più volte, ma le confinò lontano nella mente, e quando tutte furono sazie, lui le lasciò dormienti nel grande letto. Uscì dalla stanza e ritrovò la sua Gilda, forse l’unica compagna che gli sarebbe per sempre rimasta al fianco. Uccise tre guardie prima di riuscire a conquistare l’uscita del palazzo, e meno di un’ora più tardi era già lontano, ingoiato dal groviglio  della giungla.&lt;br /&gt;Sarebbe andato ancora verso sud.&lt;br /&gt;Avrebbe svelato nuovi miti.&lt;br /&gt;Perché il suo nome era Udrien, e nella sua lingua significava “forgiatore di leggende”.&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-7497062838985894387?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/7497062838985894387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/04/le-sette-regine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7497062838985894387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7497062838985894387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/04/le-sette-regine.html' title='LE SETTE REGINE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-7695765503170701621</id><published>2010-03-30T13:13:00.000-07:00</published><updated>2010-03-30T13:14:49.117-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erotico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Udrien'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sword and Sorcery'/><title type='text'>EVOCAZIONI PERVERSE</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/evocazioni-perverse.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1238" title="evocazioni-perverse" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/evocazioni-perverse.jpg" alt="evocazioni-perverse" height="217" width="490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gridia era una di quelle città tagliate fuori dalle grandi strade mercantili dell’Impero, sorta secoli fa in un territorio aspro, appollaiata alle rocce come un falco di montagna. Era il luogo ideale per portare avanti subdoli giochi di potere, lontano dagli occhi indiscreti della Guardia Reale.&lt;br /&gt;Sulle case e i palazzi decadenti dominava la cupola della chiesa, l’occhio vigile che tutto vede e tutto giudica.  Il vescovo Callalni e suoi due vicari erano diventati col tempo gli uomini più importanti della città, e la delegazione dell’esercito dell’Impero sul posto rispondeva ai loro ordini.&lt;br /&gt;Udrien, appena mosse un passo oltre le mura di città, avvertì subito nell’aria quell’oppressione tipica di quei luoghi in cui la chiesa ostenta il suo dominio. Storse la bocca quando, entrando nella piazza principale, che si apriva proprio davanti alla cattedrale, rinvenì  le tracce di un rogo recente. Bruciare le streghe era una delle pratiche preferite dei preti.&lt;br /&gt;Entrò in una locanda e ordinò dello stufato e della birra. Gli avventori erano pochi e se ne stavano in disparte, ma si sentì i loro sguardi addosso. Non poteva certo pretendere di passare inosservato, con la montagna di muscoli che si portava dietro e che non si vergognava ad esibire, e la sua vistosa spada che lui chiamava Gilda. Ci era abituato e li ignorò, prendendo posto vicino a una finestra e osservando le incombenti vetrate della chiesa, che nelle ombre del vespro baluginavano dei riflessi delle candele. Qualcosa nel profondo gli sussurrava che un male ancora più grande del dogma religioso aveva messo radici nella città di Gridia.&lt;br /&gt;Mangiò e bevve, ma non osò andare oltre i limiti. Aveva intenzione di lasciare quel posto all’indomani, e mettere più strada possibile tra lui e i misfatti che vi consumavano. Chiese una stanza e si ritirò, ma il fato volle che la finestra della sua camera desse proprio sulla facciata della chiesa. Rimase ad osservarla tra le ombre della notte. Quando la città, già di per se silenziosa, sprofondò nella quiete notturna, Udrien avvertì la cantilena. Ne conosceva il timbro, anche se ignorava il significato delle parole. Quello non era un canto religioso, ma il rituale di un’evocazione blasfema. Non riusciva a prendere sonno. La nenia era appena percettibile, ma s’insinuava nell’anima, evocando strani incubi. A Udrien non  piaceva essere disturbato. Afferrò Gilda e uscì fuori dalla taverna, puntando direttamente verso l’ingresso della cattedrale. Spinse con forza e quando la massiccia porta si mosse sui cardini rimase sorpreso. Probabilmente i cittadini temevano a tal punto quel luogo, che i preti non si preoccupavano di chiuderlo a chiave neanche la notte.&lt;br /&gt;La navata centrale era disseminata di ombre, ma i sensi di Udrien lo avvertirono che nessuno lo stava spiando. Attraversò ad ampie falcate il locale fino alle porte che si aprivano sul retro. La litania continuava e sembrava provenire dalle catacombe.&lt;br /&gt;Scostò l’uscio di una porticina che si apriva su un balcone di pietra e delle scale a chiocciola che sprofondavano nell’oscurità. C’era profumo d’incenso nell’aria, ma non quello che usavano i preti durante i sermoni. Aveva un odore stucchevole, stranamente esotico. Udrien arricciò il naso e proseguì, permettendo all’oscurità di ingoiarlo. Il guerriero poteva muoversi al buio come un gatto, attingendo ai sensi dimenticati, quelli sotto pelle, quelli che un vero uomo d’arme ha bisogno di conoscere se vuole rimanere vivo.&lt;br /&gt;La scala contava ventitre gradini. Toccato il fondo Udrien scorse i contorni di una porta, oltre la quale bruciava una luce calda, forse una torcia. Il canto adesso era distinguibile in tutto il suo orrore: era il richiamo di un demone. Il guerriero ne aveva uditi di simili, nei suoi pellegrinaggi attraverso le terre di confine, luoghi impervi in cui abitavano culture molte più antiche di quelle dell’impero.&lt;br /&gt;Nel momento in cui appoggiò la mano sulla maniglia, il canto si interruppe e il pavimento tremò. Udrien capì allora che l’invocazione era stata portata a termine, e qualcuno o qualcosa aveva attraversato il drappo tra i mondi, per giungere al cospetto dell’evocatore. Aprì piano la porta e si catapultò con la leggiadrezza di un felino dentro un corridoio appena illuminato. La luce proveniva dalla stanza che si apriva dopo pochi passi. Udrien vi sbirciò all’interno, appiattendosi al muro del corridoio, e quello che vide lo tormentò per molte notti.&lt;br /&gt;Tre uomini seduti su alti scranni, nudi e glabri, osservavano la scena che si teneva sulla fredda pietra del pavimento, dentro cerchi e simboli di gesso dai misteriosi significati. Nei loro occhi si rifletteva la luce rossa di due enormi bracieri che bruciavano ai lati della stanza. Era da lì che s’innalzava il profumo d’incenso. Tutti e tre gli uomini erano intenti a darsi piacere solleticando i loro i membri, ispirati dalla visione che avevano appena evocato.&lt;br /&gt;Una fanciulla di rara bellezza giaceva riversa sul pavimento, e un essere contorto e peloso, dalla forma vagamente umanoide ma con la testa sproporzionata e una gobba gigantesca sulla schiena, le stava sopra. Udrien poté vederne il pene, enorme e rosso, che si apprestava a dilaniare la povera vittima. La ragazza era viva e cosciente, ma incapace di emettere grida, forse incantata da strani sortilegi, oppure troppo terrorizzata per ricordarsi di possedere una voce.&lt;br /&gt;Era questa la follia che si nascondeva dietro le mura di Gridia. Preti perversi che avevano stipulato patti coi demoni, rituali erotici sotto la cattedrale, e sacrifici pubblici per terrorizzare i cittadini. Quante città erano vittime delle superstizioni e della bramosia di potere dei religiosi? Quante persone pagavano il prezzo della loro ignoranza? Udrien sentì la furia crescere come un fiume in piena, la lasciò defluire nei sui muscoli e poi abbandonò il suo nascondiglio, scagliandosi con la spada alzata incontro a quello scenario di follia.&lt;br /&gt;Prima che i preti realizzassero quello stava succedendo, il guerriero riuscì ad afferrare il braccio della fanciulla e a trascinarla fuori dal cerchio di protezione. Il demone era prigioniero dei simboli di gesso, e non gli era permesso di attraversarli.&lt;br /&gt;Poi si mosse verso gli scranni. Recise la testa di un prete mentre questi provava ad alzarsi, trafisse il secondo alla schiena, mentre cercava di scappare, e il terzo, immobile e stupefatto, era invece rimasto seduto, col pene gonfio e gli occhi sbarrati. Udrien lo sollevò con una sola mano e lo scagliò dentro il cerchio del demone. Fu allora che incominciarono le urla, ma prima che le guardie trovassero il coraggio di investigare, Udrien era già lontano.&lt;br /&gt;La ragazza aveva insistito per andare via con lui, e così erano scappati nella notte, mentre le urla del prete sfumavano tra le ombre, e le luci di Gridia si perdevano nella distanza. Camminarono fino al mattino e da un’altura videro l’alba, fulgida e bellissima. Lui guardò lei e si perse per un attimo nei suoi occhi.&lt;br /&gt;«Dove vuoi andare?» le chiese.&lt;br /&gt;«Lontano…» sussurrò lei. E da quel giorno non si fermarono più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-7695765503170701621?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/7695765503170701621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/03/evocazioni-perverse.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7695765503170701621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7695765503170701621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/03/evocazioni-perverse.html' title='EVOCAZIONI PERVERSE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5514967830775132312</id><published>2010-02-13T02:24:00.000-08:00</published><updated>2010-02-13T02:26:00.401-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Udrien'/><title type='text'>LA SAGA DI UDRIEN: Lamia</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/lamia.jpg"&gt;&lt;img style="width: 418px; height: 216px;" class="size-full wp-image-1234 alignnone" title="lamia" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/lamia.jpg" alt="lamia" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Udrien mosse un passo dentro il sepolcro e capì in quell’istante che aveva appena commesso un errore. Ma l’orgoglio parlò e fece tacere il buon senso. O forse era la curiosità, quella spinta che ispira ogni vero uomo. La scoperta, il mistero, il segreto; queste sono le ragioni di una vita randagia, senza un domani, senza una casa che possa dirsi tale. Solo la strada davanti ai tuoi piedi, ed il vento, a volte impietoso e gelido, portatore di pioggia, altre volte così caldo da toglierti il respiro. Perché Udrien era figlio di Guman, il dio del vento appunto, e la sua prima legge era quella di non tornare mai indietro.&lt;br /&gt;L’oscurità divenne qualcosa di denso e appiccicoso. Udrien non osò dipanarla, per paura che gli abitatori dell’antro si accorgessero della sua intrusione. Procedette adagio, attingendo informazioni dai sensi che molti uomini avevano perduto. Ma Udrien non era un uomo come gli altri.&lt;br /&gt;Nel sepolcro era nascosto lo Scettro di Fride, un amuleto capace di piegare le leggi dell’universo. Ma Udrien non cercava conquiste più grandi della sua mente. Era lì per una scommessa di taverna, fatta in una serata goliardica insieme ai soliti avventori. Avrebbe recuperato lo scettro per dimostrare a quei balordi chi era Udrien, poi l’avrebbe distrutto, perché a lui non piacevano gli affari dei maghi, e gli oggetti troppo potenti diventavano automaticamente pericolosi.&lt;br /&gt;La cripta si ergeva su una collina, a due ore di cammino dal villaggio più vicino. Da tempi immemori gli abitanti di quei luoghi raccontavano di una creatura malefica che si aggirava nell’ombra. I paesi contavano troppi vecchi e troppi pochi bambini. Vi erano bestie selvagge nella foresta, ma non facevano distinzione tra adulti ed infanti. La ragione delle molte sparizioni si nascondeva in quel sepolcro.&lt;br /&gt;Udrien contava i passi, ricreava le distanze nella sua testa, annusava l’aria e ascoltava i rumori delle ombre. Gilda, la sua fedele spada, fremeva nella mano. Mentre il corridoio in cui era penetrato discendeva lentamente nelle viscere della collina, il fetore aumentava, un miasma di putrescenza antica, pregno di una contaminazione di magia nera. Qualcosa di morto ed eterno abitava quell’antro, un’entità che un semplice colpo di spada non sarebbe riuscito ad uccidere.&lt;br /&gt;Percepì, oltre l’oscurità soffocante, l’allargamento della cavità. Il corridoio terminava in un’ampia stanza e l’odore di morte era diventato ancora più penetrante. Adesso aveva bisogno di chiedere aiuto ai suoi occhi, non poteva permettersi di attendere un secondo di più. La rapidità, in situazioni simili, era cruciale.&lt;br /&gt;Ma un attimo prima di richiamare l’incantesimo di luce legato alla sua spada, un globo dorato si accese nel mezzo della stanza. Incastonata al centro di una grande pietra piana, che non poteva essere altro che una tomba, la sfera di luce rivelò alcuni misteri del sepolcro. Un’ampia stanza circolare a forma di cupola, completamente spoglia se non per il feretro adagiato nel mezzo e alcune pregiate suppellettili posate sul pavimento. E poi c’era lei, una bellezza aliena, sensuale come le principesse delle isole equatoriali, prosperosa come le comari che portano l’acqua ai villaggi, intensa come le amazzoni del nord e pericolosa come i draghi del grande deserto. Seduta sulla fredda pietra, vestita solo di monili che riuscivano a coprire a malapena le parti intime, guardava il guerriero curioso, il topolino con cui il gatto ama divertirsi prima del pasto.&lt;br /&gt;Nonostante ogni centimetro del suo corpo lo avvertisse del pericolo che si celava dietro gli occhi di ghiaccio di quella creatura, Udrien si mosse verso di lei non come un guerriero ma come una preda desiderosa di venire divorata. Abbassò la lama, alzò il volto, sporse il petto in avanti. Lei rimase immobile, sorridente, pronta ad accoglierlo.&lt;br /&gt;«Un guerriero senza paura che finalmente viene a soddisfare le mie voglie…» sussurrò la donna, allargando sensualmente le gambe. Il globo di luce nascondeva la promessa del piacere più grande.&lt;br /&gt;Udrien, a un passo da lei, si arrese all’invito. Poggiò la lama sulla pietra del feretro e si chinò per baciare quella bocca carnosa. Sentì la fredda pelle di quella creatura che non poteva dirsi umana, ma non ci badò, rapito com’era dall’incantesimo del desiderio. La massa di muscoli ramati dell’uomo si adagiò sulle rotondità candide della donna, toccando, esplorando, cercando ed avvicinandosi alla congiunzione. Lei lo cinse con le gambe mentre lui entrava, inarcò la schiena mostrando i canini allungati, ma lui aveva gli occhi chiusi e non se ne avvide. Sentì invece il calore pervadergli il sesso, nonostante il gelido invito. Cercarono insieme il movimento, alternando i gemiti, dondolandosi insieme sull’altalena del piacere. Sempre più veloce, sempre più in alto, sempre più in profondità. La donna urlò artigliando la schiena del guerriero. Lui ignorò il dolore e continuò la sua scalata, ormai in prossimità della vetta. La creatura lo lasciò andare avanti, grata del dono ricevuto. Era pronta a concedere anche a lui il piacere supremo, prima di togliergli la vita.&lt;br /&gt;Udrien sprofondò in un bagno di tenebra dolce. Aprì gli occhi e vide qualcosa muoversi nelle ombre che il globo di luce non riusciva a dipanare, i margini della stanza a forma di cupola. Bambini, alcuni appena neonati, dalle vesti lacere e dagli occhi infuocati, strisciavano verso di lui mostrando file di denti innaturalmente allungati.&lt;br /&gt;«Venite miei piccoli. Venite a mangiare!» disse la donna, cercando poi la gola del guerriero. Udrien scattò in piedi come un felino. Cercò la spada, ma lei gliela scalciò via, e poi gli fu addosso.&lt;br /&gt;Il guerriero non attinge forza solo dai suoi muscoli. Riuscire a richiamare e controllare il flusso adrenalinico può permettere ad un uomo di moltiplicare la sua potenza. La creatura era un vampiro, ormai il mistero era svelato, e Udrien non poteva permettersi di affrontare un essere del genere a mani nude. Sapeva di avere solo una possibilità. Afferrò la donna e la scaraventò dalla parte opposta della cupola. Poi, un attimo prima che la sua progenie dannata si avventasse su di lui, riuscì a recuperare Gilda, e a recidere la testa di un neonato dalle zanne di lupo.&lt;br /&gt;La vampira, conscia di avere sprecato il vantaggio, divenne rabbiosa. Si lanciò addosso alla sua preda, certa che fosse ancora disarmata. Udrien alzò la punta della sua spada in traiettoria del cuore. Un secondo urlo, questa volta di dolore, si alzò dalla collina maledetta. La donna bellissima, che aveva cercato ed elargito piacere con l’arte di un’esperta meretrice, si dimenava adesso con una spada infilzata nel petto. Udrien sapeva che non sarebbe bastato ad ucciderla. Sfilò con maestria la lama dal corpo della donna, e con un colpo preciso le recise la testa, che rotolò sul pavimento con un rumore sordo. Allora il corpo del mostro cambiò improvvisamente colore. Da candido divenne scuro, la pelle raggrinzì rapidamente e un attimo dopo della donna non rimase che una manciata di cenere. La stessa fine toccò alla progenie di piccoli mostri, i bimbi rapiti ai villaggi vicini.&lt;br /&gt;Dentro la tomba Udrien recuperò lo scettro, e la sera dopo, mostrandolo agli amici di taverna, si compiacque di aver vinto la scommessa. Bevve a spese dei suoi compagni, e a fine serata crollò sotto il tavolo completamente ubriaco.&lt;br /&gt;Nella taverna c’era un mago di nome Vasilios che non perse mai d’occhio l’oggetto, e appena ne ebbe l’occasione lo afferrò dileguandosi poi nella notte. Ma di come Udrien riuscì a recuperarlo, in questa storia non viene detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5514967830775132312?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5514967830775132312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/02/la-saga-di-udrien-lamia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5514967830775132312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5514967830775132312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/02/la-saga-di-udrien-lamia.html' title='LA SAGA DI UDRIEN: Lamia'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5192429214491636582</id><published>2010-02-01T00:32:00.000-08:00</published><updated>2010-02-01T00:34:08.056-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Udrien'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sword and Sorcery'/><title type='text'>IL MIO NOME É UDRIEN</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/02/il-mio-nome-e-udrein.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1094" title="il-mio-nome-e-udrein" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/02/il-mio-nome-e-udrein.jpg" alt="il-mio-nome-e-udrein" height="439" width="413" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua spada si chiama Gilda, e può considerarsi un’estensione del suo corpo. Questo è il fine ultimo del guerriero; diventare tutt’uno con la propria arma.&lt;br /&gt;Udrien osserva il nemico avvicinarsi, ne studia i movimenti, respira cercando il ritmo. Il ritmo è tutto nella battaglia. Saper seguire il ritmo significa portare la danza della morte, saper anticipare o ritardare il battito significa prendersi un bel vantaggio.&lt;br /&gt;Chi è questa volta? Cosa è che si avvicina? A Udrien non interessa. Sa soltanto che quella creatura è sulla sua strada, e niente e nessuno può premettersi di frapporsi tra lui e il suo obbiettivo. Nessun rancore. Nessuna emozione. Solo il freddo e letale acciaio della sua Gilda.&lt;br /&gt;L’essere è contorto, bavoso, viscido. Una nefandezza del deserto incontaminato; le terre del disordine. Le sue zampe affondano pesantemente nella sabbia, la sua lingua penzola secernendo un liquido oleoso, probabilmente mortale. Ha una coda lunga e dentata, come quella di un rettile, ma la sua corteccia ricorda quella ispida dei rinoceronti. Eppure è un essere massiccio ma guizzante, il folle incrocio tra un coccodrillo, un verro e una nutria. Le sue proporzioni però sono quelle di un elefante. Rotea gli occhi davanti alla sua perda, un massiccio uomo delle montagne. Udrien è il suo nome, ma questo l’essere non lo saprà mai.&lt;br /&gt;L’aria è quella torrida e secca tipica del deserto. La polvere si mischia al sudore. Il sole impietoso continua il suo percorso verso le montagne ad occidente. Udrien è stanco, ma non vuole sentire la stanchezza. Non ascolta il suo corpo. Adesso incomincia il ritmo…&lt;br /&gt;La creatura guizza spalancando le sue fauci di ratto. Usa la coda per darsi lo slancio. Le sue zampe sono corte ma ben artigliate. Un uomo comune non sarebbe sopravvissuto a quell’attacco improvviso, ma Udrien sta già danzando, anche se è rimasto immobile fino a quel momento. Il guerriero segue la scia della belva, ruota il corpo, scarta di lato e riprende posizione. Può tentare un colpo al fianco, ma preferisce non rischiare per adesso. La canzone è solo all’inizio.&lt;br /&gt;Di nuovo faccia a faccia. Guardare il muso di quella belva è quasi una sofferenza, ma negli occhi risiede l’intento. Anche le creature più stupide nascondono qualcosa nello sguardo. Udrien appoggia il peso del suo corpo su una gamba. È pronto ad attaccare per primo. La bestia fa un passo indietro. Forse è infastidita. Forse per la prima volta conosce qualcosa che si chiama paura.&lt;br /&gt;La paura è sorella e puttana. Questo usa dire Udrien ai suoi commilitoni, nelle serate balorde alla taverna del drago. Non ci si può fidare della paura, ma a volte è proprio lei che ti salva la pelle. E come una sorella ti rimane accanto anche se non la vuoi. E come una puttana, ti chiede il prezzo quando meno te lo aspetti.&lt;br /&gt;Il colpo è una finta, un battito sincopato nel ritmo. La bestia ci crede, scarta e rilancia dall’altro lato. Mossa azzardata. Udrien l’aspetta al varco, ruota la lama, sente la dura pellaccia resistere al filo, imprime più forza e finalmente un fiotto di sangue scuro sprizza nell’aria polverosa. Nel silenzio asfissiante del deserto, rotto solo dai movimenti dei due contendenti, un urlo straziante si alza nel cielo. La bestia è ferita, e adesso è cento volte più pericolosa.&lt;br /&gt;Udrien questo lo sa bene, ma non può evitarlo. La creatura è troppo grossa per poter essere uccisa con un solo colpo. Quello è il momento della svolta, la melodia che si velocizza, il ritmo che tormenta. Ma se fosse riuscito ad infierire un altro colpo, la creatura avrebbe smesso di crederci. Avrebbe sentito il morso della paura, quello vero, quello che non ti lascia scampo.&lt;br /&gt;Il guerriero deve continuare a danzare leggiadro. Anche se ha il vantaggio non deve infierire. La fretta è la più grande nemica. Indietreggia con agili passi mentre la belva si muove nervosa verso di lui. Un affondo, un altro affondo, zampe, artigli, fauci bavose. “La senti la canzone?” domanda Udrien al suo antagonista. Ma lui non può capire, è ferito, è arrabbiato, e poi deve fare i conti con quella strana sensazione…&lt;br /&gt;La stanchezza affiora. Un’intera giornata di marcia attraverso il deserto è tutta nelle sue gambe, e sono loro la chiave di un buon combattimento. Sente che la danza non può proseguire per molto a quel ritmo. Sente che la fretta, come la paura, può essere puttana e sorella. Sente che ha un solo colpo a disposizione, e deve essere quello giusto.&lt;br /&gt;La belva ha riacquistato fiducia. Non pensa alla ferita, non pensa alla morte, pensa solo allo stomaco che le impone di andare avanti, un pasto dopo l’altro. Nessun ideale, nessun motivo onorevole, o forse si. Cibo, ecco quello che siamo. Guerrieri e bestie.&lt;br /&gt;Il sole si tinge di arancione. I picchi delle montagne gli sono poco più sotto e il disco si prepara ad affogare dietro quella dentatura. Presto sul deserto cadrà l’oscurità, e forse creature ancora più pericolose lasceranno le loro tane. Un altro buon motivo per non denigrare la fretta.&lt;br /&gt;Le zanne si fanno più vicine, il miasma dalla sua bocca diventa insopportabile, le gambe incominciano a tremare. Per quanto tempo Udrien riuscirà ancora a sopportare un simile sforzo? Continua a retrocedere, un passo dopo l’altro, ma sta perdendo centimetri. La creatura è su di lui. La canzone è un rullio di tamburi e un apoteosi di corni. Ma nel momento chiave, una singola nota può decidere la grandezza della sinfonia.&lt;br /&gt;Udrien affonda. Non porta il suo attacco come un selvaggio barbaro del nord, ma come il direttore di una grande orchestra. Il bersaglio è ovviamente il cuore. La punta di Gilda penetra con facilità, strappando la carne, spaccando la costola, immergendosi senza pietà dentro al muscolo pulsante.&lt;br /&gt;La creatura si accascia nella polvere del deserto, geme, rantola, si dimena. È il triste finale della canzone.&lt;br /&gt;Allora Udrien le si avvicina, poggia il piede sul suo grugno mostruoso e alza la spada in segno di vittoria. Poi le sussurra: “Povera bestia, non sapevi chi ti stava davanti. Il mio nome è Udrien!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5192429214491636582?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5192429214491636582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/02/il-mio-nome-e-udrien.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5192429214491636582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5192429214491636582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/02/il-mio-nome-e-udrien.html' title='IL MIO NOME É UDRIEN'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5239404864314890763</id><published>2010-01-05T03:13:00.000-08:00</published><updated>2010-01-05T03:14:07.741-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stregoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><title type='text'>JERAMIAHL</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/jaramiahl.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1438" title="Jaramiahl" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/jaramiahl.jpg" alt="Jaramiahl" height="526" width="315" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’oscurità della sua camera da letto, Jeramiahl era tormentato da pensieri proibiti. Il vento freddo della notte penetrava nelle fessure della finestra, e come una veloce armonia faceva danzare le candele del candelabro sul tavolo. Seguendo le fiammelle, le ombre si univano alla giga, tormentando le fredde pareti della torre.&lt;br /&gt;Dalla buia foresta, musiche spettrali permeavano l’aria attorno alla costruzione di pietra. Melodie proibite, che avrebbero raggelato il cuore di ogni mortale, ma che per il vecchio Jeramiahl volevano dire ben poco. Non esisteva la paura nell’animo del grande Maestro.  Ma esisteva qualcosa che avrebbe inclinato la sua sicurezza. Il fato di un uomo può nascondere meschine sorprese, ma quando viene rivelato niente e nessuno è in grado di fermarlo.&lt;br /&gt;Come la luna nel cielo segue il sole d’appresso, così la paura segue il mistero nelle profonde lande della notte.&lt;br /&gt;Ancora immerso nell’assordante silenzio prodotto dalle sue droghe, Jeramiahl incominciò la sua lunga scalata che lo avrebbe riportato al suo insipido stato di normalità. La prima cosa che udì fu il vento che irrompeva sul fianco della montagna, nella foresta attorno alla torre. Poi, quasi non credendo ai suoi stessi orecchi, sentì qualcos’altro. Non era un gioco del vento e neanche il lontano lamento di un animale, ma sembrava a tutti gli effetti una chiamata.&lt;br /&gt;Lottando contro l’effetto ancora attivo del veleno stordente, Jeramiahl mosse lentamente la sua mente verso quel suono, aguzzando al massimo il suoi sensi. Si accorse che il vento sembrava essere spezzato dalla voce di un uomo.&lt;br /&gt;“Fiuuuuu... ahl! Jer… Fiuuuuuu…  amiahl! Fiuuu…”&lt;br /&gt;La curiosità è un’arma efficace contro il desiderio di rimanere stordito, perciò, con le ultime forze del suo dolente corpo, il vecchio mosse lenti passi verso la grande finestra. Aveva bisogno di sapere se quella chiamata era reale, oppure se era uscita da una delle sue abituali allucinazioni.&lt;br /&gt;Il tempo con cui Jeramiahl raggiunse il bordo della finestra non aveva alcun senso per lui. Poteva essersi trattato di un minuto come di un secolo. Ciò che invece lo impressionò fu quello che vide. Un uomo chiamava il suo nome davanti all’entrata della torre. Un uomo!  Quanto tempo era passato da quando i suoi occhi grigi avevano visto per l’ultima volta un uomo? Ricordi impossibili da riportare alla luce in quello stato di torpore artificiale.&lt;br /&gt;Una sfida era giunta davanti alla porta della torre, ma sapeva già che non l’avrebbe accettata! Schermò ogni suo desiderio di conoscenza, deviò la mente lontano dalla curiosità, lasciando fare il resto alle sostanze in circolo nel corpo. Stava già per tornarsene al suo giaciglio quando quella voce, così colma di disperazione, lo fece fermare. Era il suo nome, invocato con decisione e audacia. L’uomo continuava a ripeterlo instancabilmente. Neanche il vento riusciva più a nasconderlo. Sembrava musicarlo, come quando un bardo accompagna con il liuto le parole di un’antica ballata.&lt;br /&gt;“Fiuuuuu... ahl! Jer… Fiuuuuuu…  amiahl! Fiuuu… Jeramiahl!”&lt;br /&gt;Tormentato dal desiderio di fondersi con le ombre della notte, il vecchio Maestro si trascinò verso la porta. Vincendo il buio con la luce del candelabro, Jeramiahl scese lentamente le tortuose scale della torre. Attinse ad ogni risorsa fisica che gli rimaneva per evitare di scivolare. Richiamò la forza che da tempo lo aveva abbandonato. La droga, sovrana di ogni vena, se lo stava lentamente divorando.&lt;br /&gt;Allo stremo delle sue forze, appena prima di abbandonarsi sul gelido pavimento, Jeramiahl riuscì a girare il chiavistello d’entrata, accettando di abbracciare il suo destino.&lt;br /&gt;Ed il vento che penetrò nella torre, precedette il misterioso straniero.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;II&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel sogno la sua mente vagava senza meta, seguendo correnti irresistibili, mentre una musica soave lo accompagnava attraverso un impossibile viaggio. Si sentiva galleggiare sulla melodia. Ma l’improvviso avvicinarsi di una luce abbagliante smorzò la musica che l’avvolgeva, sollevandolo al di sopra dell’abisso. E questo perché ogni volta la dose non era mai quella giusta. Mai sufficiente!&lt;br /&gt;Jeramiahl si svegliò nel suo giaciglio, con la testa poggiata sul comodo cuscino di piume. Una luce sconosciuta rischiarava le pareti della stanza. Era la luce del  fuoco che ardeva allegramente nel camino di pietra. Jeramiahl si meravigliò di quella calda atmosfera che la sua stanza, per anni immersa nel gelo e nelle tenebre, non aveva mai conosciuto. Solo in quel momento il vecchio maestro si accorse della presenza del camino.&lt;br /&gt;Un tempo si sarebbe seduto volentieri davanti ad un fuoco, magari sorseggiando del buon liquore, ma oggi non aveva più senso. I filtri di erbe e gli antidoti da lui provati lo avevano ormai reso insensibile alla temperatura. Non aveva bisogno di un camino. Non aveva bisogno di niente. Solamente un goccio di pozione dell’oblio…&lt;br /&gt;Alcuni istanti dopo si accorse di non essere solo nella stanza. La sua mente riesumò, da un fitto velo di nebbia, i ricordi di quello che gli era accaduto prima di cadere nell’abisso. Il vento, la chiamata, l’uomo dalla voce melanconica.&lt;br /&gt;Si accorse che quell’uomo era adesso accanto a lui. Più sorpreso che spaventato, Jeramiahl provò a muoversi, sporgendosi in direzione dello straniero. Nello stesso istante però intuì che le sue forze lo stavano nuovamente per abbandonare, e solo con un grande sforzo riuscì a mormorare qualcosa. Dalle sue corde vocali arrugginite provenne una debole domanda: «Chi sei?»&lt;br /&gt;Ma non ottenne alcuna risposta. E nuovamente il sonno dominò la sua mente. “Meglio così!” fu il suo ultimo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;III&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era solo nella stanza quando si risvegliò. Il fuoco ardeva ancora, ma la sua luce era stata rubata dal sole appena sorto. Entrava prepotentemente dalla finestra, invadendo la stanza con i suoi colori. Un nuovo giorno.&lt;br /&gt;Si sentiva molto meglio adesso. Lentamente provò ad alzarsi, e con passi meticolosi raggiunse la grande finestra al centro della parete, per ammirare la vista sulla valle. Era la valle dai mille cipressi, che come mille indici indicavano le stelle, celate di giorno dalla loro sorella gelosa.&lt;br /&gt;«Buongiorno Maestro» disse una voce alle sue spalle.&lt;br /&gt;Jeramiahl non si voltò. Il vetro davanti a lui rifletteva l’immagine dello straniero, fermo sulla porta d’ingresso. Sentì montare dentro di se tutta la sua rabbia e decise di non nasconderla.&lt;br /&gt;«Perché?» mormorò. «Perché un uomo non può essere abbandonato all’oblio?» Jeramiahl si voltò di scatto e si trovò davanti all’uomo che era diventato la chiave del suo destino. Un comune boscaiolo.&lt;br /&gt;«Ti ho già chiesto chi sei» proseguì il vecchio «ma non mi hai ancora risposto.»&lt;br /&gt;«Il mio nome ha poca importanza» rispose lo straniero. «La mia stessa esistenza non ha valore. Io sono soltanto un uomo venuto a chiedere aiuto.»&lt;br /&gt;«Non ricordo quanto tempo fa raggiunsi questo posto» riprese con fermezza Jeramiahl «ma so che sono passati molti anni, e nessuno era mai venuto fin qua a turbare la mia esistenza, ed interporsi tra me e la mia condanna. Cosa ti spinge a osare tanto?»&lt;br /&gt;«Oso poiché non ho altra scelta» rispose semplicemente l’uomo.&lt;br /&gt;Il silenzio scese improvvisamente tra i due, ed i secondi si susseguirono come lo scoccare delle note di una marcia funebre. Fu Jeramiahl a rompere il silenzio.&lt;br /&gt;«Seguimi. Ti mostrerò qualcosa» e detto questo, uscì con passo deciso dalla stanza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IV&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorrendo un’insidiosa scala a chiocciola dagli scalini umidi e scivolosi, i due raggiunsero l’entrata del sotterraneo a cui si poteva accedere da una porta di legno scuro. Dietro di essa si celavano, nelle remote profondità della torre, i segreti di Jeramiahl, maestro dell’arte alchemica.&lt;br /&gt;Le due ombre entrarono in una stretta caverna che andava snodandosi verso il basso, mentre la temperatura diventava, a mano a mano che i due scendevano, sempre più fredda. Il vecchio teneva alto il candelabro, e alla sua debole luce si intravedevano dei piccoli rivoli d’acqua piovana scorrere lungo le pareti, incidendo con il loro eterno lavoro la roccia stessa. La luce danzante delle candele provocava una serie di affascinanti giochi d’ombre.&lt;br /&gt;Ad un tratto la caverna si allargò in un’ampia grotta. Un lungo tavolo di noce occupava il centro di quello che altro non poteva essere che il laboratorio dell’alchimista. Sulle pareti irregolari della stanza erano disposte grandi mensole di marmo, occupate da decine di libri. Ognuno di questi era custodito in uno speciale contenitore in vetro che lo proteggeva dall’umidità. Sopra il tavolo si trovavano le più svariate forme di alambicchi, serpentine di cristallo e numerosissimi altri oggetti di vetro. Molti dei contenitori erano pieni di sostanze sconosciute, polveri colorate e liquidi odorosi. Erano i segreti di Jeramiahl; le sue pozioni magiche.&lt;br /&gt;Lo straniero contemplò quello spettacolo con un’espressione svanita, mentre accanto a lui il vecchio alchimista muoveva con grazia le sue mani sopra il tavolo, alla ricerca di qualcosa, forse uno dei suoi segreti.  Poi con estrema attenzione sollevò dal ripiano un’ampolla contenente uno strano liquido blu.&lt;br /&gt;«Stai a guardare, uomo!» disse Jeramiahl rivolto allo straniero.&lt;br /&gt;«Guarda cosa vuole dire giocare a carte scoperte con il tuo amico destino, tu che invochi aiuto! Beh, io non ho potuto farlo.» E detto ciò, il vecchio Maestro fece scivolare, sul freddo pavimento di roccia, lo strano liquido che aveva in mano.  Nella sua densità cadde sulla pietra quasi fondendosi con essa. Con un movimento regolare il liquido si dispose ai piedi delle due figure, una pozza scura priva di riflesso. Per un momento sembrò che non accadesse nulla, poi ad un tratto la superficie del liquido iniziò a tremolare, fino a dare forma a spettacolari immagini.&lt;br /&gt;Erano immagini del passato, riportate alla luce da quell’oscura magia, e sembravano così reali e vicine che lo straniero, ammutolito dalla meraviglia, si ritrasse di un passo. Mostravano le avventure del giovane Jeramiahl, un uomo dal volto fiero e radiante. Insieme a lui vi era una ragazza dai capelli color miele e la faccia di fata. Condividevano momenti incantevoli in riva ad un lago, in una giornata di sole accecante.&lt;br /&gt;Poi le immagini cambiarono. C’erano sempre i due giovani, ma questa volta combattevano insieme, uno accanto all’altra, sullo sfondo di lande dimenticate dal tempo. E poi di nuovo le immagini si dispersero e si riformarono, e si videro ancora i due che, a cavallo di due pegasi argentati, solcavano i cieli cercando di sfuggire ad un orda di orribili insetti giganti.&lt;br /&gt;Jeramiahl era felice, e così lo era la sua compagna.&lt;br /&gt;Ma poi le immagini cambiarono ancora e si fecero più grigie. La splendida ragazza dal volto di fata stava lentamente appassendo, e come se le ombre di una perversa entità avessero assalito il suo corpo, il velo dell’oblio senza ritorno si dipinse sul suo sguardo.&lt;br /&gt;Mentre le immagini si facevano sempre più scure, si vide come, sul letto della fine, la fanciulla si spengeva tra le braccia di Jeramiahl. E con la sua morte, anche le immagini morirono. Al loro posto affiorò la nuda e fredda pietra della caverna.&lt;br /&gt;Una voce si alzò a sentenziare ciò che l'incantesimo della pozza aveva mostrato.&lt;br /&gt;«Non vi sono speranze. Quando il fato scopre le sue carte è troppo tardi per chiunque, ed allora non resta altro da fare che aspettare il nostro turno.»&lt;br /&gt;Era la voce del vecchio, velata appena da un pianto represso. Il suo volto era una maschera di emozioni.&lt;br /&gt;Trascorsero secondi ricolmi di tensione prima che, con grande coraggio, lo straniero parlasse.&lt;br /&gt;«Sono giuste le vostre parole, Maestro. Ma se è vero che il fato ci è nascosto, la speranza rimane sempre nostra amica.»&lt;br /&gt;Le parole percorsero il vuoto della stanza, mentre il vecchio alchimista teneva lo sguardo ancora fisso sulla pietra. Lo straniero, sperando che stesse ascoltando, riprese a parlare.&lt;br /&gt;«È per questo che sono venuto a pregarla di aiutarmi. Mio figlio Celian è malato; ha la Dissolvenza. Sta attraversando le lande che presto lo condurranno dalla Regina delle Ombre. Tutti sanno che lei conosce i più grandi segreti alchemici. I suoi antidoti sono i soli che possono vincere la Dissolvenza. La scongiuro, mi aiuti!»&lt;br /&gt;«Basta Uomo!» urlò Jeramiahl. «Tu hai portato nella mia dimora parole che per me non significano niente. lo ti ho mostrato. Tu, cosa puoi mostrarmi?»&lt;br /&gt;«Posso mostrarti questo» disse allora lo straniero, estraendo dal proprio zaino un libro pergamenato e porgendolo al vecchio. Era un libro molto ben curato, con una copertina in cuoio e una rilegatura di buona fattura. Lo straniero continuò a parlare: «Ho regalato questo libro di pagine bianche a mio figlio perché a lui piace molto scrivere poesie e pensieri. Prima che il male lo colpisse ha composto questi versi.»&lt;br /&gt;L’uomo mostrò al vecchio la prima pagina del libro, vergata da una semplice calligrafia. Jeramiahl, con le braccia conserte ed il volto impassibile, girò impercettibilmente lo sguardo per leggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;INVERNO&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non dare colpa all’inverno&lt;br /&gt;È  una stagione come altre&lt;br /&gt;Nel tempo fuggito e nell’odierno&lt;br /&gt;Donò il desiderio di una coltre.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Del gelo è caro amico&lt;br /&gt;E il vento è forte nei suoi giorni&lt;br /&gt;Ma fidati se ti dico&lt;br /&gt;Che son solo dei contorni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non è colpa dell’inverno&lt;br /&gt;Se il sol non ti saluta&lt;br /&gt;È solo il ciclo eterno&lt;br /&gt;La grazia ricevuta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oh mia cara foglia&lt;br /&gt;Soffiano le brezze&lt;br /&gt;La landa è presto spoglia&lt;br /&gt;A forza di carezze&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tu hai dichiarato&lt;br /&gt;Lo scorrere impietoso&lt;br /&gt;Del tempo già passato&lt;br /&gt;Veloce e silenzioso&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Addio foglia al vento&lt;br /&gt;Ormai sei già lontano&lt;br /&gt;E  fin da ora sento&lt;br /&gt;Quell’avanzare piano.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di un anno già passato&lt;br /&gt;Puntuale in questo giorno&lt;br /&gt;Che tu hai suggellato&lt;br /&gt;Portandoci l’inverno.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Con occhi bagnati da lacrime dimenticate, Jeramiahl prese tra le mani il libro che lo straniero gli aveva mostrato. La sua bocca rimase muta per alcuni minuti.&lt;br /&gt;«Non è bella?» domandò l’uomo accanto a lui.&lt;br /&gt;«È di più. È vera.» Fu la risposta del vecchio.&lt;br /&gt;«Mi aiuterai allora a salvare mio figlio?»&lt;br /&gt;Le parole fuoriuscirono da sole…&lt;br /&gt;«Si, ti aiuterò.»&lt;br /&gt;E mentre richiudeva il libro, Jeramiahl si accorse che si era appena aperta davanti a lui la strada di un nuovo corso. Il primo passo era stato fatto, ed il cancello era stato varcato. Poi avrebbe atteso i venti, sperando di incontrarne uno che lo avrebbe portato ancora una volta lontano, nelle lande dimenticate dal tempo. Lontano dalla sua prigione. Lontano dai suoi ricordi. Lontano, dove finalmente avrebbe potuto giocare con il destino ad armi pari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo - 1996&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5239404864314890763?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5239404864314890763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/01/jeramiahl.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5239404864314890763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5239404864314890763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2010/01/jeramiahl.html' title='JERAMIAHL'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-887362907201916058</id><published>2009-12-09T01:52:00.000-08:00</published><updated>2009-12-09T01:53:13.263-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Draghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><title type='text'>EREDITÁ SEGRETA</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1443" title="Ereditá segreta" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/eredita-segreta.jpg" alt="Ereditá segreta" height="542" width="361" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sabbia e si rialzò in piedi di scatto, perché la sua amica Chiara stava venendo giù. Ebbe una breve sensazione di vertigine e avvertì qualcosa di caldo e bagnato. Il primo pensiero, il più imbarazzante, fu che si era fatta la pipì addosso. Ma c’era qualcosa di strano…&lt;br /&gt;Allungò le dita sotto la gonnellina di fiori, sfiorando una patina umida che ricopriva le mutandine. Quando si guardò i polpastrelli trattenne un urlo e scappò via. Le amiche erano troppo sorprese per correrle dietro.&lt;br /&gt;Sua madre l’aveva avvertita che sarebbe successo. Ormai aveva dodici anni compiuti, e le ragazze a quell’età diventavano donne, o almeno così si diceva dalle sue parti. A Chiara ad esempio erano venute un mese prima, ed era stata una mezza tragedia. A scuola si era data per malata, e ai giardini non si era vista per una settimana. Quando Tullia la rivide sembrava davvero cambiata. Che strano che era il corpo delle ragazze, aveva pensato.&lt;br /&gt;E adesso succedeva a lei. Doveva tornare subito a casa, ma non dire niente al papà e alla mamma, perché quella situazione era davvero imbarazzante. Glielo avrebbe detto con calma, magari a cena, o meglio domani.&lt;br /&gt;Entrò in casa dalla porta sul retro, quella che dava sul giardino, salutò veloce la madre che era impegnata col piccolo Luca, salì le scale tre alla volta e si infilò nel bagno. La doccia avrebbe gettato troppi sospetti sul suo rientro inaspettato, così optò per il bidè. Si sfilò le mutandine e le gettò lontano, poi si sedette sopra l’acqua e incominciò a pulirsi. Voleva vedere meno sangue possibile, non perché le facesse impressione, figuriamoci, ma perché la faceva sentire sporca.&lt;br /&gt;La sua testa lavorava a cento all’ora. Doveva trovare quei pannolini che usava la mamma, afferrarne uno al volo e poi schizzare veloce in camera da letto per cambiarsi. Suo padre era a lavoro e non sarebbe tornato fino alla ora di cena. La madre la chiamò un paio di volte da basso, ma lei era stata veloce a risponderle con naturalezza che doveva urgentemente usare il bagno, il che non era proprio una bugia.&lt;br /&gt;Il problema più grosso erano le mutandine, che senza neanche degnare loro di un’occhiata aveva scaraventato oltre il bordo della vasca da bagno. Giacevano laggiù, piene di sangue, ad imbrattare la ceramica tirata a lucido dalla madre. Le avrebbe sciacquate velocemente nella vasca e poi nascoste da qualche parte.&lt;br /&gt;Si riscosse da quei pensieri. Quanti minuti erano passati, uno, dieci, cento? L’acqua del bidè continuava a lambirle le parti intime. Poteva bastare, pensò, e chiuse il rubinetto. Si asciugò con della carta igienica per non lasciare tracce e finalmente si alzò in piedi. Adesso le mutandine, pensò…&lt;br /&gt;Si avvicinò alla vasca da bagno, gettò lo sguardo oltre il bordo, e vide esattamente quello che si era aspettata, ma non proprio…&lt;br /&gt;“Che caspita significa?” sussurrò la ragazza appena fatta donna.&lt;br /&gt;Non era la prima volta che vedeva il sangue, però quello era diverso. Glielo aveva accennato la mamma, e Chiara le aveva detto infatti era molto più scuro, quasi marrone. Ma ciò che vedeva nella vasca era ben altro.&lt;br /&gt;Quando poco prima si era guardata le mani non ci aveva fatto caso. Il sole abbagliante le aveva giocato uno scherzo, o forse era stata la sua testa, fatto sta che aveva dato per scontato che fosse rosso. Invece…&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Tullia non erano mai piaciuti i broccoletti. La mamma ci faceva la pasta perché suo padre ci andava matto, ma lei la preferiva col burro e formaggio. A tavola gli adulti parlavano dell’assicurazione dell’auto, delle ferie in agosto e della lavatrice che perdeva acqua. Luca afferrava le penne con le mani e se le metteva in bocca, sorridendo con i suoi sei dentini. Aveva le guance così imburrate che riflettevano il neon sopra la tavola. Lei invece spostava con precisione la pasta rimastale nel piatto, formando piccole figure geometriche, un triangolo, un quadrato, un pentagono…&lt;br /&gt;«Che c’è Tullia, non hai fame?» domandò suo padre. Era un uomo molto gentile, e a volte lei riusciva a perdersi nei suoi occhi, ma che ne poteva sapere lui delle ragazze di dodici anni e dei loro problemi.&lt;br /&gt;«No…» rispose lei svogliatamente.&lt;br /&gt;«C’è qualcosa che non va?» incalzò sua madre. Perché dovrebbe esserci sempre qualcosa che non va se non si ha appetito, pensò. Era sul punto di dare voce a quel pensiero quando si fermò e abbassò la testa.&lt;br /&gt;In quel momento successe qualcosa di veramente strano. Fu come se un’ombra, non proprio cattiva ma in qualche modo aliena, fosse calata sulla tavola. Persino Luca se ne accorse perché smise di sorridere e lasciò andare la penna che aveva in mano.&lt;br /&gt;Tullia alzò lo sguardo e vide i suoi che si guardavano intensamente negli occhi. I loro volti sembravano cambiati, il silenzio stava diventando ancora più imbarazzante del segreto di Tullia, per questo la ragazza decise di romperlo.&lt;br /&gt;«Che succede?»&lt;br /&gt;Allora la madre la guardò. «Ti sono venute?»&lt;br /&gt;La ragazza diventò rossa come un peperone. «Ma mamma…» mormorò lei, facendo un cenno con la testa in direzione del padre, per lasciarle intendere che quelle erano cose di cui non si poteva parlare in presenza di uomini. E poi la questione era un po’ più complicata di così…&lt;br /&gt;«Di che colore…» la domanda del padre, inaspettata e incompiuta, la fece voltare di scatto.&lt;br /&gt;«Cosa?»&lt;br /&gt;«Amore, non preoccuparti, rispondi a tuo padre» la rassicurò la madre.&lt;br /&gt;Un parte di lei voleva sputare fuori quell’assurdo segreto, abbracciare il padre, chiarire quella stupita situazione, ma un secondo prima di riuscire a liberarsi di quel peso, fu colta da un pianto isterico, irrazionale e diluviante. Lasciò la tavola e corse al piano di sopra, sbattendo violentemente la porta della sua stanza. Poi affondò il volto nel suo cuscino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Lasciatemi in pace…»&lt;br /&gt;Si era aspettata che sarebbero venuti a bussare alla porta, ma ce ne avevano messo di tempo. Lei si era quasi addormentata, e forse sarebbe stato meglio così, pensò.&lt;br /&gt;«Vuoi parlarne domani?» Era la voce di suo padre. Perché lui? Che cosa c’entrava lui? Quelle erano cose che normalmente si discutevano insieme alle madri… Ma quella non era una situazione normale, e lei lo sapeva bene. E poi quell’ombra caduta sulla tavola, pochi minuti prima, che significava?&lt;br /&gt;«No, entra…» riuscì a rispondere, ma rimase aggrappata al cuscino. Se suo padre voleva davvero parlarle, allora lo avrebbe fatto con la sua schiena.&lt;br /&gt;Lo sentì chiudere la porta e accomodarsi sul bordo del letto. Ascoltò il suo respiro e avvertì l’odore pungente del dopobarba, anche se a fine giornata ne rimaneva ben poco ed era mescolato al suo odore. C’era qualcosa nell’odore di suo padre che la faceva sentire strana, più vicina a lui ma in modo diverso. Era innegabile il fatto che si somigliassero molto, lo dicevano tutti.&lt;br /&gt;«Se hai delle domande sono qui…» disse lui. E che cavolo significava, pensò Tullia. Certo che aveva delle domande, mille domande, ma lui non era certo la persona alla quale voleva porle. Oppure…&lt;br /&gt;«Siamo diversi, non è vero?» riuscì a dire, senza neanche sapere bene perché.&lt;br /&gt;«Tutti siamo diversi, amore…» rispose lui.&lt;br /&gt;Al diavolo la difensiva. Al diavolo l’imbarazzo. Tullia si alzò mettendosi a sedere sul letto di fronte a suo padre. Aveva gli occhi bagnati di lacrime e i capelli arruffati.&lt;br /&gt;«Sanguino oro! Che cavolo significa papà?»&lt;br /&gt;Lui le prese le mani tra le sue e le disse: «Guardami!»&lt;br /&gt;Tullia guardò negli occhi di suo padre, occhi castani e profondi, e li vide cambiare, diventare verdi accesi, come due pietre preziose in controluce. Il respiro le si bloccò nel petto. Provò a parlare ma non riuscì ad emettere alcun suono. Seguì invece la luce di quegl’occhi, che la invitavano a guardare più da vicino, a sprofondare in quell’abisso smeraldino. Avvertì il cambiamento, ma lo riconobbe solamente nel momento in cui intravide la sua immagine riflessa negli occhi del padre. Anche gli occhi della ragazza erano cambiati.&lt;br /&gt;«Riesci a sentirlo?» domandò lui, stringendole più forte le mani.&lt;br /&gt;Era il cuore di fuoco, fulgido e dirompente, pulsava nel suo petto pompando sangue e lava.&lt;br /&gt;«Padre, chi siamo?»&lt;br /&gt;«Lo devi scoprire da sola…. Seguimi…»&lt;br /&gt;E Tullia seguì il padre dentro l’abisso. Vide cieli striati di nuvole e tramonti su paesaggi stranieri, picchi innevati e valli incontaminate, un giro di giostra nel cielo azzurro, a cavallo di un’aquila reale oppure di un pegaso, come nelle favole… Giravolte, virate e picchiate, col vento tra i capelli e il profumo dei sempreverdi nelle narici.&lt;br /&gt;«Chi siamo…?» sussurrò ancora. Ma aveva già risposto a quella domanda. Doveva solo convincersi.&lt;br /&gt;Continuò a volare insieme al padre, perché era davvero bellissimo e non avrebbe mai voluto smettere. Tullia volò, riscoprendo le sue radici, accettando il suo destino, abbracciando l’ignoto.&lt;br /&gt;Sono un drago, pensò. È incredibile, ma è davvero così…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«E mamma?» domandò Tullia, una volta rientrata nel suo corpo.&lt;br /&gt;«Mamma è umana…» rispose il padre.&lt;br /&gt;«E Luca?»&lt;br /&gt;«Ancora non è possibile saperlo. L’eredità si riconosce col passaggio all’età adulta.»&lt;br /&gt;«Capisco…»&lt;br /&gt;Adesso il padre aveva assunto un’espressione distaccata, quasi preoccupata.&lt;br /&gt;«C’è dell’altro, vero?» intuì la ragazza.&lt;br /&gt;«C’è sempre dell’altro…» rispose il padre sforzandosi di sorridere. «Però per adesso può bastare. Sappi solo una cosa; c’è una guerra in corso tra noi draghi di smeraldo e quelli di rubino. Sono ormai millenni che va avanti. Molti di noi si sono persino dimenticati le ragioni che ci spingono ancora a combatterci. Un giorno te ne parlerò…»&lt;br /&gt;«Ok papà…»&lt;br /&gt;I due si abbracciarono, uniti da un segreto troppo grande per il mondo di tutti i giorni; lavoro, scuola, assicurazioni e lavatrici difettose.&lt;br /&gt;«Promettimi solo una cosa.»&lt;br /&gt;«Cosa?»&lt;br /&gt;«Se dovessi incontrare un rubino… scappa!»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Aeribella Lastelle 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-887362907201916058?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/887362907201916058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/12/eredita-segreta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/887362907201916058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/887362907201916058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/12/eredita-segreta.html' title='EREDITÁ SEGRETA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-191137880119456435</id><published>2009-11-18T00:29:00.000-08:00</published><updated>2009-11-18T00:30:31.692-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberpunk'/><title type='text'>LA SINDROME DEL SENSO DI COLPA</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/la-sindrome-del-senso-di-colpa.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1271" title="la-sindrome-del-senso-di-colpa" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/la-sindrome-del-senso-di-colpa.jpg" alt="la-sindrome-del-senso-di-colpa" height="304" width="458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carey Wolf apre gli occhi alle sette e trentacinque in punto. L’impulso viene da una zona circoscritta del cervelletto, quella destinata alle connessioni. La sveglia interna lo informa dell’ora, del giorno, dell’anno e degli appuntamenti in agenda. In meno di tre secondi Wolf è a conoscenza della temperatura esterna, di quella interna, della probabilità percentualistica di precipitazione e delle ultime news, settate secondo priorità: cronaca, politica, sport, annunci-incontri.&lt;br /&gt;Carey Wolf vive in un penthouse che si affaccia su Londra. L’intero edificio è di sua proprietà, così come l’elicottero posteggiato sulla pista d’atterraggio, che è anche la terrazza del suo appartamento. Alle nove e quindici ha un appuntamento dall’altra parte della città; appena venti minuti di volo.&lt;br /&gt;Sotto la doccia visiona il notiziario, mentre si veste conclude un paio di operazioni bancarie, davanti ad un caffè fumante contatta la sua segretaria, le da disposizioni, chiama Tokio, Parigi e Washington, il tutto senza toccare un solo dispositivo. Interfaccia cerebrale Mitros; trattarsi bene è un dovere.&lt;br /&gt;La giornata sfila via senza intoppi. Appuntamenti di lavoro, lunch insieme agli amici, un salto in ufficio nel pomeriggio, il tennis club fino alle cinque, l’aperitivo con Tania, contattata attraverso l’open-chat Aphrodite, sushi accompagnato da un Krug Vintage, sesso in ascensore, giochi erotici e coca nella suite dell’Hotel Palace, ovviamente di sua proprietà. Il sonno lo rapisce felice.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Roman Baker si sveglia tra le lenzuola di seta dell’Hotel Palace. Accanto a lui c’è sua moglie Penelope, capelli neri, occhi profondi come il mare e un culo da urlo. Sono sposati da sole ventiquattro ore ma qualcosa in Roman gli dice che non sarebbero durati fino a fine anno. Sul momento gli sembrava una buona idea; il matrimonio, la luna di miele a Londra, ma soprattutto il sedere di lei. Si conoscevano da poco più di un mese e non l’aveva mai vista andare fuori di testa come la sera prima.&lt;br /&gt;Sul tavolino da tè della suite rimanevano un paio di strisce di coca, quelle che lui aveva rifiutato. Il naso di Penelope sembrava un aspirapolvere. Si era avventata su di lui strappandosi la camicetta, cercando disperatamente la lampo dei suoi calzoni, quando improvvisamente la scena dall’erotico si era trasformata in grottesco. Un fiotto di sushi e champagne era sgorgato dalla sua bocca, battezzando le lenzuola della loro prima notte d’amore.&lt;br /&gt;Roman si alza e si accende una sigaretta. L’interfaccia lo ha appena informato dell’ora e delle condizioni meteorologiche, oltre a ricordargli per filo e per segno gli eventi appena trascorsi. Le due del pomeriggio. Con lei fuori gioco c’era d’aspettarsi di passare tutta la giornata tra le mura di quella dannata suite. Tanto valeva riordinare un po’ la stanza.&lt;br /&gt;Più tardi Penelope apre gli occhi, sente il suono del televisore, fa per alzarsi ma un terribile mal di testa la convince a rigirarsi di nuovo tra le lenzuola e a riaddormentarsi.&lt;br /&gt;Alle otto e quindici Ramon ordina la cena; bistecca, insalata ed un bicchiere di vino per lui e un tè per lei. È ancora a letto. È dispiaciuta. Vorrebbe farsi perdonare ma la testa le scoppia.&lt;br /&gt;Alle dieci e cinquantacinque dormono nuovamente entrambi come due angioletti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emmilian Lalonde non ama gli hotel, ma oggi è a Londra per lavoro e il Palace è uno dei migliori. L’interfaccia gli dice che sono le sei e cinquantacinque e che tra poco più di mezz’ora lo verranno a prendere. Sua moglie Linda, che dorme profondamente accanto a lui, ha regolato la sveglia alle otto. Non la disturba, ma non può fare a meno di accarezzarle i capelli, velluto nero sulla seta delle lenzuola. Sarà comunque di ritorno all’hotel per pranzo, dopo il sopralluogo al Grand Terminal.&lt;br /&gt;Emmilian Lalonde, ingegnere informatico, trentadue anni, sposato da quattro, impiegato del governo, residente a Northampton, apre i files nella sua testa, come farebbe davanti a uno schermo. Invece è sotto la doccia, usa uno shampoo antiforfora e si chiede se non rimarrà calvo prima dei quaranta. Abito grigio, senza cravatta perché la odia, sfiora la testa della moglie con le labbra prima d’imboccare la porta ed uscire nel corridoio dell’albergo. Gli rimangono poco più di dieci minuti per la colazione. Nel frattempo si ripassa il programma; aggiornamenti al software Wakeup, controllo ricezioni satellitari, installazione nuovo sistema operativo. Una mezza giornata di lavoro buona. Il caffè è eccellente.&lt;br /&gt;L’auto è una di quelle del governo, nera coi finestrini opachi. Si ferma davanti all’entrata della lobby anche se non potrebbe. Il portiere fa finta di niente. Ne esce un tipo alto, stempiato, abito nero, occhiali rigorosamente scuri, portamento distaccato, movimenti chirurgici. Lalonde, comodamente seduto sul divano davanti alla reception, lo osserva venirgli incontro con passo sicuro.&lt;br /&gt;«Mister Lalonde?» La sua voce è asettica.&lt;br /&gt;«Si, sono io.»&lt;br /&gt;«Andiamo…»&lt;br /&gt;L’abitacolo è diviso da un vetro. L’uomo siede accanto all’autista, mentre Lalonde è da solo sul sedile posteriore. Le corsie preferenziali di Londra sono semideserte, pochissima la gente sui marciapiedi. Molti negozi sono ancora chiusi; non sono ancora le otto.&lt;br /&gt;Lalonde si rilassa con un po’ di musica. Seleziona la playlist lounge, chiude gli occhi e si lascia trasportare. Pensa ai baci di Linda, al suo profumo, al modo in cui hanno fatto l’amore, tra le lenzuola di seta dell’Hotel Palace. Dio come l’amava!&lt;br /&gt;Lalonde riapre gli occhi su un assolo di sax. C’è qualcosa che non và. La strada non è quella giusta. Bussa al vetro, chiede spiegazioni all’autista e al suo amico ma nessuno gli risponde. Gli sportelli sono ovviamente bloccati. I finestrini anche. Mentre immagini di una periferia sconosciuta scorrono attraverso i vetri, Lalonde si chiede in quale guaio sia finito. Le connessioni nella sua testa sono partite. Non gli è più possibile comunicare con l’esterno.&lt;br /&gt;«Dove mi state portando? Cosa è successo al mio interfaccia?» urla attraverso il vetro, ma i suoi rapitori non si voltano neanche a guardarlo.&lt;br /&gt;Pensa veloce, prova a riaccedere al server madre, ma niente da fare, è tagliato fuori. Usa un programma interno rivelatore di impulsi. C’è qualcosa nella parte posteriore dell’abitacolo che altera la ricezione, se solo riuscisse ad aggirare il problema potrebbe avvertire il Grand Terminal, ma deve fare in fretta. Gocce di sudore gli imperlano la fronte, mentre smuove i pezzi di uno strano puzzle nella sua testa. Ecco, ci siamo quasi…&lt;br /&gt;…ma l’impulso cambia improvvisamente di frequenza, e questa volta è doloroso. Lalonde si accascia sui sedili posteriori dell’auto nera, sprofondando in un oblio digitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando riapre gli occhi la luce di un neon lo abbaglia. È disteso su un lettino reclinabile di pelle nera, dentro una stanzetta vuota. C’è una porta alla sua destra e un ampio specchio alla sua sinistra. Qualcuno lo sta osservando al di là di quel vetro, ma non è il suo interfaccia a suggerirglielo. Quello è ancora inaccessibile.&lt;br /&gt;Dolorante si mette a sedere. Hanno giocato un po’ con il suo sistema neurale, usando frequenze proibite. Il risultato è come un giro nel portabagagli di un auto senza sospensioni.&lt;br /&gt;La porta si apre. Entra un uomo sulla cinquantina, calvo, con gli occhiali, il camice bianco, una cartelletta in mano. Qualcuno richiude la porta da fuori; è il tipo con gli occhiali scuri.&lt;br /&gt;«Buongiorno signor Lalonde, il mio nome è Valentin Sayer, oppure dottor Sayer se le và…»&lt;br /&gt;«Dove diavolo sono? Chi siete voi?» Lalonde cerca la voce arrabbiata, ma riesce appena a sollevare la testa. Tossisce, si stringe le tempie, ritorna distendersi sul lettino.&lt;br /&gt;«Non si affatichi. Vedrà, le passerà presto.»&lt;br /&gt;Questa volta non risponde. Sa già che non ne vale la pena.&lt;br /&gt;«Mi spiace per ciò che sta passando, ma presto si renderà conto che quello che vi abbiamo fatto era necessario…»&lt;br /&gt;«Stronzate…» sussurra Lalonde con le mani sul volto. Se solo potesse riaccedere al suo interfaccia, pensa.&lt;br /&gt;Il dottor Sayer riprende a parlare «…non mi sembra il caso di andare avanti, adesso. Le darò qualcosa per far calmare i dolori. Riprenderemo più tardi.»&lt;br /&gt;Nei minuti susseguenti un’infermiera gli somministra degli antidolorifici per endovena. Mezz’ora dopo i dolori sono scomparsi, ma l’accesso al deck interno è sempre sbarrato.&lt;br /&gt;«Fatemi uscire!» urla, sbattendo i pugni sul vetro. Valentin Sayer rientra nella stanza. Ha una sedia pieghevole. La apre e si accomoda davanti al lettino del prigioniero.&lt;br /&gt;«Adesso mi ascolti bene signor Lalonde, e cerchi di prestarmi attenzione. Tra meno di un’ora sarà di nuovo sull’auto e questa volta in direzione del Grand Terminal.»&lt;br /&gt;«Che cosa vuol dire tutto questo?»&lt;br /&gt;«Glielo sto cercando di spiegare, signor Lalonde. Si sieda ed ascolti.»&lt;br /&gt;Riacquistata un minimo di tranquillità, Lalonde prende posizione sul lettino di pelle. È aggrappato alla promessa del dottore; tra meno di un’ora tornerà tutto normale.&lt;br /&gt;«Quello che sto per rivelarle le sembrerà assurdo, ma non ho nessun altro modo per convincerla se non quello di raccontarle come stanno le cose. Starà a lei crederci oppure no.»&lt;br /&gt;Sayer usa una pausa per assicurarsi che il suo interlocutore lo stia seguendo. Lalonde mette su uno sguardo scettico ma pare concentrato. La storia incomincia.&lt;br /&gt;«Come lei sa il Grand Terminal di Londra gestisce tutti gli impulsi dei maggiori network. Li seleziona, li smista, li traduce e li converge ai ripetitori ai quattro angoli del pianeta. Il 98% della popolazione mondiale utilizza degli implant-deck che quotidianamente vengono aggiornati con nuovi flussi di informazioni; previsioni metereologiche, notizie, annunci e aggiornamenti per la navigazione in rete. Il suo lavoro è proprio quello di monitorare il sistema utilizzato dal Grand Terminal. Le spiace se fumo?»&lt;br /&gt;Valentie Sayer estrae un pacchetto di sigarette al mentolo.&lt;br /&gt;«No, si figuri» risponde Lalonde, ma l’odore del tabacco aromatizzato gli mette subito la nausea.&lt;br /&gt;Sayer riprende a parlare.&lt;br /&gt;«Quello che non sa è che in realtà il Grand Terminal è il più grande esperimento di acquietamento mai realizzato. Ciò che trasmette regolarmente ogni giorno a milioni di persone, pochi istanti prima del loro risveglio, non è solamente una manciata di informazioni di comune utilizzo; orario, temperatura, messaggi di segreteria ecc. Come lei certamente saprà gli interfaccia interagiscono direttamente con la zona del cervello riserbata alla memoria, moltiplicando la sue capacità di storage a seconda della potenza del dispositivo in dotazione. L’impulso lanciato dal Grand Terminal ogni giorno al 98% della popolazione mondiale cancella sistematicamente la cartella “memoria” e la riempie con nuove informazioni. Come conseguenza succede che ogni individuo ha una percezione diversa della propria vita ogni singolo giorno.»&lt;br /&gt;Le parole del dottor Sayer rimangono prigioniere della piccola stanza. Lalonde prova ad afferrale, a farle sue, ma queste gli scivolano via.&lt;br /&gt;«Lei è pazzo!» borbotta.&lt;br /&gt;«Mi faccia spiegare. Ancora qualche minuto e poi sarà libero di andarsene.» Spenge la sigaretta schiacciandola sul linoleum e apre la cartellina che ha in mano.&lt;br /&gt;«Lei oggi è il signor Emmilian Lalonde, felicemente sposato con la signora Linda Lalonde, che al momento si trova sotto la doccia nella vostra suite dell’Hotel Palace. Lei crede di essere arrivato ieri sera a Londra con il treno delle diciotto, di aver fatto il check-in, di aver cenato al ristorante dell’albergo, di essere salito in camera e di aver fatto l’amore con sua moglie. In realtà ieri lei era il signor Roman Baker, che a sua volta credeva di essere in viaggio di nozze con sua moglie Penelope. Il giorno prima invece era il signor Carey Wolf, proprietario dell’Hotel Palace, arrivato nella medesima stanza nella quale vi siete svegliato stamattina insieme a Tania, una ragazza di facili costumi. Ovviamente avrà già capito che Tania, Penelope e Linda sono la stessa persona. L’impulso non riesce a cancellare completamente tutti i ricordi. Se lei prova a concentrarsi su questi nomi, Roman Baker e Carey Wolf, forse riuscirà a rammentare qualcosa…»&lt;br /&gt;Lalonde chiude gli occhi, vorrebbe ridere a squarciagola e uscire da quella situazione insensata, ma qualcosa lo trattiene. Si concentra sui due nomi. È tutto così assurdo… Frammenti di una vecchia pellicola gli scorrono davanti agli occhi; un volo in elicottero, una partita a tennis, un pompino in ascensore, due strisce di coca sul tavolino dell’hotel, una bistecca con insalata…&lt;br /&gt;«Che diavolo significa?» urla.&lt;br /&gt;«Adesso si calmi, ho quasi finito» lo rassicura il dottor Sayer. Poi riprende a parlare.&lt;br /&gt;«Stiamo monitorando l’esperimento da circa due anni e crediamo che sia venuto il momento di interromperlo. Per questo motivo lei è qua. Le daremo istruzioni per innescare il programma di disinstallazione, una volta che raggiungerà il Grand Terminal. Ma prima vorrei spiegarle i motivi di quello che stiamo facendo.»&lt;br /&gt;Sayer cerca una posizione più comoda sulla sua sedia e si accende un’altra sigaretta al mentolo.&lt;br /&gt;«L’inaudita escalation di violenze, guerre e calamità accadute nella prima metà di questo secolo hanno convinto alcune persone nelle stanze dei bottoni ad iniziare un piano di selezione demografica estremamente rigido. Le sue percezioni del mondo le fanno credere che siamo più o meno sette miliardi, ma non è così. La popolazione mondiale conta poco più di cinquecento milioni di persone. La selezione ovviamente ha preferito le civiltà più avanzate, e il risultato è stato ottenuto attraverso una sistematica pulizia etnica ai danni delle popolazioni più retrograde. Una volta conclusasi questa prima fase, si è operata un’equa spartizione delle risorse energetiche e delle terre. Per qualche anno il nuovo ridimensionamento geopolitico ha giovato grandemente all’umanità. Sono terminati i conflitti e si sono risolti i problemi relativi alla scarsità delle risorse primarie; gas, petrolio e acqua. Purtroppo dopo un paio di anni si sono avvertiti i primi sintomi di quella che tra noi addetti ai lavori chiamiamo semplicemente la “sindrome del senso di colpa”. La maggior parte della popolazione, malgrado il bel vivere, non riusciva a sopportare l’idea di aver partecipato, attivamente o passivamente, allo sterminio di più di sei miliardi di persone. Le prime conseguenze furono degli stati depressivi di massa che portarono al suicidio un numero impressionante di persone. Si iniziò subito un primo programma di acquietamento, cercando di rimuovere i ricordi della pulizia etnica ma purtroppo, come ha appena constatato lei di persona, non è facile cancellare completamente il supporto mnemonico del cervello. Fu così che avviammo il secondo programma di acquietamento, cioè quello in corso. I supporti di memoria della popolazione mondiale sono stati cancellati e riprogrammati più di seicento volte ormai, e crediamo che si sia finalmente persa ogni traccia di quelle terribili testimonianze. Per questo è giunto il momento che ognuno si riappropri della sua identità.»&lt;br /&gt;Lalonde ascolta il suo corpo e cerca di convincersi che tutto quello che gli è appena stato detto è un’enorme frottola. Ma qualcosa dentro di lui gli sussurra che non è così.&lt;br /&gt;«Prenda questo supporto e lo inserisca nel deck del Grand Terminal. Penserà a tutto lui.»&lt;br /&gt;Sayer consegna nella mani tremanti di Lalonde un microchip. Poi l’uomo con gli occhiali scuri entra nella stanza, lo prende gentilmente per un braccio e lo accompagna fuori, attraverso uno stretto corridoio, e poi oltre una porta grigia di metallo. L’aria gelida del mattino spazza via la nausea delle sigarette al mentolo. C’è l’auto nera ferma in un enorme parcheggio vuoto. Lalonde viene condotto nell’abitacolo, il motore si accende e meno di cinque minuti più tardi la zona periferica industriale è già alle sue spalle.&lt;br /&gt;L’incubo è finito, pensa. Questa gente è pazza!&lt;br /&gt;Poi incominciano i ricordi. I grandi forni crematori, la puzza nauseabonda dei corpi bruciati, le immagini di devastazione riprese dalle televisioni, la fredda determinazione degli eserciti della coalizione, la propaganda di morte dei governi. Tutto risale in superficie, come un veleno aggrappato alle cellule del corpo, incapace di essere rimosso neanche attraverso le generazioni. La nuova maledizione dell’uomo.&lt;br /&gt;«Fermate la macchina! Vi prego, fermatela, devo vomitare!» ordina Lalonde, battendo sul vetro che lo separa dai due uomini.&lt;br /&gt;Un marciapiede di periferia si macchia dei resti della colazione del Palace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Come ha reagito il soggetto numero 543?»&lt;br /&gt;«Negativo.»&lt;br /&gt;«Tempo di affioramento dei ricordi?»&lt;br /&gt;«Diciassette minuti e quarantacinque secondi.»&lt;br /&gt;«Meglio di ieri. Molte grazie, dottor Sayer.»&lt;br /&gt;«Riproviamo domani?»&lt;br /&gt;«Certo.»&lt;br /&gt;«Nome del soggetto?»&lt;br /&gt;«Wildon Harvie.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-191137880119456435?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/191137880119456435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/la-sindrome-del-senso-di-colpa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/191137880119456435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/191137880119456435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/la-sindrome-del-senso-di-colpa.html' title='LA SINDROME DEL SENSO DI COLPA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8732242019556789921</id><published>2009-11-07T05:03:00.000-08:00</published><updated>2009-11-07T05:04:24.248-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luna'/><title type='text'>MIO PADRE E LA LUNA</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/mio-padre-e-la-luna.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-1220" title="mio-padre-e-la-luna" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/04/mio-padre-e-la-luna.jpg" alt="mio-padre-e-la-luna" height="358" width="460" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la notte del solstizio d’estate, e faceva un caldo bestiale. Lo sapete che quelle notti sono un po’ magiche, o almeno così diceva mia nonna. Mi affacciai alla finestra e vidi i pipistrelli girare come matti. Erano quasi le dieci ma c’era ancora un po’ di luce nel cielo. Per un bambino non era certo presto, ma io di sonno non ne avevo, così rimasi a guardare la luna, piena e gialla come un lampione. Anche lei aveva qualcosa di magico…&lt;br /&gt;D’improvviso la vidi venir giù. No, non stava cadendo, sembrava invece che qualcuno la stesse tirando con una corda. Doveva averci un bel po’ di forza, pensai.&lt;br /&gt;«Babbo! Babbo!» gridai io. Mio padre entrò di volata nella mia stanza.&lt;br /&gt;«Che c’è , Amore?»&lt;br /&gt;Io lo guardai al chiarore dell’astro, ed è così che me lo ricordo ancora. Sono passati tanti anni, e lui se n’è andato da un bel po’, ma quando chiudo gli occhi lo rivedo proprio come quel giorno. I capelli arruffati, gli occhiali con la montatura sottile, la camicia a quadretti rigirata alle maniche e due occhi ricolmi d’amore.&lt;br /&gt;«Babbo, stanno rubando la luna!«&lt;br /&gt;«Cosa?» E guardò fuori dalla finestra. Anche lui la vide che scendeva, sempre più in basso. Adesso era proprio sopra le cime degli alberi del bosco, quello vicino al villaggio.&lt;br /&gt;«Presto, dobbiamo muoverci!» mi disse, ed io lo seguii, anche se ero in pigiama. Ma la notte era calda, e non c’era bisogno della giacca e delle scarpe.&lt;br /&gt;«Dove andate?» domandò la mamma, vendendoci sfrecciare attraverso il soggiorno.&lt;br /&gt;«Un missione importantissima…» iniziò mio padre.&lt;br /&gt;«…dobbiamo salvare la luna!» conclusi io. Ed imboccammo la porta di casa.&lt;br /&gt;Salimmo in auto e prendemmo la strada verso il bosco. Le luci e i suoni delle televisioni che fuoriuscivano dalle finestre dei vicini mandavano segnali rassicuranti, ma una volta che ci lasciammo il villaggio alle spalle la notte divenne meno gradevole. E poi il cielo adesso era completamente buio, perché la luna se l´erano portata via.&lt;br /&gt;Mio padre parchéggiò al limitare del bosco, afferrò la torcia elettrica da sotto il sedile e uscì dall’auto. Io lo seguii. Avevo il cuore in gola, ma ero felice.&lt;br /&gt;Percorremmo il sentiero guidati dal fascio di luce. Il bosco era fitto e tenebroso, e c’erano rumori strani, e i pipistrelli continuavano a volare bassi. Mi venne in mente la storia di un ragazzino del villaggio, che era stato attaccato da un pipistrello. Gli si era aggrappato ai capelli e non voleva mollare la presa. Glieli dovettero tagliare con le forbici, poverino.&lt;br /&gt;Più avanti vedemmo una luce distante, tra le ombre degli alberi e dei cespugli.&lt;br /&gt;«Ecco, sono là! Andiamo!»&lt;br /&gt;Era la luna. Erano riusciti a tirarla giù, e adesso rischiarava quella parte del bosco. Corremmo in quella direzione, guidati dalla luce dell’astro. “Che avrebbe fatto mio padre?”, mi chiedevo. Ovvio, avrebbe preso a pugni il ladro e poi liberato in cielo la luna, come ogni eroe. Perché ovviamente lui era il babbo più coraggioso del mondo.&lt;br /&gt;Mi facevo mille film in testa mentre correvo e sentivo il sangue correre nelle vene, sentivo il pericolo, la gioia, l’amore, e quando diventai grande e ripensai a questa storia capii che tutte quelle sensazioni insieme significavano che mi sentivo vivo!&lt;br /&gt;Ero pronto a tutto, ma ancora una volta rimasi sorpreso, perché le notti magiche sono imprevedibili. Quando raggiungemmo la radura in cui l’astro era stato adagiato, venimmo abbagliati dalla sua luce e solo in un secondo momento riuscimmo a distinguere cosa stava succedendo. La luna era fissata a terra con corde ed arpioni. C’erano due uomini, all’apparenza normalissimi, con tute di jeans e casacche fosforescenti. Su retro di queste vi era stampata la scritta “Prontoluna”.&lt;br /&gt;«Che succede?» domandò mio padre.&lt;br /&gt;«Buonasera, niente di cui preoccuparsi» rispose uno dei due uomini. «Solo un controllo di routine. Cambio delle lampadine, verifica dei fusibili, normale amministrazione.»&lt;br /&gt;Mio padre sembrò sollevato. Mi rivolse uno sguardo rassicurante e disse: «Hai visto Amore… nessun problema. I signori sono del Servizio Luna.»&lt;br /&gt;«Prontoluna» precisò l’uomo, e consegnò a mio padre il suo biglietto da visita.&lt;br /&gt;«Se ci sono dei problemi, non avete che da chiamarci.» concluse. Poi si rivolse al compagno.&lt;br /&gt;«Tobia, sei pronto per lasciarla salire?»&lt;br /&gt;«Si, possiamo liberarla.»&lt;br /&gt;E così assistetti al più straordinario spettacolo della mia vita. I due uomini recisero le corde che tenevano la luna ferma a terra, queste schizzarono nell’aria per la tensione e in un baleno l’enorme palla gialla incominciò a sollevarsi, sempre più in alto, immensa e fulgida, ma leggera come una farfalla. Riprese posizione nel cielo insieme alle stelle, più splendente che mai.&lt;br /&gt;Mio padre ed io ce ne tornammo a casa, frastornati e felici. Lui mi accompagnò a letto, mi rimboccò le coperte perché nel frattempo la temperatura era calata, e fece per chiudere la persiana.&lt;br /&gt;«Babbo, lasciala aperta stasera. Voglio vedere ancora la luna.»&lt;br /&gt;«Va bene Amore. Però poi dormi, va bene?» e mi baciò.&lt;br /&gt;Non posso affermare con sicurezza se questa storia sia realmente accaduta. Forse era solo una delle tante favole che il mio vecchio mi raccontava prima di addormentarmi, quelle in cui amavo perdermi.&lt;br /&gt;In ogni caso, a me piace crederci, perché ogni volta che guardo la luna ripenso a lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Aeribella Lastelle 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8732242019556789921?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8732242019556789921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/mio-padre-e-la-luna.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8732242019556789921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8732242019556789921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/mio-padre-e-la-luna.html' title='MIO PADRE E LA LUNA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5563543333670781891</id><published>2009-11-04T13:41:00.000-08:00</published><updated>2009-11-04T13:42:37.679-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Erotico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jonathan Macini'/><title type='text'>LO SPETTACOLO DI SPYRA PER IL CAOS</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg"&gt;&lt;img style="width: 344px; height: 500px;" class="alignnone size-full wp-image-1447" title="Spyra" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/07/spyra.jpg" alt="Spyra" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un demone l’aveva ribattezzata Spyra, e quello era adesso il suo nome. La via oscura parrebbe la più facile, ma sono molti i sacrifici che attendono colui che desidera entrare nella cerchia dei prescelti, e guardare oltre il velo dell’oblio, là dove la morte muore e qualcosa di orribile ed eterno incomincia.&lt;br /&gt;La donna attraversava i corridoi del tempio con una torcia in mano. Portava i capelli sciolti, neri e lunghi fino alla vita, e aveva indosso soltanto una veste leggera, blu scura, che le ricadeva sulle forme prosperose, grossi seni dai turgidi capezzoli e fianchi sensuali. Conosceva tutti gli aspetti di quel rituale. Le prime volte che se n’era servita era stata male, ma il ricordo dell’umiliazione e del dolore era ormai stato riposto in quei cassetti della mente che un mago deve sapere tenere ben chiusi.&lt;br /&gt;Spyra avanzava con passo deciso, i nudi piedi sulla fredda roccia del pavimento, il profumo di muschio e acqua stagnante nelle narici, il rumore smorzato delle cascate sopra il tempio. Lei era la sacerdotessa suprema, divinatrice e negromante, conoscitrice dei subdoli giochi dei signori della morte. Aveva bisogno del loro aiuto, aveva bisogno di altre risposte, e sapeva bene qual’era il prezzo che doveva pagare…&lt;br /&gt;A volte, anche nella quotidanietá degli eventi più terribili, ai quali ci si abitua perché la mente di un uomo non ha confini, affiorano dei ricordi inaspettati, non voluti. Spyra ricordò la canzone che cantava insieme a suo fratello, nel cortile della fattoria in cui era cresciuta, in tempi antecedenti la grande guerra. Afferrò una serie di cinque note, che ripeté nella sua testa per cercare di ricordare il resto del ritornello, ma per quanto si sforzasse non ci riusciva. Si sentì sciocca a pensare a Demion, ucciso durante una delle tante scorribande degli orchi. Neanche un graffio sulla corteccia del suo cuore. Neanche l’accenno di una lacrima. Era solo la canzone che la turbava, perché non riusciva a venirne a capo.&lt;br /&gt;Era quasi giunta in fondo al corridoio. Oltre una porta scura di legno e ferro vi era la sala delle invocazioni. Laggiù non ci sarebbe stato posto per degli insulsi giochi di musica. Cancellò dalla mente il ritornello e appoggiò la mano sulla maniglia, avvertendo il freddo contatto col ferro umido. Spalancò la porta ed entrò in una sala circolare, rischiarata lievemente da due bracieri posti ai lati di un altare di pietra. La temperatura della stanza era più temperata, grazie ai due fuochi, e l’aria leggermente fumosa. Spyra inalò le essenze sparse sopra il fuoco dai suoi assistenti, che avevano preparato la sala, assaporando i primi effetti stordenti che aiutavano il rituale evocativo. Sul pavimento sette cerchi tracciati con della polvere d’argento si intersecavano nel punto in cui si trovava l’altare. Spyra prese posto davanti al tavolo di roccia, calcato da strani disegni. Gettò la torcia in un angolo della stanza e appoggiò le mani sulla fredda pietra che le stava davanti. Controllò il respiro, chiuse gli occhi, alzò la testa e poi incominciò a toccarsi…&lt;br /&gt;L’incantesimo le salì alla bocca come un‘entità distinta dal suo volere. Con gli occhi chiusi salmodiò la litania scandendo perfettamente ogni sillaba, attenta ad ogni cambio di tonalità. Un errore poteva costarle molto più della vita.&lt;br /&gt;E mentre le parole, graffianti e indecifrabili, gremivano le ombre della stanza, la mano dell’evocatrice scendeva verso il basso, sotto la veste turchina, tra le insenature del piacere. Adeguò il movimento al ritmo del salmodiare, lasciandosi trasportare dalle onde calde che dal basso ventre le salivano fino alle guance. Il canto salì di tonalità e di volume, la bocca carnosa della negromante intrecciava articolati vocaboli di un linguaggio sicuramente non umano, la luce dei bracieri divenne più intensa, tremolò e si offuscò alla cadenza del movimento del suo bacino.&lt;br /&gt;Spyra, ormai preda e predatrice del suo organo del piacere, appoggiò un piede sull’altare, divaricando al massimo le cosce. Accostò la sua vulva, piena e rossa, al bordo della pietra rituale, continuando a sfregarla avidamente con le sue dita. L’evocazione era giunta al culmine. Dai bracieri una luce gialla ed abbagliante si riversò nella stanza. La temperatura era diventata quasi insopportabile. Rivoli di sudore le scendevano copiosi dal volto, deturpato dagli spasimi di piacere, ma lei non accennava a fermare la sua ascesa. Si adagiò con la schiena sulla fredda pietra dell’altare e continuò a urlare l’incantesimo, cavalcando onde di piacere inarrestabili.&lt;br /&gt;La porta era stata aperta e qualcuno la stava guardando. Demoni e anime corrotte, nefandezze dell’oscurità, esseri dimoranti nel caos, frattaglie di esistenze un tempo appartenute all’umanità. Lo spettacolo era per loro, per invitarle al suo cospetto, e in tal modo poterle corrompere per un ennesimo bagliore di conoscenza.&lt;br /&gt;Il finale le montò in gola, insieme all’orgasmo. L’ultima parola della canzone si perse in un urlo di piacere, infrangendosi sui bracieri e spegnendoli definitivamente. L’oscurità l’avvolse, ma non aveva bisogno di vedere chi era entrato nella stanza. Spyra rimase dov’era, distesa sull’altare a riprendere fiato, conscia del drappo scostato.&lt;br /&gt;«Ti è piaciuto lo spettacolo, demone?»&lt;br /&gt;«Come sempre, Spyra» rispose una voce grave come la notte delle notti.&lt;br /&gt;«Allora adesso mi dirai ciò che ho desiderio di conoscere…»&lt;br /&gt;«Certo, tesoro» disse il demone. «Poi ci divertiremo un po’…»&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline; font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Jonathan Macini 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5563543333670781891?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5563543333670781891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5563543333670781891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5563543333670781891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/lo-spettacolo-di-spyra-per-il-caos.html' title='LO SPETTACOLO DI SPYRA PER IL CAOS'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-1191397825805013516</id><published>2009-11-02T08:27:00.000-08:00</published><updated>2009-11-02T08:28:59.955-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='101 Parole'/><title type='text'>ANGELO TRADITORE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/Sk4EnmSF5hI/AAAAAAAAB-c/Gvv3V8uAAr4/s320/Angelo+Traditore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/Sk4EnmSF5hI/AAAAAAAAB-c/Gvv3V8uAAr4/s320/Angelo+Traditore.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“E se alla fine del tuo lungo cammino incontrerai un angelo che ti sbarrerà la strada, per quanto tu possa desiderare di abbondare le tue stanche membra al suo abbraccio, dovrai combatterlo. Userai la tua lama affilata per recidergli le ali ed abbatterlo. Questo è il destino di un grande guerriero.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Felix calò la scure nel petto della creatura di luce. Un dio vide quel gesto, ma aspettò a giudicarlo.&lt;br /&gt;Esistono angeli traditori, ed il Bene, tra gli intrighi degli uomini, può diventare Male.&lt;br /&gt;Quando la donna guerriero raggiunse i confini del mondo reclamando agli dei il suo premio, nessuno obbiettò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Aeribella Lastelle - 101 parole&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-1191397825805013516?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/1191397825805013516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/angelo-traditore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1191397825805013516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1191397825805013516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/11/angelo-traditore.html' title='ANGELO TRADITORE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/Sk4EnmSF5hI/AAAAAAAAB-c/Gvv3V8uAAr4/s72-c/Angelo+Traditore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-4293606428214402597</id><published>2009-10-27T02:16:00.001-07:00</published><updated>2009-10-27T02:16:49.868-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stregoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maghi'/><title type='text'>LO STREGONE RIPUDIATO</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/03/lo-stregone-ripudiato.jpg"&gt;&lt;img style="width: 343px; height: 443px;" class="alignnone size-full wp-image-1210" title="lo-stregone-ripudiato" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/03/lo-stregone-ripudiato.jpg" alt="lo-stregone-ripudiato" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Volete sapere perché ho abbracciato l’Ombra? Ebbene, voglio raccontarvi una storia…&lt;br /&gt;…la storia di un ragazzo diverso eppure uguale, con un talento particolare per la magia. Mentre i compagni di scuola la imparavano a memoria, quel ragazzo la stravolgeva, e presto capì che era questo il vero senso della via dello Stregone. Distruggere e ricostruire. Stravolgere e trasformare. I maestri non lo capirono, pensarono che non fosse adatto a controllare il potere e a conoscere i segreti. Aveva appena dodici anni quando gli sbatterono in faccia la porta del Grande Istituto della Divinazione. Suo padre era un mago apprezzato negli ambienti aristocratici, e l’onta subita per la cacciata del figlio lo mandò su tutte le furie. “Non puoi rimanere in città, figlio, e ringrazia il cielo che ti chiamo ancora così. Devi partire per l’Isola dei Cristalli.” Questo gli disse, strappandogli di mano il bastone da apprendista stregone.&lt;br /&gt;Quel ragazzo pianse, ma non lo dette a vedere. Viaggiò verso nord insieme a una carovana di mercanti. Era poco più di un bambino, ma già la sua conoscenza magica poteva proteggerlo dai briganti e dalle altre insidie della vita errante. Giunse presso i lidi dei popoli pagani, ai confini dell’Impero. Una barca lo portò sull’Isola dei Cristalli, in cui dimoravano preti e filosofi. Gli aspettava una vita in ritiro, all’ombra di un severo monastero.&lt;br /&gt;Ma laggiù conobbe un uomo di passaggio, una figura imponente e sottile, guizzante e indelebile. Il suo nome era Trakulda. I monaci del monastero non gli rifiutarono la sacra accoglienza, ma molti di loro non nascosero la loro inquietudine durante tutto il tempo in cui quell’uomo rimase ospite. C´era qualcosa nel misterioso Trakulda che affascinava il giovane. Una notte gli si avvicinò mentre leggeva un libro nei pressi del fuoco. Come rapito da un incantesimo, il ragazzo rimase ad ascoltare quell’uomo per tutta la notte, ma ricordò poco o nulla la mattina dopo. Sapeva solo che, una volta che si fosse rimesso in viaggio, lui lo avrebbe seguito.&lt;br /&gt;E infatti lo seguì per molti anni. Anni di studio, di sacrificio e di evoluzione. Conobbe il Drago e i sette demoni principi, le meraviglie della terra e le insidie degli elfi, la testardaggine dei popoli guerrieri, la codardia dei pirati e la stoltezza dei nani. Vide il mondo cambiare e volgere verso un pensiero unico. Vide trasformare il Grande Istituto della Divinazione in un mero ingranaggio di un meccanismo inutile e corrotto, in cui il profitto di pochi contava più della conoscenza di molti. Dalla scuola uscivano schiere di maghi identici che andavano ad arricchire le file dell’esercito dell’Impero, che intanto allargava i suoi confini, creando nuove colonie e portando nuovi popoli sotto il suo vessillo.&lt;br /&gt;Quel ragazzo nel frattempo crebbe e divenne uno Stregone, ma nessuno nell’Impero lo avrebbe mai chiamato così. Era un respinto, un reietto, un mago di strada, o più volgarmente un Fattucchiere. Doveva nascondersi perché, come sapete bene, chi usa la magia senza un diploma di mago è considerato un criminale. Se ne stava lontano dalle grandi città, insieme a Trakulda che intanto era diventato vecchio. Ma la vecchiaia non lo aveva afflitto, né nella mente né nel corpo. Il maestro stava semplicemente svanendo, e a volte il giovane lo guardava in contro luce, mentre il sole tramontava fulgido sulle praterie del Levante Antico, e poteva vederci attraverso.&lt;br /&gt;“Dove stai andando”, gli chiese un giorno.&lt;br /&gt;“Non preoccuparti. Un giorno mi seguirai” rispose lui.&lt;br /&gt;Quando la Guerra dei Sigilli scoppiò il ragazzo era un uomo fatto, e il suo maestro si era ormai dileguato quasi completamente tra i misteri dell’aria. L’Impero cercava gli accessi agli altri mondi. Mandò i suoi cento migliori maghi fino ai confini delle terre conosciute, dove popoli misteriosi conservano i segreti dei molti mondi.  Ne tornarono solamente tre, ed ognuno aveva un sigillo.&lt;br /&gt;Ma il ragazzo diventato uomo aveva appena ricevuto una visita in sogno. Era Trixividian, il demone dei ghiacci. Gli disse che se l’Impero avesse avuto accesso agli altri mondi, il grande equilibrio poteva volgere irreparabilmente verso la Quiete. Ogni mago dovrebbe conoscere l’equazione tra Quiete e Tumulto. È il significato stesso dell’Universo, la sua legge principale. Ma la conoscenza di quell’equazione è stata rimossa dai testi di magia dell’Istituto.&lt;br /&gt;Al suo risveglio lo Stregone seppe cosa fare. Cavalcò per due giorni e due notti incontro a quei tre maghi che stavano facendo ritorno con il loro bottino alla capitale. Al loro passaggio venivano salutati da una folla di uomini e donne in delirio. Erano gli eroi, i salvatori, vanto e abbaglio di ogni cittadino dell’impero.&lt;br /&gt;Mentre cavalcava lo Stregone richiamò gli altri demoni, perché lui era la porta. Gafiquel degli abissi marini, Adkavri delle caverne, Uxod dei cieli, Trixividian dei ghiacci, Matu del fuoco liquido, Irkk dei fulmini, Odasset dei cristalli. I Demoni vennero e spazzarono via il popolo, i soldati e a nulla servirono gli incantesimi dei tre eroi. I Sigilli vennero recuperati e consegnati allo Stregone che aveva evocato i demoni.&lt;br /&gt;Da allora quello Stregone è conosciuto col nome di Jakúda, il servo dell’Ombra. Da allora Jakuda è il peggior nemico dell’Impero.&lt;br /&gt;E adesso che conoscete la storia, ditemi: che motivo avrei di consegnarvi i sigilli?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fuoco esplose, l’ombra calò, le urla si alzarono e si spensero nel tempo di un battito di ciglia. Si erano sentiti eroi, si erano creduti dalla parte della ragione, pensavano che il cielo li avrebbe protetti, invece…&lt;br /&gt;Dall’alto della sua torre Jakúda attende i suoi prossimi nemici. Nessun rancore, solo una missione: tenere al sicuro i Sigilli, anche al costo di rimanere per sempre un reietto.&lt;br /&gt;Forse un giorno il mondo sarebbe cambiato. È successo altre volte in passato, e quando questo accade, il ruolo dei giusti si ribalta e la percezione del popolo si dilata.&lt;br /&gt;Ma il prezzo del cambiamento è sempre molto alto.&lt;br /&gt;“Avrei potuto desiderare di più dalla vita?” pensa il solitario Stregone, perdendosi negli ocra di un tramonto infuocato.&lt;br /&gt;“La solitudine è il prezzo della verità” gli sussurra il maestro, prima di scomparire del tutto in una linea di fumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;GM Willo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-4293606428214402597?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/4293606428214402597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/lo-stregone-ripudiato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4293606428214402597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4293606428214402597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/lo-stregone-ripudiato.html' title='LO STREGONE RIPUDIATO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-4253365880740354105</id><published>2009-10-19T04:18:00.000-07:00</published><updated>2009-10-19T04:19:09.677-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberpunk'/><title type='text'>MALIARDO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/10/hacker_by_farhah.jpg?w=212&amp;amp;h=300"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 212px; height: 299px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/10/hacker_by_farhah.jpg?w=212&amp;amp;h=300" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Le vite si assottigliano. Diventano impulsi sparati alla velocità della luce. Non servono vere e proprie maschere per ingannare il prossimo. Bastano delle veloci caricature. Due fregi e sai chi sono, ed è tutto quello di cui hai bisogno di sapere…&lt;br /&gt;La manipolazione di queste vite sottili diventa una banale conseguenza. Niente di preterintenzionale. Nessuna malizia. Si tratta solo di una semplicissima selezione naturale. Io mi muovo veloce, tu invece sei lento, non hai possibilità, sei spacciato. Annientarti non rientra nei miei piani, ma succede, come il sole che squarcia le tenebre all’inizio di ogni giorno.&lt;br /&gt;Mi dovrei sentire in colpa? E perché? Non ho dato spinte. Non ho drogato nessuno, io. Mi sono limitato ad indicare alcune strade. Possibilità, tutto qui. Se volete condannarmi, fatelo pure, ma continuerete a non dormire la notte, mentre io ho sempre dormito benissimo, prima e dopo quel giorno di luglio.&lt;br /&gt;Nikko88 e Sammysamantha si chiamavano. Il nickname può bastare per adesso. Il resto, se volete, lo potrete leggere sui giornali, rotocalchi spazzatura per comari annoiate. Io mi rifaccio solo alle caricature con le quali mi si sono presentati, e se a voi interessa la mia storia, dovreste farvene una ragione. Ragazzo, ragazza, bambino, vecchio. Che importanza può avere. Il gioco è gioco. Nel labirinto di specchi sei solo un’immagine riflessa. Un riflesso elevato a potenza.&lt;br /&gt;Volevano risposte ed io gliel’ho date. Volevano un po’ di “action”, e quella c’è stata, non ci sono dubbi. Ma non potete addossarmi la colpa, eh no! Non sono stato io quello che li ha rivestiti di tritolo. Non guidavo il taxi che si è fermato davanti al palazzo del governo. Non ho dato il via a quella loro corsa sfrenata verso l’atrio dell’edificio. E soprattutto, non sono stato io a premere i pulsanti.&lt;br /&gt;Di chi è la vera responsabilità di tutta questa sporca faccenda? Pensateci un po’. Vi sembra giusto quello che ci sta succedendo? Continuiamo a venire trattati come un branco di pecoroni, inebetiti dalle solite facce e dai medesimi slogan. Parole vuote che dilatano i tempi, attutiscono gli animi, sdrammatizzano realtà che sono ormai al limite della sopportazione. Quando la botte è piena fino all’orlo, basta un niente per farla rovesciare.&lt;br /&gt;Chi vuol capire, capisca. Chi non lo vuole, pace all’anima sua, perché è già morto dentro. Incapace di accettare l’inevitabile evoluzione degli eventi. Lo spettacolo è finito, gente!&lt;br /&gt;Non provate a rintracciarmi. So come dileguarmi tra le spire della rete. Posso prendere forme nuove, mimetizzarmi dentro server-spettro, moltiplicarmi infinitamente e ripropormi all’interno di pop-up commerciali. Riposerò nel vostro hard-disk stanotte, se per voi sta bene…&lt;br /&gt;Mi rimangono un paio di minuti. Tutto quello che volete. Sono a vostra disposizione. Amore, guerra, morte e miracoli. Ho una risposta ad ogni vostra domanda. Su, provate a chiedermi qualcosa… Ma vi prego, non ritenetemi responsabile delle eventuali conseguenze. Causa ed effetto. L’universo va avanti così da sempre. Se vi piace giudicare con questo vostro assurdo metro, se proprio avete bisogno d’incolpare qualcuno, allora rivolgetevi al padreterno. È stato lui l’artefice di tutto, o sbaglio?&lt;br /&gt;Addio gente. Preparatevi al peggio. Un milione di bombe umane vi aspettano. Cinema, supermercati,  uffici, centri commerciali. Sarete al sicuro solo nelle vostre case. Davanti al vostro computer. Ed è proprio lì che vi verrò a trovare.&lt;br /&gt;‘Notte gente…&lt;br /&gt;Sogni d’oro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-4253365880740354105?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/4253365880740354105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/maliardo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4253365880740354105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4253365880740354105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/maliardo.html' title='MALIARDO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-772474719741026318</id><published>2009-10-14T02:50:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T02:51:49.373-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maghi'/><title type='text'>I DIVINATORI DEI CRISTALLI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/02/the-cristal.jpg?w=369&amp;amp;h=365"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 244px; height: 241px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/02/the-cristal.jpg?w=369&amp;amp;h=365" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tra le spire del tempo riposa una storia che non si deve sapere.&lt;br /&gt;I custodi delle storie proibite sono demoni con zanne affilatissime, che pattugliano gli scrigni in cui esse risiedono. Vergate sopra antiche pergamene, corrose dal tempo ma pur sempre indelebili, attendono il giorno in cui qualcuno le rivelerà al mondo. Perché per quanto le si possa nascondere, per quanto le fauci digrignanti di mostri alieni vi stiano di guardia, queste storie desiderano uscir fuori.&lt;br /&gt;In una terra di sogno chiamata Liberzia, vivevano molti popoli diversi tra loro. E come sappiamo tutti, le diversità fomentano insofferenze. Perché l’uomo è una creatura insicura, e galleggia nel mare del tempo senza nessuna direzione, come una medusa gelatinosa.&lt;br /&gt;Il popolo più forte di tutta Liberzia erano i gli abitanti di Krystalos, una terra bellissima e ricchissima che si trovava ad est del grande continente. Erano i divinatori dei cristalli, e per questo si chiamavano Krysni. Indossavano vesti sgargianti, abitavano in palazzi lussureggianti, e tutti gli altri popoli li guardavano con rispetto e timore. I Krysni usavano la pietra dell’acqua per manipolare gli elementi e richiamare la magia. Avevano un grande potere, ed erano capaci di proiettare delle immagini su delle larghe lastre di vetro azzurro. Erano i vetri delle visioni, e tutti li trovavano sublimi, e li contemplavano per ore ed ore, sognando ad occhi aperti.&lt;br /&gt;La terra di Krystalos era così stupefacente e meravigliosa che chiunque la mirasse, dal vivo oppure attraverso le immagini proiettate dai vetri incantati, rimaneva estasiato e voleva assolutamente diventarne parte.&lt;br /&gt;Ma le meraviglie di Krystalos potevano essere mantenute solo dall’utilizzo sfrenato dei cristalli del potere. La terra era generosa e ne offriva in grande quantità, ma Krystalos diventava col tempo sempre più grande e magnifica, e di conseguenza richiedeva sempre più magia.&lt;br /&gt;Venne il tempo in cui i Cristalli non erano più sufficienti a soddisfare le necessità del paese. Tanti erano i divinatori che si adoperavano per far risplendere le grandi città. C’erano palazzi che s’innalzavano fino a toccare il cielo, tutti illuminati di mille colori. Di notte era uno spettacolo a vedersi.&lt;br /&gt;Nella capitale sorgevano due alte torri di madreperla, e queste erano le più alte di tutta Liberzia. Erano il simbolo ed il vanto dei Krysni.&lt;br /&gt;Ma i governatori del paese erano molto preoccupati, e non sapevano come far fronte all’esigenza di nuovi cristalli del potere. Si riunirono un giorno attorno alla grande roccia rossa, che era il luogo in cui venivano prese le decisioni,  e cominciarono a discutere sul futuro di Krystalos. Ma per il paese non c’era nessun futuro, se non si risolveva il problema dei cristalli.&lt;br /&gt;Allora qualcuno incominciò a parlare di un paese lontano che si chiamava Miralia, una terra che si trovava dall’altra parte di Liberzia e che era abitata da gente semplice e misera. Era una terra perlopiù desertica di cui si sapeva poco, ma quello che si sapeva di certo era che vi erano grotte molto profonde stracolme di cristalli. I Miraliani non sapevano utilizzare il potere delle pietre, ma erano molto fieri delle loro grotte. In passato alcuni divinatori si erano spinti fino a quelle terre desertiche per rifornirsi delle magiche pietre, ma quello strano popolo non voleva assolutamente che nessuno toccasse i loro giacimenti.&lt;br /&gt;Allora i potenti di Krystalos parlarono per molto tempo di questa cosa, e qualcuno iniziò a rimanere infastidito dal fatto che tutti quei cristalli non fossero utilizzati. Qualcuno pensò che i Miraliani fossero gente stupida, o che non amassero le meraviglie del loro paese. D’altronde anche loro potevano vedere attraverso i vetri delle visioni, e rendersi conto di quanto incantevole fosse la loro terra. Un governatore disse che erano gelosi. Un altro disse che erano malvagi. Un altro ancora disse che erano figli di demoni.&lt;br /&gt;Così, di comune accordo, i governatori di Krystalos decisero che il modo migliore per porre rimedio alle loro necessità era quello di fare guerra a Miralia, ed impossessarsi di tutti i suoi cristalli.&lt;br /&gt;Ma certo questo non poteva essere fatto senza una nobile giustificazione. Gli altri popoli non avrebbero mai accettato che Krystalos, per quanto meravigliosa, decidesse di fare guerra ad un popolo per depredarlo.&lt;br /&gt;Così i governatori continuarono a discutere attorno alla roccia rossa, che rappresentava la fede, la verità e la giustizia per tutti i Krysni.&lt;br /&gt;Nessuno lo disse, ma molti lo suggerirono. Nessuno accettò la totale responsabilità del piano, ma tutti se ne presero un pezzettino, quel poco che le loro coscienze potevano sopportare.&lt;br /&gt;In una notte di luna piena le due grandi torri di madreperla vennero giù, e le immagini del disastro vennero riprodotte in ogni vetro magico di Liberzia. Tutti i popoli videro le splendide costruzioni crollare, uno spettacolo stupefacente e raccapricciante al tempo stesso.&lt;br /&gt;Poi le pietre mostrarono i governatori di Krystalos riuniti attorno alla pietra rossa. Qualcuno piangeva le vittime del disastro, qualcuno imprecava rabbioso, qualcun altro diceva che solo il potere concentrato di molti cristalli avrebbe permesso un evento del genere. Poi venne detto che una condensazione di potere tale esisteva, oltre che in Krystalos, solo in un altro paese; Miralia. E anche se era risaputo che i Miraliani non usavano il potere dei cristalli, si sapeva anche che essi non guardavano di buon occhio le meraviglie di Krystalos. Anzi, molti addirittura le odiavano.&lt;br /&gt;I governatori continuarono a parlare per tutta la notte, mentre le pietre mostravano di continuo le immagini delle torri crollare. Alla fine, anche se nessuno lo disse chiaramente, tutti si convinsero che i Miraliani erano gli artefici di quel disastro.&lt;br /&gt;Non ci fu più bisogno di convincere gli altri popoli. Tutti quanti appoggiarono la decisione dei governatori di Krystalos, che mandarono mille grandi divinatori ad affrontare l’esiguo esercito dei Miraliani. I divinatori distrussero città, uccisero uomini, donne e bambini, incendiarono le biblioteche e i luoghi di culto, spianandosi la strada verso le meravigliose caverne piene di cristalli.&lt;br /&gt;E fu così che Krystalos ritrovò il suo splendore. Vennero costruiti nuovi palazzi e nuove torri di madreperla. I popoli seguitarono ad ammirare le meraviglie di Krystalos attraverso i vetri delle visioni, e i Krysni continuarono ad utilizzare le pietre del potere per far risplendere le loro opere.&lt;br /&gt;La guerra con i Miraliani fu presto dimenticata, e anche la terra di Miralia fu cancellata dalle mappe. Il ricordo di quel misero popolo è rimasto in questa storia, che i governatori di Krystalos hanno prudentemente consegnato alle spire del tempo, nella speranza che non venga mai narrata.&lt;br /&gt;Ma una storia è come un fiore. Se lo copri, fará di tutto per trovare la via della luce.&lt;br /&gt;Perché il destino di ogni storia è quello di essere raccontata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-772474719741026318?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/772474719741026318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/i-divinatori-dei-cristalli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/772474719741026318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/772474719741026318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/i-divinatori-dei-cristalli.html' title='I DIVINATORI DEI CRISTALLI'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-1781560464917105753</id><published>2009-10-08T05:09:00.001-07:00</published><updated>2009-10-08T05:10:21.283-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guerrieri'/><title type='text'>LA SCELTA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SgQQDQQ8Y8I/AAAAAAAABz4/P6ddiKjSlUo/s320/La+Scelta.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 224px; height: 134px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SgQQDQQ8Y8I/AAAAAAAABz4/P6ddiKjSlUo/s320/La+Scelta.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«Guerriero, tu che hai sconfitto demoni e vampiri, e hai cavalcato fino ai confini del mondo per bere dal calice della conoscenza… Tu, sarai capace di scegliere tra la vita di tuo figlio e quella di tua figlia…»&lt;br /&gt;Il Mago sorrise, mentre giocava con il destino dell’eroe. Ma il vero eroe non si riconosce dalle sue imprese ma dalle sue scelte.&lt;br /&gt;«Quella che tu mi offri, Mago, è una non-scelta. Per questo motivo non starò al tuo gioco. Uccidili entrambi… poi te li seguirai nell’ombra.»&lt;br /&gt;La lama fuoriuscì dal fodero.&lt;br /&gt;Due vite innocenti si spensero…&lt;br /&gt;… e la battaglia ebbe inizio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-1781560464917105753?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/1781560464917105753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/la-scelta.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1781560464917105753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/1781560464917105753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/la-scelta.html' title='LA SCELTA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SgQQDQQ8Y8I/AAAAAAAABz4/P6ddiKjSlUo/s72-c/La+Scelta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-3295582904260562517</id><published>2009-10-04T06:37:00.000-07:00</published><updated>2009-10-04T06:38:30.690-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Puzzle'/><title type='text'>L’UOMO DEI PUZZLE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/01/luomo-dei-puzzle.jpg?w=384&amp;amp;h=480"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 238px; height: 297px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/01/luomo-dei-puzzle.jpg?w=384&amp;amp;h=480" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Dedicata a G.P.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C’era una volta un giocattolaio di nome Omorzo. Era un tipo così pignolo che ogni volta che gli arrivava un nuovo puzzle sentiva l’impellente necessità di controllare che avesse tutti i pezzi. Di giorno infatti lavorava al negozio mentre la notte faceva i suoi puzzle. Non dormiva mai, per questo motivo era infelice e aveva due enormi occhiaie.&lt;br /&gt;Un giorno entrò un cliente per compare uno dei suoi puzzle, che avevano il bollino di controllo: “1000 pezzi sicuri!”&lt;br /&gt;«Mi scusi, ma che significa questo bollino?» domandò.&lt;br /&gt;«Che i miei sono puzzle certificati. Li ho controllati uno ad uno prima di metterli in vendita» rispose Omorzo.&lt;br /&gt;«Mi vuol dire che ogni puzzle che ha in vendita è già stato fatto? Che a nessuno di questi manca un pezzo?»&lt;br /&gt;«Esattamente!» concluse soddisfatto il giocattolaio.&lt;br /&gt;«Allora mi spiace, ma non m’interessa…»  rispose il cliente, incamminandosi verso l’uscita.&lt;br /&gt;Omorzo naturalmente ci rimase male.&lt;br /&gt;«Si fermi! È perché sono già stati usati? Mi spiace, ma è una cosa più forte di me. Non riesco a resistere. Non riesco a dormire. Appena mi arrivano in negozio devo mettermi subito a controllarli. Gli altri clienti sono sempre soddisfatti, perché almeno sono sicuri di avere tutti i pezzi…» Omorzo era molto dispiaciuto.&lt;br /&gt;Il cliente, che era già alla porta, tornò sui suoi passi. Guardò il giocattolaio e sorrise.&lt;br /&gt;«No, non è perché sono usati che non mi interessano.»&lt;br /&gt;«E allora che cos’è?»&lt;br /&gt;«È perché li ha privati del mistero, e il mistero è tutto nella vita.»&lt;br /&gt;«Quale mistero?»&lt;br /&gt;«Che a qualcuno potesse mancare un pezzo. Non è forse questa la principale ragione per la quale si fanno i puzzle?» Poi il cliente salutò e non si vide più.&lt;br /&gt;Da quel giorno Omorzo ha smesso di controllare i puzzle.&lt;br /&gt;Adesso conta i pezzi delle scatole del lego.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: right; font-weight: bold;"&gt;&lt;em&gt;GM Willo 2009&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-3295582904260562517?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/3295582904260562517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/luomo-dei-puzzle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/3295582904260562517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/3295582904260562517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/10/luomo-dei-puzzle.html' title='L’UOMO DEI PUZZLE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-9149353626786559709</id><published>2009-09-29T04:32:00.001-07:00</published><updated>2009-09-29T04:33:49.824-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elfi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Foreste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vampiri'/><title type='text'>LA FORESTA VAMPIRA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/03/la-foresta-vampira.jpg?w=467&amp;amp;h=268"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 321px; height: 184px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/03/la-foresta-vampira.jpg?w=467&amp;amp;h=268" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Platani e querce secolari torreggiavano sopra la minuta figura di Mishan, cacciatore delle marche di ponente, ricordandogli le antiche leggende. La foresta era sempre stata lì, prima che l’uomo mettesse piede sul continente, prima che le navi lasciassero le sponde dell’Impero Caduto, e molto prima che le antiche guerre scoppiassero e gli uomini dimenticassero di essere stati tutti fratelli.&lt;br /&gt;Se il tempo era nemico di ogni cosa viva, animali, piante e uomini, la foresta, che il suo popolo aveva sempre chiamato Uaki, il Grande Respiro, non sembrava venire scalfita dal deteriorante rintocco dei secoli. Eppure c’era qualcosa di strano in quel verde così rigoglioso e in quell’abbondanza di foglie, fiori e frutti. Mishan non aveva mai visitato i lidi di Uaki prima di allora, ma subito capì che l’ultima guerra, quella devastante venuta dal nord, era riuscita a trasformare anche quel luogo. Infatti, anche se le piante sembravano esplodere di vitalità, come fossero soggette ad una perenne primavera, nell’aria alitava un odore malsano. A Mishan fece pensare al fetore della decomposizione, il tipico tanfo dei sepolcri e dei luoghi dei morti. Quelle due così distanti sensazioni, vista e olfatto, percepite insieme, mettevano i brividi.&lt;br /&gt;Mishan ricordò perché era giunto fino alla foresta. La mente andava distratta quando le paure più inspiegabili affioravano in superficie. Per due interi mesi aveva viaggiato attraverso le montagne del remoto occidente, terre di lupi e di orsi. Era il rituale ultimo che il suo popolo chiedeva a coloro i quali desideravano diventare Grandi Cacciatori. Mishan aveva affinato le sue tecniche di caccia e di sopravvivenza ed era finalmente pronto a ricevere l’investitura.&lt;br /&gt;Ma la guerra era arrivata d’improvviso, una moltitudine di guerrieri corazzati e assetati di sangue proveniente dal grande nord. Nessuno si era capacitato del perché quei popoli solitamente pacifici, si erano uniti e avevano mosso guerra alle terre del sud. Qualcuno aveva già intessuto una leggenda al riguardo. Sembrava che una creatura millenaria, imprigionata nei remoti ghiacciai settentrionali, a causa delle alte temperature della passate estate, era stata liberata. In pochi giorni, richiamando un potere oscuro, la creatura aveva soggiogato le menti dei biondi e valorosi uomini del nord, per guidarli in una folle campagna di morte. Per questo motivo era stata chiamata la Guerra della Follia.&lt;br /&gt;Tutto questo Mishan lo aveva saputo al suo ritorno, interrogando i pochi sopravvissuti che aveva incontrato lungo la strada. Il suo popolo era stato costretto ad abbandonare le sue terre e a salpare verso l’arcipelago di Matiki, nei mari del sud. Sconvolto da quelle notizie, Mishan aveva deciso di partire per le marche d’oriente, dove si diceva che la guerra avesse sterminato intere popolazioni.&lt;br /&gt;Giunto ai confini della foresta, si era augurato di incontrare gli elfi, il popolo magico che da sempre abitava quei lidi. Non poteva credere che anche loro fossero stati spazzati via dalla furia dei popoli del nord. Ma inoltrandosi dentro Uaki, avvertì una spaventosa solitudine. Non solo non vi erano tracce degli elfi, ma anche gli animali della foresta parevano scomparsi. E proprio l’inusuale silenzio, rotto solo dal muoversi delle frasche al vento, era la terza strana sensazione che non poteva ignorare. Tutto ciò lo rendeva molto inquieto.&lt;br /&gt;“Ma che fine avranno fatto i folli guerrieri del nord?” si chiese per l’ennesima volta. Nessuno lo sapeva. Sembrava che l’entità che si era liberata dal ghiaccio perenne, non avesse uno scopo di conquista. L’unico suo interesse era quello di distruggere. Mishan si era imbattuto  in almeno due grandi campi di battaglia, disseminati da corpi putrefatti e armi incrostate di sangue, e non aveva visto neanche un vessillo. Era come se le armate del nord non fossero state mosse da alcun desiderio di occupazione.&lt;br /&gt;Il sole si stava abbassando. Era una di quei tiepidi pomeriggi di fine estate, e le giornate di stavano rapidamente accorciando. Malgrado tutti i pensieri che gli vorticavano nella testa, Mishan non poté fare a meno di storcere il naso per via di quell’odore. E più s’inoltrava all’interno della foresta, più diventava insopportabile.&lt;br /&gt;L’iniziazione lo aveva formato definitivamente. Un uomo né alto né robusto, ma in completo controllo di ogni centimetro del suo corpo. Vestiva le pelli dei lupi e degli orsi, ma erano solo ornamenti per i suoi muscoli, che affioravano nudi e lucidi in tutta la loro avvenenza. Portava un arco lungo legato dietro la schiena e un’accetta da battaglia, piccola e fatale, arma rituale del suo popolo. Gli occhi erano allenati a captare i movimenti più sottili e a prevedere gli inganni dei paesaggi uniformi. Sulla neve tutto può succedere…&lt;br /&gt;Mishan si arrestò nel mezzo al sentiero. Nessun rumore, nessun movimento, solo una strana, stranissima sensazione. Qualcuno o qualcosa lo stava osservando. Aguzzò la vista, cercando tra i riverberi della rugiadosa vegetazione. Le piante non avevano occhi, ma potevano nascondere il tuo peggior nemico…&lt;br /&gt;Non era uno solo. Sentiva che erano tanti, che erano troppi. Rimase immobile ascoltando il suo respiro, controllando la paura. Le nocche gli si sbiancarono mentre stringeva il manico dell’accetta. Ma non poteva sperare di farcela da solo. Aveva bisogno di pensare, di capire, di vedere…&lt;br /&gt;Una creatura bianca e glabra dalla forma vagamente umana fuoriuscì dalla foresta e lentamente, con un movimento eretto ma in qualche modo strisciante, si avvicinò a lui. Mishan intuì che ve n’erano decine di simili creature dietro gli alberi dai quali era comparsa quella. Restò fermo ma il braccio era pronto a scattare.&lt;br /&gt;L’essere aveva la corporatura di un bambino con gli arti leggermente più lunghi e sottili, mani anch’esse lunghe e affusolate, ed era completamente nudo, ma privo di un riferimento sessuale. Il volto era senza bocca e aveva due orifizi per naso. Gli occhi si distinguevano appena in quella maschera lattiginosa, mentre gli orecchi erano piccoli e a punta, proprio come si diceva fossero quelli degli elfi.&lt;br /&gt;Silenziosa e cauta, la figura opalescente si mise ad osservare il cacciatore, girandogli intorno, avvicinando la faccia alle sue membra come se volesse annusarlo. Il rituale andò avanti per qualche minuto, mentre Mishan rimaneva immobile come un cobra davanti alla preda.&lt;br /&gt;Poi l’essere indietreggiò, sempre col suo fare strisciante, tornò da dove era venuto ma non dette mai le spalle al cacciatore. Continuò a fissarlo camminando all’indietro come un gambero, per poi dileguarsi tra la vegetazione. Mishan lasciò passare qualche minuto e poi il suo sesto senso lo avvertì che le creature se n’erano andate, e non vi era più pericolo. Così riprese il cammino.&lt;br /&gt;Il bizzarro incontro lo convinse che non sarebbe stata una buona idea rimanere nella foresta per la notte. Ma ormai le ombre della sera si stavano preparando a fare il loro ingresso sul mondo, e neanche correndo indietro con tutte le sue forze sarebbe mai riuscito ad uscire prima del tramonto. Ricordava però di un fiume, segnato sulle vecchie mappe del capo villaggio. Quando era bambino adorava perdersi tra le righe sottili di quei quadri ingialliti, che indicavano terre misteriose e lontane. Asekor era chiamato nella sua lingua, il grande fiume meridionale, che nascendo dai ghiacci perenni viaggiava per centinaia di miglia verso sud, tagliando in due la foresta, e riversandosi infine nel grande mare. Se fosse riuscito a raggiungere le sue sponde, avrebbe avuto una via di fuga, nel caso le creature fossero ricomparse. Mishan era un abile nuotatore, e aveva la sensazione che quegl’esseri bianchicci non amassero l’acqua.&lt;br /&gt;Allungò il passo, mentre la luce da bianca diventava gialla e poi arancione. Il fetore continuava a tormentarlo, ma ad un certo punto diventò più sopportabile, gli alberi persero quel rigoglio così innaturale e con suo grande sollievo udì il cinguettare di alcuni uccelli. La foresta sembrava nuovamente viva, ma Mishan non riusciva a capire perché. Quando finalmente percepì l’inconfondibile odore del fiume, comprese la ragione di quella trasformazione. Vicino ad Asekor, la foresta era ancora quella di sempre.&lt;br /&gt;Il sole si spense nel remoto occidente, ma nel riverbero vespertino Mishan alzò un riparo per la notte. Si piazzò sulla riva del grande fiume, che a quell’altezza raggiungeva un larghezza di almeno duecento metri. L’immensa massa d’acqua, alimentata dai recenti temporali estivi, procedeva lentamente trasportando rami e detriti. Il cacciatore consumò una cena fredda e cercò un sonno leggero, quello tipico dei lupi solitari, che non possono permettersi compagni di viaggio che montino la guardia. Al minimo rumore sarebbe scattato in piedi, pronto a colpire.&lt;br /&gt;Ma c’era una cosa che Mishan ignorava. Il fiume era ancora più antico della foresta, e conservava un segreto che trascendeva il tempo stesso, o almeno il tempo nel modo in cui gli uomini lo percepiscono. Il sonno lo rapì come un bambino, e viaggiò nei mondi di lato, osservando il vero ed il falso, la realtà e il sogno. Si svegliò ma stava ancora dormendo, e credendosi desto incontrò il Re del Fiume.&lt;br /&gt;La foresta era giovane e il fiume scorreva lento. Un mattino di sole abbagliante, la rugiada fresca e gli uccelli nel cielo. Mishan guardò la figura avvicinarsi, un vecchio dal volto gentile con lunghi capelli lisci e scuri. Si accomodò di fronte a lui e incominciò a narrare una storia, ma come succede spesso nei sogni, pur volendo domandare o ribattere Mishan non riuscì a farlo. Rimase immobile davanti al vecchio ad ascoltare.&lt;br /&gt;“Hai fatto la cosa giusta a venire da me. Io stanotte potrò proteggerti, ma domani riparti subito e lasciati alle spalle la foresta, perché anche se può sembrarti splendida e rigogliosa, sappi che in realtà è già morta. Esistono cose che si credono vive in eterno, ma che in realtà altro non sono che accanimenti alla vita. Gli elfi hanno abitato questi lidi per millenni e hanno creduto che ci sarebbero rimasti per sempre. È pur vero che la percezione del tempo per il popolo della foresta è oltremodo dilatata, ma anche per loro esiste un inizio e una fine. Kratoa, l’essere che ha mosso guerra a tutte le terre del sud, è stato l’avvento della loro fine. Non esistono spiegazioni che un uomo possa facilmente accettare. La vita è ciclica. Esistono stagioni di nascita, come la primavera, e stagioni di morte, come l’inverno. Gli elfi credevano in un estate imperitura, e si sbagliavano. Ma hanno rifiutato di scegliere di lasciare queste terre per un nuovo mondo, e come conseguenza sono rimasti prigionieri di questo. Né vivi, né morti, in una foresta che si crede viva ma puzza di morte. Fuggi uomo, e racconta questa storia, perché la gente sappia che la foresta è diventata malvagia, e solo il grande fiume ne ricorda ancora lo splendore. Addio!”&lt;br /&gt;Mishan si svegliò e finalmente comprese che stava sognando, eppure quel sogno era in qualche modo più vero degli altri. Raccolse le sue cose e seguì il consiglio del Re del Fiume. Tornò velocemente sui suoi passi e prima che il sole fosse alto già era in vista delle praterie oltre la cintura di alberi secolari che delimitavano Uaki.&lt;br /&gt;Volse lo sguardo verso la foresta prima di riprendere il cammino e lasciarsela definitivamente alle spalle. Gli sembrò di vedere una figura lattiginosa attraversare il sentiero che aveva appena percorso. Un brivido gli corse lungo la schiena. “La foresta vampira” pensò.&lt;br /&gt;E da allora la gente la chiamò così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo - 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-9149353626786559709?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/9149353626786559709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-foresta-vampira.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/9149353626786559709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/9149353626786559709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-foresta-vampira.html' title='LA FORESTA VAMPIRA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8140493665210127663</id><published>2009-09-28T01:24:00.000-07:00</published><updated>2009-09-28T01:25:06.980-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Folletti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elfi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><title type='text'>IL FOLLETTO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SMaEhGFCbVI/AAAAAAAAA64/4uuFT1JHZ3k/s320/iL+fOLLETTO.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 122px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SMaEhGFCbVI/AAAAAAAAA64/4uuFT1JHZ3k/s320/iL+fOLLETTO.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel riflesso di uno specchio, dentro a un gioco di un bambino, dimora un folletto birichino.&lt;br /&gt;È il bambino che lo muove, oppure è il folletto che guida la sua mano?&lt;br /&gt;Vi giuro, non c’è niente di strano!&lt;br /&gt;Cose di questo tipo succedono dappertutto, trasformano il bello nel brutto, ma più spesso il brutto nel bello.&lt;br /&gt;Ho visto il riflesso correre lungo il muro bianco, l’ho visto sparire nella finestra e ritornare di fianco. Il bimbo gli andava dietro, rideva rapito. Il folletto sul muro correva divertito.&lt;br /&gt;Una nuvola!&lt;br /&gt;«Babbo, dove è andato il folletto?»&lt;br /&gt;«Era stanco. È andato a letto.»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8140493665210127663?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8140493665210127663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-folletto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8140493665210127663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8140493665210127663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-folletto.html' title='IL FOLLETTO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SMaEhGFCbVI/AAAAAAAAA64/4uuFT1JHZ3k/s72-c/iL+fOLLETTO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-7795549553105508843</id><published>2009-09-25T01:01:00.000-07:00</published><updated>2009-09-25T01:03:01.921-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantasy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Estremi'/><title type='text'>SEBASTIAN E LA REGOLA DEGLI ESTREMI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/06/sebastian-e-la-regola-degli-estremi.jpg?w=510&amp;amp;h=427"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 307px; height: 258px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2009/06/sebastian-e-la-regola-degli-estremi.jpg?w=510&amp;amp;h=427" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;I.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sebastian, primo cercatore e adepto del Tempio della Legge, non avrebbe mai creduto che sarebbe finita così presto. La ricerca dell’assassino dell’abate, nelle buie foreste del Mondo Mentale, avrebbe potuto protrarsi per mesi. Invece non era stato così.&lt;br /&gt;I Maghi della Mente al servizio del Tempio erano stati scaltri. Dopo poche ore dall’accaduto erano riusciti a catturare il presunto colpevole, imprigionandolo nel Globo di Cristallo. E Sebastian, che solcando i freddi pavimenti dei sotterranei del tempio si dirigeva verso la prigione magica, pensava che forse neanche la sua ferra disciplina l’avrebbe trattenuto dall’impulso di scagliarsi contro colui che aveva ucciso l’amato abate. Stringeva i pugni mentre continuava il suo sicuro cammino. Nella sua mente rivedeva ancora l’immagine del maestro, la sua veste azzurra macchiata di sangue, il pugnale sacrificale piantato nel petto. Davanti a quella visione il cercatore aveva scoperto di riuscire a odiare. Un odio profondo, che precede la freddezza di un’azione calcolata.&lt;br /&gt;&lt;span id="more-1395"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Aveva raggiunto la porta della prigione quando la sua mente formulò il pensiero più profano: l’avrebbe ucciso… Ma la sua mano non voleva aprire quel chiavistello, non poteva. Se avesse ascoltato la sua rabbia si sarebbe abbassato alla stregua di quell’assassino. Così cercò di calmarsi, e gli insegnamenti del culto tornarono utili. Schiuse i pugni ed aprì lentamente fa porta.&lt;br /&gt;L’assassino fluttuava a mezz’aria nella piccola cella di pietra, imprigionato in una luminosa sfera di vetro magico. La visione della donna paralizzò il Cercatore.&lt;br /&gt;“Come avrei potuto ucciderla?” pensò Sebastian, richiudendo la porta alle sue spalle. E non riuscendo ancora a distogliere gli occhi da quella figura, si convinse che non doveva esistere un’altra simile bellezza su quella terra. Addormentata nel Globo di Cristallo, la fanciulla risplendeva  in una veste cremisi, e i suoi neri capelli le scendevano delicati lungo il suo corpo perfetto. Era la Luna e il Sole insieme. E se pochi istanti prima l’adepto avrebbe voluto uccidere l’artefice di quel terribile misfatto, ora provava quasi paura a destarlo da quel sonno incantato.&lt;br /&gt;Ma lei si svegliò da sola, come rapita da un misterioso incubo. I suoi occhi, come il mare in una notte senza luna, fissarono l’ammutolito Sebastian. Lui cercava di decifrare quegl’occhi, mentre strane sensazioni gli attraversavano la schiena. Era il ritratto della primavera e dell’estate, ma perdendosi nel suo sguardo, un freddo intenso gli ghermì l’anima.&lt;br /&gt;Un brivido scosse l’Adepto. Con molta prudenza riuscì ad avvicinarsi alla prigioniera e incominciò a parlare.&lt;br /&gt;«Il mio nome è Sebastian e sono il primo Cercatore del Tempio. Sei stata condotta in questa cella e rinchiusa nel Globo di Cristallo, perché sei accusata dell’assassinio del nostro abate, e di essere inoltre cultrice di arti magiche proibite. La prigione di vetro magico, come tu sicuramente saprai, annulla ogni incantesimo e quindi non ti sarà assolutamente possibile fuggire da qui. Come rispondi a queste accuse?»&lt;br /&gt;Passarono alcuni istanti in cui Sebastian, rimanendo in silenzio, mantenne lo sguardo sul pavimento di pietra. Non ottenendo risposta, temette che non fosse stato udito, che il Globo di Cristallo avesse deviato il suono della sua voce. Sapeva però che non poteva essere così.&lt;br /&gt;Poi, improvvisamente, la prigioniera rispose. La sua voce era calda e lussuriosa.&lt;br /&gt;«Il mio nome è Diamante…» esitò un secondo «…e sono colpevole di ciò che mi accusi.»&lt;br /&gt;In Sebastian affiorò un nuovo impulso di violenza che riuscì a sopprimere sul nascere. Riprese la parola.&lt;br /&gt;«Sappi allora che sarai presto condannata dal nuovo abate. Dovrò comunque interrogarti sull’accaduto, se me lo permetterai. Nel caso tu ci venga in aiuto, é possibile che la tua condanna sia più clemente.&lt;br /&gt;«Riconosco dai tatuaggi sul braccio sinistro che fai parte dell’oscura congrega che segue il Culto dell’Ombra Chiusa, ed è molto probabile che tu abbia solamente eseguito gli ordini dei Nove Maestri delle Ombre.&lt;br /&gt;«Non avendo agito di tua iniziativa personale, è probabile che il nuovo abate ti condanni solamente a una morte veloce, salvandoti così dall’Annullamento.» La voce di Sebastian tradiva il tumulto emozionale di cui l’Adepto era preda. Un morboso interesse per quella donna disturbava le sue idee. Diamante, così chiusa e intoccabile, risplendeva come un cristallo dalle infinite sfaccettature. Era la Luce e le Tenebre, e Sebastian pensò al primo insegnamento del Culto della Legge:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli Estremi si osservano l’un con l’altro da distanze infinite&lt;br /&gt;Ma se volgono lo sguardo indietro si scoprono accanto&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il globo emanava una luce soffusa che illuminava debolmente la cella. Diamante guardò nuovamente l’adepto. La sua rosea bocca accennò un sorriso. Era un sorriso indefinibile, ma presto Sebastian ne avrebbe scoperto il significato.&lt;br /&gt;La voce di Diamante vibrò nella stanza.&lt;br /&gt;«Caro Sebastian, come credete di potermi usare! Voi, primitivi stregoni, falsi adoratori. Voi che siete sempre meno e sempre meno convinti! L’Ombra Chiusa? Cosa potete capire voi dei segreti dell’Ombra? I riflessi dei pensieri, la telecomunicazione, i rapporti mentali. Come sono vergognosamente “aperte” le vostre menti! Che pudore e’ mai il vostro! Non capisci che non potrete mai condannarmi. I vostri maghi dovranno sciogliere il globo per potermi colpire, ed io avrò tutto il tempo per fuggire nuovamente nel Mondo Mentale. E questa volta non sarà così facile prendermi. Mi basterà solo un gesto.» Rise con una voce che era come scintille e cascate.&lt;br /&gt;«Tu vuoi che vi aiuti? Che sciocco!» concluse la donna, continuando a ridere.&lt;br /&gt;Mentre ascoltava quel suono argentino, Sebastian rifletteva sulla prossima mossa da fare. Diamante apparteneva all’Ombra, ma vi era qualcosa in lei che non poteva essere corrotta come le sue idee. Sebastian lo sapeva. Una tale bellezza non poteva essere completamente “chiusa”.&lt;br /&gt;«Se è così che la pensi, significa che rimarrai lì dentro, a goderti l’immortalità del globo.» Adesso anche l’Adepto sorrideva. Aveva accettato la sfida, ma la donna non sembrava minimamente turbata dalla sua affermazione.&lt;br /&gt;«Non potete trattenermi qui dentro per l’eternità. Il globo è mantenuto da un’energia mentale esterna e continua. Non potete sottoporre i poteri dei vostri maghi ad uno sforzo simile per un tempo indefinito. Secondo i miei calcoli, considerando il numero degli utenti di magia che si trovano in questa Rocca e la qualità dei loro poteri, credo che non rimarrò qui dentro per un periodo maggiore di quindici cicli di Luna. Non è vero Sebastian?»&lt;br /&gt;Aveva ragione. Il Globo di Cristallo che annullava la magia, non poteva essere trattenuto in eterno. Sarebbe stato una perdita di tempo e di poteri. I suoi calcoli erano giusti.&lt;br /&gt;Sebastian non sapeva cos’altro dire. Pensò che lei, perfida e magnifica, poteva essere amata ed odiata. Desiderava ucciderla e possederla. E mentre i suoi pensieri s’intrecciavano, pensò nuovamente alla prima regola del Culto. Doveva riflettere.&lt;br /&gt;Fu con un gesto elaborato che Sebastian scomparve dalla cella, lasciando la prigioniera fluttuare nell’aria.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;II&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sapeva di non potere dormire e difatti non ci provò neanche. Perso nelle sue riflessioni, Sebastian sprofondava lentamente nell’oceano degli enigmi. Pensava ai due Estremi; il Tempio della Legge e l’Ombra Chiusa. Potevano essere così vicini?&lt;br /&gt;Lui era il primo Cercatore e solo il nuovo Abate aveva un potere superiore al suo. Lui doveva decidere. Ma la sua mente era in preda al caos.&lt;br /&gt;Nel freddo della sua stanza, guardava la luce candele sul tavolo, cercando una risposta che non si trovava certo lì. Non sapeva se quello che Diamante gli aveva detto era la verità. Forse non sarebbe riuscita a fuggire prima di essere punita; prima di essere “annullata”. Poi, con grande orrore, scoprì che questo a lui non importava. Non riusciva ad ammettere a se stesso il suo desiderio.&lt;br /&gt;Lui la voleva. L’avrebbe amata oppure uccisa. Non lo sapeva ancora, ma era certo che lui la voleva. E prima di aver deciso di voler tornare nella cella della prigioniera, l’adepto era già là.&lt;br /&gt;Non ricordava se ci fosse arrivato per il potere del teletrasporto o attraversando i freddi corridoi del tempio. Non importava. Ciò che importava adesso era che lui era lì con lei, amabilmente addormentata.&lt;br /&gt;Osservandola immaginò mille cose. Mille morti. Mille amori. Mille estremi.&lt;br /&gt;Lei aprì gli occhi su di lui.&lt;br /&gt;«Buongiorno» salutò lui con freddezza.&lt;br /&gt;Lei lo guardò con distacco. Quello sguardo avrebbe potuto imprigionare qualsiasi animo, pensò Sebastian.&lt;br /&gt;«Hai deciso di liberarmi, primo Adepto?» domandò lei con voce suadente.&lt;br /&gt;Lui si avvicinò al globo. «No» rispose.&lt;br /&gt;«Cosa farai allora? Aspetterai ancora qualche giorno per poter godere della mia bellezza?» lo derise lei.&lt;br /&gt;«No» disse lui. «Ho deciso di entrare nel globo.»&lt;br /&gt;La sua affermazione ebbe un effetto imprevisto sui pensieri di lei. Il suo sorriso svanì. I suoi occhi divennero freddi e infiniti. Poi una risata tenebrosa e sensuale percorse il silenzio.&lt;br /&gt;«Hai deciso di trovare l’oblio» affermò Diamante ridendo ancor più forte. «Mi divertirò molto…» e la risata continuò a riecheggiare nei bui corridoi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;III&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutto era pronto. I tre maghi che sostenevano il globo si trovavano attorno a Diamante, concentrati su Sebastian, che passo dopo passo si avvicinava a lei. Improvvisamente una porta argentea si materializzò sulla parete di cristallo. I maghi formulavano strani incantamenti. La porta si aprì leggermente e Sebastian varcò la soglia. Era davanti a lei.&lt;br /&gt;E la porta si chiuse dietro di lui.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;IV&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dopo che i maghi si furono allontanati su ordine del primo cercatore, i due rimasero nuovamente soli nella cella. La luce soffusa del globo illuminava i lineamenti dei due volti. Quello di lei; perfetto, misterioso e provocante. Quello di lui, risoluto ed insicuro al tempo stesso.&lt;br /&gt;«Cosa vuoi fare adesso, Sebastian?» chiese lei squadrandolo con uno sguardo abissale. Ma lui non rispose. Era convinto che quello che stava facendo era bello e terribile. Era giusto ed ingiusto. Era vero e falso. Era bene e male. Erano i due estremi.&lt;br /&gt;Si avvicinò a lei, e lei non si mosse. La prese tra le braccia con forza e delicatezza. Lei lo accolse senza dire una parola. Lui la spogliò della sua veste cremisi e lei fece lo stesso con lui. Erano avvinghiati come in una lotta. Nudi ed uniti l’uno con l’altra. E la luce e le tenebre divamparono dentro di loro, soffocando le loro menti.&lt;br /&gt;Lui entrò in lei e lei entrò in lui, ed era quello che desideravano entrambi. Ma non era tutto. Le mani di lei che prima cercavano la passione, adesso cercavano qualcos’altro. Con una forza incredibile le dita di Diamante si strinsero attorno al collo dell’adepto, e Sebastian, travolto dalla passione e dall’odio, incontrò la gola di lei. Erano avvinghiati in una stretta fatale. Erano l’amore e la morte. Gli estremi che volgono il loro sguardo e si scoprono accanto.&lt;br /&gt;Le strette si rafforzarono. Un gemito vibrò dalla bocca di entrambi, e all’apice dell’amore e del dolore tutto finì.&lt;br /&gt;Il Globo andò in frantumi lasciando cadere a terra due corpi senza vita. Due estremità unite per sempre nella notte senza ritorno.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 1995&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-7795549553105508843?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/7795549553105508843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7795549553105508843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7795549553105508843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/i.html' title='SEBASTIAN E LA REGOLA DEGLI ESTREMI'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5773343822144267026</id><published>2009-09-22T23:56:00.000-07:00</published><updated>2009-09-22T23:58:14.700-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guerrieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantasy'/><title type='text'>LA TORRE CHE DANZA NELLO SPAZIO E NEL TEMPO</title><content type='html'>&lt;a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/05/rey-hawk.jpg"&gt;&lt;img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/05/rey-hawk.jpg" alt="" height="275" width="395" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;Quel che rimaneva del crepuscolo andava perdendosi ad ovest, là dove il mare e le spiagge di Trygold si univano al margine di una striscia di terra sabbiosa. Rey-Hawk, dall’alto della scogliera a ridosso della costa, guardava dall’altra parte, una sporgenza di roccia bianca velata da una fitta nebbia color del vespro. Lassù presto sarebbe apparsa la sua meta. Aveva viaggiato molti mesi e cercato a lungo, ed infine era giunto fino alle sconfinate regioni settentrionali del Continente, fredde lande desolate dove i mari erano sempre inquieti, e gli uomini che le abitavano avevano un carattere scontroso ma fiero. In alto Aways, la luna azzurra, e Demhos, la luna rossa, gettavano lo sguardo su di lui e i suoi tre compagni di viaggio. Kya, la luna gialla, doveva ancora sorgere. Rey-Hawk, con la sua voce grave ma gentile,  si rivolse agli altri.&lt;br /&gt;«Dopo tanta fatica, credo che sia arrivato il momento di riposare. Il tempo prestabilito non è ancora giunto.» Detto ciò, posò a terra la sua sperana, il lungo bastone da Stregone-Guerriero munito di una corta e dura lama ricurva. Poi si accomodò in posizione di rilassamento, secondo le tecniche rituali della sua scuola. Lasciò che il vento gli scompigliasse i lunghi capelli grigi e gli accarezzasse i folti baffi. A occhi chiusi incominciò a cantare sottovoce un’ancestrale litania.&lt;br /&gt;Gli altri, ormai abituati all’incantesimo di protezione che il capo del gruppo eseguiva ad ogni sosta, prepararono l’accampamento. Gereen, abile cacciatore delle terre dell’ovest, si avviò verso il vicino boschetto con la balestra in pugno. Aveva occhi buoni per cacciare anche nelle buie ore della sera, quando le ombre si fanno ingannatrici. Stepeleo il mezzo-goblin si occupò del fuoco. Quando la lingua di fiamma incominciò a danzare, i suoi occhi rossi luccicarono malignamente. Quella piccola creatura bastarda, al soldo dello Stregone, si era rivelata un buon servitore ed un ottimo scout. Poi vi era Oceana, adepta delle Sacerdotesse di Demhos, la luna rossa. Bellissimi erano i lineamenti del suo volto, nel quale dimoravano due occhi lunghi e penetranti. La sua pelle color del bronzo era cosparsa di curiosi tatuaggi, che rilucevano alla luce della luna. Lei preparò le vettovaglie, e benedisse il vino che versò in quattro coppe di bronzo.&lt;br /&gt;Gereen tornò con dei conigli che il mezzo-goblin arrostì sul fuoco. Poi mangiarono e bevvero il vino benedetto, che addolciva la mente e rinvigoriva il corpo. Rey-Hawk si era  fatto pensieroso e taciturno, mentre gli altri parlavano tra loro di leggende e vecchie storie, scherzando a volte per alleggerire l’atmosfera. Tutti quanti sapevano che, dietro un velo di nebbia sfuggente, uno strano destino li attendeva.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era ormai buio e Kya era cresciuta nel cielo, mentre Aways si perdeva tra i monti del sud. Rey-Hawk parlò ai suoi compagni dopo molto silenzio.&lt;br /&gt;«Il tempo si avvicina. Quando Kya sarà alta, la torre di nera-perla apparirà sopra la sporgenza. Così è stato scritto da Mornigo il Cronologo, nelle pergamene che trovai dentro l’antica biblioteca di Miralia.»&lt;br /&gt;«Sei certo che si trovi lì l’Oracolo di Cronox, il Signore del Tempo?» domandò Oceana.&lt;br /&gt;«Le scritture parlano chiaro» rispose Rey-Hawk. «Almeno che non abbia frainteso i codici dei maghi, la Torre che Danza nello Spazio e nel Tempo dovrebbe apparire stanotte. Dentro una delle sue stanze si nasconde la Bocca di Cronox.» Volse lo sguardo verso la sporgenza ancora ammantata di nebbia. La bruma emanava una strana luminescenza verdognola, un fenomeno che metteva i brividi addosso.&lt;br /&gt;«Cos’è che cerchi maestro? Forse la mia domanda è ardita, ma molte sono le miglia che ho percorso al tuo fianco. Piacevoli sono stati i giorni, emozionanti le battaglie ed i pericoli incontrati. Ora però temo qualcosa. Credo di avere il diritto di sapere, prima di varcare la soglia di quella torre.» Così parlò Gereen il cacciatore.&lt;br /&gt;«Hai ragione mio caro compagno. È ora che tutti voi sappiate perché sono giunto fino a queste remote terre. Alcuni di voi mi hanno seguito perché attratti dall’avventura. Altri» e volse lo sguardo verso Stepeleo «per il solo tributo dell’oro.» Il volto del mezzo-goblin s’illuminò appena udì quella parola.&lt;br /&gt;«Quale che sia stato il motivo che vi ha condotto sin qua, è adesso giunto il momento di rivelarvi i miei propositi.»&lt;br /&gt;Per un momento che parve interminabile, Rey-Hawk lasciò che fosse solo il fuoco a parlare.&lt;br /&gt;«Lunga è la mia storia, e tante sono le cose che ho imparato nel corso delle mie avventure. Col tempo sono diventato un potente stregone ed un abile guerriero, con la lama della mia sperana ho cacciato creature immonde, e ho sconfitto malvagi incantatori con le arti insegnatemi dal mio maestro. Solo un nemico ancora mi sfugge e m’inganna, mi ferisce trasformando la mia chioma corvina nel colore della cenere. Lo sento muoversi lentamente nelle ossa, lo avverto nella stanchezza che a volte mi coglie, lo vedo attorno a me mutare tutto quello che un tempo è stato diverso, più giovane. Ecco perché desidero parlare con il Signore del Tempo. Voglio sapere come sconfiggere il suo inganno.»&lt;br /&gt;Il silenzio cadde tra gli astanti. Il fuoco guizzò con nuova vitalità. Oceana parlò.&lt;br /&gt;«C’è un antico patto che lega il culto della Luna Rossa a Cronox. Noi sottostiamo ad esso e non ci è permesso di  andare contro le sue leggi. Credo che il Dio del Tempo abbia sigillato questo accordo con tutti i culti. È così e basta.»&lt;br /&gt;«Non fu così per Mornigo.» Era stato il mezzo-goblin a parlare. «La leggenda dice che abbia sfidato il tempo ed abbia vinto il suo segreto. Si dice però che molti perirono durante la sua ricerca.»&lt;br /&gt;«È per questo motivo che non posso chiedervi di accompagnarmi oltre» disse Rey-Hawk alzandosi in piedi. «Aspettatemi qui e tenete il fuoco acceso. Forse entrerò in qualche lontana dimensione, e la luce del fuoco mi aiuterà a ritrovare la via per ritornare da voi.»&lt;br /&gt;«Vi seguirò, maestro» esordì Gereen. «Ho camminato troppo a lungo per sedermi accanto a un fuoco e lasciarvi andare incontro al più nefasto dei destini.»&lt;br /&gt;«Anch’io verrò» disse Oceana. «La storia di Stepeleo è solo una delle tante che riguardano Mornigo. Ne ho sentita anche una che lo vuole principe di una terra bellissima al di là del tempo, dove lui e i suoi compagni di avventure vivono in perfetta armonia, senza più contare i giorni.»&lt;br /&gt;Lo Stregone-Guerriero guardò i due compagni cercando una crepa nella risolutezza che li leggeva negli occhi. Non la trovò, così non poté fare altro che accettare le loro scelte.&lt;br /&gt;«Così sia, dunque. E tu cosa farai Stepeleo?» chiese Rey-Hawk al mezzo-goblin.&lt;br /&gt;«Mi sembra di aver capito che avete bisogno di qualcuno che badi al fuoco.»&lt;br /&gt;«Esatto. Tu rimarrai qui e terrai sempre alta la fiamma.» Porse alla scaltra creatura una borsa. «Qui c’è il tuo compenso. Se nessuno di noi uscirà dalla torre entro l’alba, potrai lasciare questo posto e goderti i tuoi denari.»&lt;br /&gt;Stepeleo afferrò avidamente il sacco. «Senz’altro maestro. Come lei ordina!»&lt;br /&gt;«Guardate!» gridò ad un tratto Oceana. Tutti si volsero verso la sporgenza rocciosa. La nebbia verdastra discendeva verso il mare, scoprendo lentamente i contorni di una costruzione longilinea, che s’impennava come una lancia verso il cielo. Era una torre dalle lisce pareti perlacee, nera come la notte, priva di finestre e di balconi.&lt;br /&gt;«Eccola! La Torre che Danza nello Spazio e nel Tempo.» Ray-Hawk raccolse il suo bastone da guerra e s’incamminò verso la sporgenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gereen ed Oceana camminavano dietro lo Stregone, aguzzando al massimo i loro sensi. Si trovavano ormai a un centinaio di passi dalla costruzione, e nella luce delle due lune era facile proseguire il cammino. Oceana vedeva meglio degli altri perché Demhos era amica dei suoi occhi sottili. La nebbia era scomparsa. La nuda torre si ergeva sulla sporgenza, un pilastro tenebroso apparso misteriosamente dal nulla. Poteva sembrare disabitata, ma i tre sentivano che non era così. Qualcosa si nascondeva al suo interno, un’esistenza al di fuori della loro dimensione. Quando furono più vicini si accorsero che non c’era una porta d’accesso. Quasi indistinguibile dalle pareti, si apriva un passaggio verso tenebre solide, un’apertura ad arco alta poco più di due metri. Rey-Hawk portò avanti la sua sperana. La lama ricurva incominciò ad emanare un freddo bagliore, ma la luce magica faceva fatica a scacciare le ombre di quell’anfratto.&lt;br /&gt;«Siete ancora in tempo a tornare sui vostri passi» sussurrò lo Stregone ai due compagni. Il cacciatore e l’adepta si scambiarono uno sguardo d’intesa.&lt;br /&gt;«Siamo con voi maestro!» rispose la dolce voce di Oceana.&lt;br /&gt;Entrarono in un corridoio stretto e profondo. Subito si accorsero che le dimensioni interne della torre non potevano corrispondere a quelle percepite da fuori. Il corridoio procedeva nell’oscurità per molti metri, fino ad aprirsi su una vasta sala della quale potevano solo intuire la grandezza. Rey-Hawk sussurrò una parola incomprensibile, e mentre la luce della lama si affievoliva, questa si sparse leggera per tutto il perimetro della stanza. Adesso potevano intravedere la vastità del luogo, insieme alla grande scalinata che si arrampicava sulla parete opposta. I gradini terminavano sopra un pianerottolo dove si apriva una porta d’ombra. Con prudenza, i tre si avvicinarono alle scale ed intrapresero la salita. I loro passi erano ovattati, come se non ci fosse contatto tra i lori piedi e la scura pietra della torre. Uno strano freddo penetrava le loro membra. Per un attimo Gereen guardò in basso. La scalinata era scomparsa, e il mare schiumoso ribolliva tra gli scogli. Il cacciatore ebbe un sussulto, ma poi la visione svanì, e il freddo lo ghermì più stretto che mai.&lt;br /&gt;Giunsero finalmente sul pianerottolo. Erano davanti ad un nuovo passaggio di tenebra, un’ombra inaccessibile anche alla magia della sperana. Rey-Hawk si fermò a un passo da quell’oscurità insondabile; avvicinò lentamente la lama lucente penetrando il drappo. L’oscurità ingoiò la luce che vestiva l’acciaio, non lasciando intravedere alcunché.&lt;br /&gt;«Nessuna tenebra magica aveva mai respinto la luce del mio bastone» confessò sottovoce lo Stregone. «Credo che se vogliamo proseguire dovremo affidarci all’abbraccio dell’oscurità.» Rey-Hawk rivolse ai suoi compagni uno sguardo di sfida mista a rassegnazione. Poi fece un passo in avanti e scomparì all’istante. Solo il tempo di un pensiero lo divise dai suoi compagni, che gli furono subito dietro. Ma lui non lo seppe mai, perché si trovò d’un tratto a cadere da solo dentro un oceano di tenebre.&lt;br /&gt;«Gereen! Oceana!» chiamò mentre cadeva. Ma non riusciva neanche a sentire la propria voce, mentre roteava sempre più velocemente verso il basso.&lt;br /&gt;D’un tratto scorse una luce che si avvicinava dal fondo del liquido abisso. Sembrava la fiamma di una candela danzante, e poi diventò un braciere rosso, e poi ancora una sfera di luce azzurra. Cadde verso quell’immagine cangiante, e mentre si avvicinava ad essa, la lama del suo bastone incominciò ad emanare nuova luce. Intravide un pavimento di roccia e la sua caduta rallentò bruscamente. Poi toccò terra.&lt;br /&gt;Riusciva a vedere solo fino a pochi passi di distanza, ma sentiva di trovarsi in un enorme grotta sotterranea. Cercò la fonte luminosa che aveva visto cadendo, ma non scorse niente. Avvertì piuttosto una presenza vicina. Ogni suo senso registrò il pericolo. Sparse la luce più lontano e vide un’ombra contorta e mutevole venire verso di lui. Non era un animale ma un’infelice creatura di qualche aliena dimensione, un essere claudicante ed asimmetrico fuoriuscito dal peggior incubo. Mostrava fauci aguzze e ricordava vagamente un enorme felino, un gatto sfigurato dalle malizie di un dio depravato. Con un agile balzo si avventò sull’uomo.&lt;br /&gt;Per un momento Rey-Hawk fu certo di non riuscire a muoversi, inchiodato a terra da un nuovo maleficio. Poi scattò di lato evitando l’attacco e impugnando a due mani la sua arma. Quando l’essere gli si scagliò nuovamente addosso, la sperana colpì con grande precisione, aprendo da parte a parte il ventre della creatura. Viscere giallognole fuoriuscirono mentre il mostro crollava a terra. Rey- Hawk si guardò subito attorno cercando altri nemici, ma nessuno apparve più nel cerchio di luce. Intravide invece la fiamma della candela che si trasformava, a un centinaio di passi davanti a lui. Le andò incontro, mentre questa continuava a cambiare. Divenne rossa come un fiume di lava, e blu come una stella. Poi si spense, e Rey-Hawk intravide qualcos’altro. Lasciò cercare alla luce della sua lama, che illuminò  un grande specchio quadrato incastonato nella pietra nera della torre. Lo Stregone vide la sua immagine riflessa, il suo volto contorto in una smorfia di dolore, il suo sguardo perduto nel mistero che gli si ergeva davanti agli occhi. Improvvisamente fu la sua immagine a parlargli.&lt;br /&gt;«È forse giunto qualcuno a farmi visita? Chi sei tu, valoroso mortale, che uccidi il mio guardiano con tanta facilità? Perché sei venuto a cercare il Signore del Tempo?»&lt;br /&gt;La voce era tale e quale alla sua, ma non sembrava provenire dallo specchio. Era tutta intorno a lui.&lt;br /&gt;«Grande Cronox, nella mia terra mi chiamano Rey-Hawk e sono un guerriero ed un mago. Giungo da molto lontano per svelare il più grande dei misteri, quello che si nasconde dietro di te.»&lt;br /&gt;«Nessun mistero si cela dietro di me, e se tu credi che esista, vuol dire sei tu che lo hai creato.»&lt;br /&gt;«Eppure ogni mio nemico cade sotto i colpi della mia spada, ogni elemento di piega al volere dei miei incantamenti, ed ancora non riesco a sfuggire al tuo inganno.»&lt;br /&gt;«Perché mi combatti? Io non sono tuo nemico.»&lt;br /&gt;Per un attimo Rey-Hawk non seppe cos’altro dire, ma il ricordo della leggenda di Mornigo lo scosse. Se il Cronologo era riuscito ad ingannare il tempo, allora doveva esserci una risposta alle sue domande.&lt;br /&gt;«Invece lo sei! Mi stai uccidendo lentamente, e non posso combatterti. Sei il mio più grande nemico, e il più codardo di tutti. Ma forse adesso potrò chiederti di confrontarmi.»&lt;br /&gt;«Le tue non sono le parole di un uomo saggio. Vuoi conoscere il mio segreto? Non occorreva che tu facessi tanta strada. Guardati attorno, e dimmi cosa vedi?»&lt;br /&gt;«Vedo gente che invecchia e che muore, fiumi che seccano e montagne corrose dalle piogge, storie che diventano leggende e canzoni che si perdono nell’oblio.Vedo la mia pelle raggrinzirsi ed i miei occhi diventare ogni giorno più vacui. Vedo la tua opera di distruzione.»&lt;br /&gt;«E mentre vedi tutto ciò, che cosa accade dentro di te? L’opera di distruzione penetra anche dentro il tuo cuore?»&lt;br /&gt;Rey-Hawk avrebbe voluto rispondere di si, ma si accorse che qualcosa gli sfuggiva. Rimase in silenzio per un momento, e Cronox prese nuovamente la parola.&lt;br /&gt;«Vedi mortale, il mio inganno è solo un’illusione. Tu SEI e perciò RIMANI, mentre tutto ciò che ti circonda ti appartiene solo per un attimo, perché in verità nulla ti appartiene, solo te stesso, e tu sei tutto ciò di cui hai bisogno. Questo è il mio segreto, ma grande è l’abisso che separa un uomo dal conoscerlo e l’accettarlo. Per la tua avventatezza una maledizione cadrà su di te, e ti accompagnerà fin quando non avrai superato quell’abisso. Incomincia adesso.»&lt;br /&gt;La sua immagine riflessa si offuscò e Rey-Hawk vide la scena in cui i suoi compagni, Gereen ed Oceana, combattevano una disperata lotta contro il guardiano-felino.&lt;br /&gt;«No! Cosa vuoi fare? Loro non c’entrano!» urlò disperato lo Stregone.&lt;br /&gt;E mentre guardava la creatura fare a pezzi i suoi amici, Rey-Hawk sentì scandire, da una voce che ricordava la sabbia che scende in una clessidra, il prezzo della sua maledizione.&lt;br /&gt;«Nefasto sarà il destino di ogni tuo compagno di avventure, fino al giorno in cui tu non mi comprenderai.»&lt;br /&gt;L’ultima parola pronunciata dal Signore del Tempo divenne un continuo frusciare di sabbia. Rey-Hawk sentì cedere la terra sotto i suoi piedi. Si accorse di girare pazzamente dentro un vortice di sabbia, che lo trascinava verso una gola oscura. Alzò lo sguardo e scorse un fuoco che danzava nella notte. Accanto al fuoco intravide una piccola creatura. Era Stepeleo.&lt;br /&gt;Così lo Stregone incominciò a nuotare disperatamente nella sabbia che lo spingeva giù. Lentamente avanzò verso la luce, un metro alla volta, attingendo a tutte le sue forze. Finalmente il vortice abbandonò la presa e lui si ritrovò in piedi. Corse disperato verso il fuoco e si accorse di ridiscendere la sporgenza dove si ergeva la torre. Rallentò, gettando uno sguardo indietro, ma la torre era ormai svanita nella notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le lune se ne erano andate ed il sole schiariva già l’oriente. Due figure discendevano le scogliere verso la spiaggia. Una era alta e portava lunghi capelli argentati e folti baffi. L’altra invece era minuta, e aveva lineamenti aguzzi e occhi rossi. Un sentiero scosceso scavato nella roccia scendeva verso il mare. I due si fermarono davanti alle onde che si perdevano nella sabbia. Il freddo sole del nord illuminava gli occhi dell’uomo. Occhi sempre più velati.&lt;br /&gt;Rey-Hawk recitò una preghiera per Gereen ed Oceana. Poi ne recitò un’altra per i compagni che avrebbe incontrato in futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;GM Willo - 2002&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5773343822144267026?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5773343822144267026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-torre-che-danza-nello-spazio-e-nel.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5773343822144267026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5773343822144267026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-torre-che-danza-nello-spazio-e-nel.html' title='LA TORRE CHE DANZA NELLO SPAZIO E NEL TEMPO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-9001008958716687837</id><published>2009-09-22T03:34:00.001-07:00</published><updated>2009-09-22T03:35:38.567-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favole'/><title type='text'>LA PENTOLA, IL GUFO E LA SORGENTE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/11/il-gufo-e-la-luna.jpg?w=357&amp;amp;h=535"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 235px; height: 352px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/11/il-gufo-e-la-luna.jpg?w=357&amp;amp;h=535" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il gufo guardava la luna. Ogni notte la stessa cosa. Lui le chiedeva di venir giù, ma lei era timida, e si nascondeva dietro le nuvole. Allora il gufo imprecava disperato. L’amore è una brutta malattia.&lt;br /&gt;Un giorno capitò uno straniero. Si assopì proprio sotto l’albero in cui dormiva il gufo. Il gufo si svegliò come al solito, dopo il tramonto, e si accorse di questo viandante, un tipo vestito di stracci e con un cappello a tesa larga.&lt;br /&gt;- Lei cosa ci fa qui? – gli chiese, sporgendosi dal buco nel tronco che era l’ingresso della sua umile dimora.&lt;br /&gt;- Cerco la sorgente… – rispose lo straniero, alzandosi e togliendosi il cappello.&lt;br /&gt;- La sorgente del tempo? – chiese il gufo, che la sapeva lunga.&lt;br /&gt;- Si. Ho barattato una pentola d’oro per sapere dove si trova. Spero di non essere stato ingannato – disse preoccupato il viandante.&lt;br /&gt;Il gufo lo guardò con i suoi occhi giallissimi. Ormai era buio, e presto sarebbe dovuto uscire per cacciare. Ma quell’uomo lo incuriosiva. Un altro sognatore alla ricerca della mitica sorgente. Come se si potesse seguire semplicemente un sentiero per arrivarvi. La sorgente del tempo….&lt;br /&gt;- No, al contrario. È sulla strada giusta. Ma permettetemi una domanda ancora. -&lt;br /&gt;- Prego, signor Gufo. -&lt;br /&gt;- Lei mi sembra un giovane in gamba. Come posso spiegare… Mi piace il suo cappello, ecco qua! Comunque, un tipo in gamba con un cappello come il suo perché dovrebbe barattare una pentola d’oro per sapere dove si trova la sorgente del tempo? –&lt;br /&gt;- Beh, tutti vogliono sapere dove si trova la sorgente, no? -&lt;br /&gt;- Appunto. E crede che una pentola d’oro possa bastare? -&lt;br /&gt;Allo straniero sfuggì un mezzo sorriso. Il gufo si augurò che avesse capito. Poi si alzò in volo, scomparendo nel cielo scuro. La caccia iniziava…&lt;br /&gt;Con l’oro non si compra la conoscenza. Al massimo si può rimediare una botte di vino, che non è male.&lt;br /&gt;Lo straniero tornò a casa, deluso ma non affranto.&lt;br /&gt;Il gufo invece tornò a guardare la luna.&lt;br /&gt;- Dai, vieni giù! -&lt;br /&gt;- Non posso, ho da fare…-&lt;br /&gt;Che rizzacazzi, pensò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;GM Willo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-9001008958716687837?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/9001008958716687837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-pentola-il-gufo-e-la-sorgente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/9001008958716687837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/9001008958716687837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-pentola-il-gufo-e-la-sorgente.html' title='LA PENTOLA, IL GUFO E LA SORGENTE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-81735053719097791</id><published>2009-09-21T01:46:00.001-07:00</published><updated>2009-09-21T01:47:09.713-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberpunk'/><title type='text'>IL RISVEGLIO PIÚ DOLOROSO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/11/il-risveglio-piu-doloroso.jpg?w=388&amp;amp;h=528"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 245px; height: 349px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/11/il-risveglio-piu-doloroso.jpg?w=388&amp;amp;h=528" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«Questa non me la doveva fare!»&lt;br /&gt;«Dai, non ti scaldare. Andiamo a farci un giro…»&lt;br /&gt;«Eh, no, adesso me la paga!»&lt;br /&gt;La chat-bath era schermata. Vi galleggiavano soltanto le diramazioni di Alex666 e HBTomahawk.   Vibravano d’intensità variabili, alterate entrambe da droghe sintetiche e digitali. Bolle di sapone affioravano in superficie, esplodendo con un curioso “ploff”. Erano i banner di ultima generazione.&lt;br /&gt;«Adesso gli entro nel deck e le friggo la fica!»&lt;br /&gt;«Che cazzo dici! Dai, facciamo un salto al Volcano. Stasera deve esserci roba nuova.»&lt;br /&gt;«Laggiù ci vanno gli stronzi, non lo sai. È pieno di spider, e le bambole che lo frequentano non sono altro che dei surrogati di fica, cosa credi? Vacci tu se vuoi, io preferisco farmi una sega…»&lt;br /&gt;Alex666 aveva in circolo del God’s Opium mischiato a degli amplificatori di personalità. La sua ragazza gli aveva appena dato buca. Lui ci sapeva fare con le connessioni, conosceva le fognature della rete, poteva spiare attraverso le pareti, codificare i segnali in entrata, seguire le piste. L’aveva beccata a succhiare l’uccello di un professore. Il professor Crane del corso di lettere, per quanto poteva valere un corso di lettere, in una scuola allo sbando come la sua. A lui ci avrebbe pensato domani a rovinargli la carriera. Adesso voleva saldare i conti con lei… la stronza.&lt;br /&gt;«Quel sudicio avrà almeno sessant’anni!»&lt;br /&gt;«Ma che te ne frega! È solamente sesso teorico. Quei due non si sono neanche toccati. Davvero, non ti capisco!»&lt;br /&gt;«Certo che non mi capisci. Perché sei uno stronzo come lei. Che differenza fa se lo fai su un letto oppure attaccato alla spina del tuo dannato processore. Lo fai, punto. La stronza ed io  stavamo insieme, lo capisci questo? Lo capisci?»&lt;br /&gt;«Ok, va bene! Ho capito. Che cosa vuoi allora?»&lt;br /&gt;«Voglio uno di quei giocattoli»&lt;br /&gt;«Cosa?»&lt;br /&gt;«Un cazzo di occhiello, lo sai di cosa parlo!»&lt;br /&gt;«Ma tu sei fuori!»&lt;br /&gt;Gli occhielli erano dei gingilli proibiti. Li usavano le squadre governative per sedare gli animi in rete. Te ne agganciavano uno all’avatar ed eri finito. Causano la perdita permanente delle capacità induttive per la connessione. Il cervello non riesce più a riconoscere gli impulsi del deck. Hai finito di viaggiare fratello!&lt;br /&gt;«Te ne è rimasto qualcuno, lo so!»&lt;br /&gt;«Ascolta, quella roba è pericolosa. Se qualcuno riuscisse ad isolarlo potrebbe incastrarti. E poi risalirebbero a me. Ci sbattano dentro, amico, e ci strappano pure gli innesti. E a me non mi va di correre un rischio del genere!»&lt;br /&gt;«Aspetta che carico la chat-bath di Amanda…»&lt;br /&gt;«Che cazzo dici?»&lt;br /&gt;«Il tuo fiorellino… ho da dirle un paio di cose. Le tue amichette del Volcano, ad esempio. Com’è che si chiamano? Samantha? Donna?»&lt;br /&gt;«Non lo faresti…»&lt;br /&gt;«Oh, certo che lo farei…»&lt;br /&gt;«Stronzo!»&lt;br /&gt;«Eh già!»&lt;br /&gt;Una manciata di frame più tardi Alex666 viaggiava veloce nei corridoi alternativi della matrice. Schermava l’occhiello con un programmino di sua invenzione, lo specchio magico lo chiamava. Se qualcuno avesse provato a intercettare la sua proiezione, si sarebbe ritrovato davanti i propri codici d’accesso, che rivelavano l’identità dell’user. Avrebbe pensato ad un banale errore di sistema e avrebbe lasciato perdere la ricerca. Facile come cagare in piedi, si disse.&lt;br /&gt;La stronza era ancora dentro. E chi la moveva quella. Fuori non c’era più nulla ormai. La grande recessione  aveva trasformato il paese. Nelle strade si trovava solo desolazione, povertà, disperazione. Locali, negozi, centri commerciali. Tutto abbandonato. Tutto sbarrato. Per procurarsi da mangiare dovevi andare a fare la fila agli empori allestiti dal governo. Fuori era una merda, ecco cos’era.&lt;br /&gt;E allora se volevi un po’ di svago dovevi trovartelo in rete. Le notti si passavano così a quei tempi, e sempre più spesso anche i giorni. La disoccupazione toccava livelli mai registrati prima. La violenza nelle strade era aumentata, insieme al disagio e alla sporcizia. No, era meglio starsene nella propria cameretta, a dormire il cybersonno.&lt;br /&gt;Si stava rifacendo il trucco. Era pronta a riuscire, a succhiare qualche altro cazzo, pensò Alex666. Niente di male a farsi un videogioco. Quelli li usavano tutti, l’evoluzione della pornografia, un vero toccasana per le relazioni di coppia. Ma il sesso in rete tra due proiezioni non era molto diverso da quello reale. Anzi, poteva essere qualcosa di molto più intimo. Spesso gli avatar erano delle rappresentazioni più nude, più compiacenti, più aperte a nuove esperienze, e di conseguenza, paradosso dei paradossi, più vere. Ed Alex666 questo lo sapeva bene. Le avrebbe fatto passare la voglia, a quella troia!&lt;br /&gt;Fece il suo ingresso nella private-room come una manifestazione paranormale, uno spettro del cyberspazio. Lei sussultò e gli sfuggì di mano il mascara. Acquistò lentamente consistenza, alto, longilineo, vestito di pelle nera. Un ciuffo gli ricadeva sugli occhi. Le mani sprofondate nelle tasche della giacchetta di pelle. Dentro una di quella vi era l’occhiello.&lt;br /&gt;«Puttana!»&lt;br /&gt;«Che cazzo vuoi?»&lt;br /&gt;«Sei una puttana! Il professor Crane… quel vecchio bavoso!»&lt;br /&gt;«Ma cosa dici? Ma sei fatto?»&lt;br /&gt;«Ti ho vista nella chat-bath di Oregon, quel cazzo di social network per sfigati. Lui sul divano di velluto, te in ginocchio davanti a lui. E quella dannata musichina in sottofondo…»&lt;br /&gt;Gli occhi di lei non potevano più nascondere il senso di colpa. Abbassò lo sguardo, ma lo rialzò immediatamente. La rabbia aveva preso il posto del dispiacere.&lt;br /&gt;«Vaffanculo!»&lt;br /&gt;Lui ci rimase male. Aveva creduto che si sarebbe messa a gridare, a disperare, a negare l’evidenza, forse addirittura a supplicarlo di non lasciarla. Invece lo aveva mandato a fanculo. No, questo era davvero troppo…&lt;br /&gt;Le afferrò la mano. Lei reagì. Lui teneva l’occhiello in alto, una  sottile fede d’argento dall’aspetto innocuo. Era pronto a mettergliela al dito, a tagliarli gli accessi, a confinarla per sempre nel mondo di fuori, quello vero, quello ormai perduto.&lt;br /&gt;Un calcio nelle palle. Un banale calcio nelle palle. Perché un calcio nelle palle fa sempre male, sia fuori che dentro. Alex666, piegato in due dal dolore, si lasciò sfuggire l’anello. La stronza fu lesta ad afferrarlo e a metterglielo al dito. Il sogno svanì nel tempo di un click. Alex (solamente Alex) aprì gli occhi sul soffitto di camera sua. L’intonaco crepato, la serranda della finestra divelta, le cianfrusaglie in fondo al letto, la spia del deck accesa. Il più doloroso dei risvegli. La sua nuova realtà.&lt;br /&gt;Alex realizzò tutto questo in una frazione di secondo. Udì i suoi genitori litigare nella stanza attigua. Nelle strade, dodici piani più in basso, gli arrivava il silenzio di un mondo in rovina. L’unico mondo possibile rimastogli.&lt;br /&gt;Non ci pensò un secondo di più. E saltò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-81735053719097791?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/81735053719097791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-risveglio-piu-doloroso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/81735053719097791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/81735053719097791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-risveglio-piu-doloroso.html' title='IL RISVEGLIO PIÚ DOLOROSO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-6565881304575118393</id><published>2009-09-20T13:06:00.001-07:00</published><updated>2009-09-20T13:07:40.813-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Orchi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='101 Parole'/><title type='text'>L'ALBERO DI PERE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SJLs7unuyeI/AAAAAAAAAzo/n6TMfL5q8DA/s320/L%27albero+di+Pere.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 219px; height: 178px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SJLs7unuyeI/AAAAAAAAAzo/n6TMfL5q8DA/s320/L%27albero+di+Pere.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il ruscello divideva il bosco. Sul lato ovest viveva l’orco Nando, su quello est suo cugino Lando. Ma l’albero di pere (le più succose di tutto il paese) vi cresceva proprio nel mezzo. Le radici affondavano da una parte, il tronco pendeva sul ruscello e le fronde piene di frutti ricadevano sull’altra sponda. Poiché i due orchi erano parenti non potevano farsi guerra, ed ignorando la matematica, non erano in grado di dividersi le pere. Perciò le guardavano marcire, e per sfogarsi terrorizzavano il paese.&lt;br /&gt;Un dì venne un castoro col mal di denti che, abbattendo il pero, salvò il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2008 per 101 Parole&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-6565881304575118393?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/6565881304575118393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lalbero-di-pere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6565881304575118393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/6565881304575118393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lalbero-di-pere.html' title='L&apos;ALBERO DI PERE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SJLs7unuyeI/AAAAAAAAAzo/n6TMfL5q8DA/s72-c/L%27albero+di+Pere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-4908532971956116207</id><published>2009-09-18T00:59:00.001-07:00</published><updated>2009-09-18T01:01:27.235-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Draghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><title type='text'>LA PIOGGIA DI STELLE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/la-pioggia-di-stelle.jpg?w=390&amp;amp;h=328"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 308px; height: 260px;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/la-pioggia-di-stelle.jpg?w=390&amp;amp;h=328" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La luna era stata letta. Non lasciava molte speranze.&lt;br /&gt;I Sarti rammendarono i palloni aerostatici. Tre grandissimi: uno giallo, uno verde ed uno rosso. Il primo si chiamava Linandir, il secondo Oussa e il terzo, cremisi come i tramonti delle spiagge di Boxala, Yuldra. Ogni cesta poteva ospitare dieci guerrieri. Trenta di loro non sarebbero bastati.&lt;br /&gt;Ma il giorno moriva e le stelle si preparavano a cadere. Laggiù dove il mondo finisce, per dare modo ad altri mondi di nascere, la pioggia di luce si sarebbe riversata sulla terra. Inondando le valli ed i campi, avrebbe investito la città di Aviessa e i suo mille abitanti. Donne, bambini e cuccioli di drago. La dinastia millenaria spazzata via in pochi attimi. Forse un destino indolore…&lt;br /&gt;Ma Imassan non si dava per vinto. Avrebbe guidato i suoi trenta guerrieri a bordo dei palloni, raggiunto le alte vette di Arsavia, affrontato la tormenta e dispiegato il suo potente ombrello. Trenta ombrelli incantati contro la pioggia di stelle.&lt;br /&gt;In un sogno lontano un bambino aprì gli occhi. Anche lui sapeva della tempesta. Anche lui era a conoscenza della minaccia che incombeva sulle piccole lucertole. Un mondo senza draghi. Migliaia di storie perdute. Milioni di bambini senza storie.&lt;br /&gt;Il tuono brontolava. La pioggia sarebbe arrivata, ma non era una tempesta come le altre. Mentre sua madre lo accompagnava a scuola, vide le bianche saette trafiggere il cielo, e si ricordò del sogno.&lt;br /&gt;Scese dall’auto ed afferrò il grande ombrello verde dimenticato nel portabagagli. Sua madre lo guardò incuriosita, ma poi alzò lo sguardo al cielo e disse: «Prendilo si. Potrebbe servirti.»&lt;br /&gt;“Sicuramente”, pensò il bambino.&lt;br /&gt;Corse verso un grande edificio di mattoni rossi. Le prime gocce stavano già cadendo. Sperava che i guerrieri, guidati da Imassan, avessero già raggiunto le vette. Vide alcuni compagni di classe nel piazzale davanti all’entrata. Gli urlò: «Ragazzi, venite con me.»&lt;br /&gt;Gli altri lo conoscevano bene. Conoscevano i suoi occhi, la sua determinazione, il suo spirito. Non gli chiesero niente ma, armati anche loro di ombrello, lo seguirono. Dietro la scuola c’era il parco giochi. Tra uno scivolo, un altalena ed un tavolo da ping pong, otto ragazzi si riunirono in cerchio. Il bambino con l’ombrello verde parlò.&lt;br /&gt;«Ho sognato la città di Aviessa.»&lt;br /&gt;Gli altri mormorarono, increduli e nervosi.&lt;br /&gt;«Non abbiamo molto tempo. Le mongolfiere devono aver già raggiunto le montagne. Trenta guerrieri cercheranno di ripararsi dalla pioggia di stelle. Aspettano solo il segnale del loro capo. Dobbiamo aiutarli.»&lt;br /&gt;Allora gli otto ragazzi afferrarono i loro ombrelli, pronti a muoversi al comando di colui che aveva parlato. La pioggia cadeva più fitta. Le saette continuavano ad esplodere nel cielo.&lt;br /&gt;In un altro sogno le stelle incominciarono a cadere. Un uomo molto alto e con gli occhi di zaffiro, urlò il suo comando. Trenta guerrieri aprirono insieme i loro ombrelli incantati. Non sarebbero mai bastati se quel bambino non avesse udito la chiamata. I ragazzi nel parco giochi dietro la scuola aprirono a loro volta gli ombrelli.&lt;br /&gt;La pioggia di stelle cadde. Poeti e innamorati la osservarono estasiati, del tutto ignari del segreto che nascondeva. La maggior parte degli uomini non bada a fenomeni di questo tipo, eppure la natura ci parla ogni giorno attraverso eventi del genere.&lt;br /&gt;Gli ombrelli dispiegati nei due mondi, distanti nello spazio ma vicini nel sogno, salvarono Aviessa, la città degli allevatori di draghi. E salve furono così anche tutte le storie dei bambini in cui essi dimoreranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Aeribella Lastelle - 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-4908532971956116207?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/4908532971956116207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-pioggia-di-stelle.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4908532971956116207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4908532971956116207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/la-pioggia-di-stelle.html' title='LA PIOGGIA DI STELLE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-3232997578843870400</id><published>2009-09-17T01:59:00.001-07:00</published><updated>2009-09-17T02:01:06.654-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Templi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Preti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lupi'/><title type='text'>IL TEMPIO SULLA MONTAGNA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/SrH6mm7DQBI/AAAAAAAAADQ/1QoJHnDKCQc/s1600-h/tempio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 160px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/SrH6mm7DQBI/AAAAAAAAADQ/1QoJHnDKCQc/s320/tempio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382358570874650642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si fa chiamare Hal Roghaster, in onore al suo dio. Un corpo gracile, minuto, avvolto da una pesante tunica color porpora. Rune verdi e nere la adornano, preghiere in una lingua antica, codici proibiti che evocano le urla dei dannati. Hal Roghaster si aggrappa al suo bastone, alza il volto, due occhi giovani che hanno già visto l’inferno, le labbra serrate in un ghigno folle e risoluto al tempo stesso. È giunto alle rovine dell’antico tempio. È pronto a raccattare l’eredità dei sacerdoti maledetti.&lt;br /&gt;Esiste un potere più forte di quello della conoscenza. Lui sa di essere ancora un adepto, ma c’è qualcosa che alberga in lui, qualcosa di magnificente ed oscuro. Neanche il grande patriarca della sua chiesa, con tutta la sua influenza, sarebbe in grado di offrire un dono simile. Nell’anima di ogni uomo si nasconde il retaggio delle stelle, un patrimonio incomprensibile ai più, le verità che trascendono il tempo e lo spazio. Lassù, negli angoli d’ombra del cosmo, dove dimorano gli dei primordiali, si assapora l’idea di un nuovo universo. Fuoco e oscurità…&lt;br /&gt;Il tempio era sorto mille anni prima, tra le rocce affilate delle montagne del nord. Nei secoli il culto si era trasformato, adeguandosi alle necessità degli alti sacerdoti. Tutto iniziò il giorno in cui un prete, più interessato alla sua influenza sul mondo che al senso del grande disegno, lasciò il tempio sulla montagna. Scese a valle e fondò la Grande Chiesa. Riunì molti discepoli e divenne oltremodo potente. Ma nel frattempo il significato del culto si era modellato attorno alla comunità. Il tempio sulla montagna, che conservava il credo unico, scolpito nella Tavola della Parola dallo stesso dio, diventò agli occhi della gente un luogo di menzogna ed eresia. L’arcivescovo della nuova chiesa guidò personalmente un manipolo di fedeli invasati a distruggere il tempio.&lt;br /&gt;Da quel giorno di morte e distruzione nessuno é più tornato sul sentiero che fende la roccia. Nessuno più conosce questa storia. Ma Hal Roghaster, tra gli antichi manoscritti nella biblioteca della cattedrale, aveva recuperato la pergamena di un monaco che ricordava la storia del tempio.&lt;br /&gt;Sono passati quattro secoli da quello scempio. Le rovine spuntano ancora tra gli arbusti secchi, che faticano a crescere in quel luogo aspro. Nel cielo grigio, promettente tempesta, borbotta il tuono. L’adepto alza gli occhi e sussurra una breve preghiera. Ringrazia il suo dio, per averlo assistito, per avergli infuso coraggio, per avergli mostrato la strada. Adesso spetta a lui il resto.&lt;br /&gt;Muove passi attenti sulle rocce scoscese ed umide. Gli angoli della tunica svolazzano al vento che si è appena alzato, quello della tempesta in arrivo. Hal Roghaster sa di dover fare in fretta.&lt;br /&gt;Il richiamo è una melodia arcana, ripetitiva ed oscura, suonato con un flauto scordato, o soggetto a nuove bizzarre scale musicali. Lo sente nel ventre, muoversi come una vipera. È il richiamo dell’antica pietra, rimasta prigioniera delle macerie del tempio per oltre quattro secoli. Da quell’artefatto era nato il culto, con quell’oggetto sarebbe rinato. Prima avrebbe richiamato a se nuovi seguaci, animi puri, pronti ad incontrare gli oscuri angoli del cosmo. Poi insieme a loro avrebbe ribaltato la nuova chiesa, ormai corrotta fino alle sue fondamenta. Un nuovo grande tempio sarebbe sorto, un giorno. Hal Roghaster inizia a scavare alacremente, mentre immagina il ritorno dell’antico tempio. Sa che la pietra è sotto un metro abbondante di roccia. Glielo ha appena sussurrato il suo dio.&lt;br /&gt;Mani gracili da bibliotecario afferrano, estraggono, sollevano sporcandosi di terra, graffiandosi, unghie rotte e palmi lacerati, l’adepto continua a scavare. Cadono le prime gocce, il tuono urla ma lui non ci bada e va avanti. È l’invasione dell’oscurità cosmica, un fiotto di energia vitale che gli corre attraverso le membra.&lt;br /&gt;“Eccola” esulta il chierico. La pietra emana una strana luminosità, fin troppo evidente nella semioscurità di quel plumbeo paesaggio. Una tegola larga appena due palmi, su cui risaltano incisi bizzarri simboli di cobalto. Le parole del dio…&lt;br /&gt;Ma i brontolii del tuono hanno nascosto gli ululai in avvicinamento. Hal Roghaster si erge nel mezzo delle rovine. La pioggia si fa insistente. Getta lo sguardo oltre le rocce alla sua destra e intravede cinque paia di occhi che lo puntano. Lupi delle montagne, affamati, letali come l’ascia di un orco.&lt;br /&gt;Il primo si avventa su di lui senza neanche lasciargli il tempo di un respiro. L’adepto non è un combattente esperto, ma ruota tempestivamente il bastone davanti alla bestia famelica. L’estremità della staffa termina a testa di martello, metallo freddo e duro che si schianta con precisione sul cranio dell’animale. Il lupo crolla ai suoi piedi, ma subito un altro gli si getta addosso. Anche questa volta il chierico si dimostra più agile di quello che è in realtà. Mera fortuna o mano divina? La bestia scivola sulle rocce bagnate, il bastone-martello cala impietosamente sul grugno bavoso. Si ode un distinto “crac”, poi anche quello si accascia inanime.&lt;br /&gt;Rimangono tre lupi, ma hanno visto abbastanza. Ululano alla luna nascosta dal cielo violaceo, poi tornano sui loro passi, perdendosi tra le rocce della montagna e la pioggia che batte più forte.&lt;br /&gt;Hal Roghaster stringe tra le mani la pietra sacra. La tempesta incalza, ma adesso non ci pensa. Troverà una grotta in cui ripararsi, sul sentiero che scende verso la città. Il nuovo corso è appena incominciato. Lo aspettano molte notti da passare all’agghiaccio. La via del profeta è lunga e sinuosa,  ma conduce molto più lontano di qualsiasi altra. Forse fino alle profondità del cosmo.&lt;br /&gt;Nel cielo il tuono continua la sua canzone. I lupi ululano ormai distanti. Un uomo gracile, avvolto in una tunica purpurea, muove i primi passi verso un destino di fuoco e oscurità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GM Willo - 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-3232997578843870400?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/3232997578843870400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-tempio-sulla-montagna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/3232997578843870400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/3232997578843870400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-tempio-sulla-montagna.html' title='IL TEMPIO SULLA MONTAGNA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/SrH6mm7DQBI/AAAAAAAAADQ/1QoJHnDKCQc/s72-c/tempio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8058706238022447476</id><published>2009-09-16T05:16:00.001-07:00</published><updated>2009-09-16T05:17:50.595-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantascienza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='101 Parole'/><title type='text'>L'ERRORE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SI2u1me9hHI/AAAAAAAAAx4/xv-WRPsvYhw/s320/L%27Errore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 258px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SI2u1me9hHI/AAAAAAAAAx4/xv-WRPsvYhw/s320/L%27Errore.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«Abbiamo perso anche Merial» disse il guaritore all’allievo, lo sguardo perduto oltre l’oblò. Il ragazzo aveva gli occhi illuminati dalle esplosioni che si ripetevano in sequenza sulla superficie del pianeta.&lt;br /&gt;«Dov’è diretta la nave, maestro?»&lt;br /&gt;«Oujes, il settimo mondo. Oltre quello ci aspetta l’infinito.»&lt;br /&gt;«Il Sole Nero arriverà anche laggiù?»&lt;br /&gt;«Si. Non si fermerà.»&lt;br /&gt;I Guaritori rimasero in silenzio, in bilico tra paura e rassegnazione. Il ronzio dei motori vibrava distante. Il resto dell’equipaggio non si muoveva dalla cabina di comando. Erano soli.&lt;br /&gt;«Cos’è il Sole Nero?» domandò infine il ragazzo.&lt;br /&gt;Il maestro gli regalò un sorriso amaro.&lt;br /&gt;«Un errore» rispose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo per 101 Parole - 2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8058706238022447476?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8058706238022447476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lerrore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8058706238022447476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8058706238022447476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lerrore.html' title='L&apos;ERRORE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TUTZYWVPIM8/SI2u1me9hHI/AAAAAAAAAx4/xv-WRPsvYhw/s72-c/L%27Errore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8466709310438148336</id><published>2009-09-15T01:01:00.000-07:00</published><updated>2009-09-15T01:02:58.719-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grezzo Illusivo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberpunk'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberfantasy'/><title type='text'>I VEGGENTI DEL NUOVO MONDO</title><content type='html'>&lt;img class="alignnone size-full wp-image-868" title="i-veggenti-del-nuovo-mondo1" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/02/i-veggenti-del-nuovo-mondo1.jpg" alt="i-veggenti-del-nuovo-mondo1" height="341" width="400" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il collasso del mondo non avvenne dal giorno alla notte, come molti si aspettavano. Accadde lentamente, attraverso gli anni e le generazioni.&lt;br /&gt;Fu come un complicato meccanismo, messo in moto da molteplici fattori; lo scontro tra religioni, l’esaurimento delle risorse energetiche, lo scioglimento dei ghiacciai, il divario tra i ricchi e i poveri e soprattutto l’odio e l’ignoranza accumulata nei secoli.&lt;br /&gt;Giunto al punto di non ritorno, l’uomo decise di farla finita e di premere i pulsanti del suo destino.&lt;br /&gt;Le distruzioni apocalittiche, derivate dall’utilizzo di ogni ordigno disponibile, oltre ad eliminare la maggior parte della popolazione terrestre, innalzarono ulteriormente la temperatura della superficie del pianeta, provocando lo scioglimento dei più grandi ghiacciai.&lt;br /&gt;Le grandi metropoli, già distrutte dalle bombe, vennero sepolte dagli oceani che alzarono il loro livello di parecchi metri.&lt;br /&gt;L’uomo venne spazzato via e la sua cultura moderna s’inabissò con lui.&lt;br /&gt;Pochi sopravvissero, protetti dalle montagne, nascosti alla furia degli eventi.&lt;br /&gt;Ci vollero anni prima che qualche comunità di uomini si riorganizzasse in uno stralcio di società. Piccole tribù, tornate a coltivare la terra e allevare animali, ben intenzionate a rimanere nel loro piccolo guscio e a non ricercare testimonianze della passata catastrofe.&lt;br /&gt;Passarono gli anni e le generazioni, e le storie divennero mito. Il nuovo uomo non voleva sapere da dove proveniva, e rimaneva ben nascosto nelle verdi valli del nuovo mondo, lontano dalle rovine di quello vecchio. E questo era ciò che volevano anche i Veggenti.&lt;br /&gt;I Veggenti erano una comunità di oscuri studiosi, conservatori dell’antica storia del mondo. Alcuni uomini percepirono l’imminente catastrofe, ma non volevano che la cultura dell’umanità si perdesse insieme al resto. Credevano che la testimonianza della loro storia e dei loro sbagli poteva essere la più importante eredità da lasciare ad una nuova possibile umanità. Un eredità necessaria per evitare un’altra futura catastrofe.&lt;br /&gt;All’apice della conoscenza tecnologica, gli uomini potevano conservare in piccoli contenitori milioni di informazioni. Le memorie digitali erano dei veri e propri universi virtuali da esplorare. Le biotecnologie avevano cambiato il livello percettivo degli uomini che sondavano questi supporti. Se infatti un tempo erano dei dispositivi esterni che leggevano quelle memorie, riproducendole poi su uno schermo, si arrivò successivamente a leggerle con la propria mente, attraverso degli amplificatori percettivi inseriti nel cervello. Questo rivoluzionario sistema di lettura del digitale cambiò profondamente la percezione del virtuale. Si parlava di lettura mentale del virtuale.&lt;br /&gt;Alcuni uomini, vissuti per anni leggendo memorie, acquisirono la capacità di entrare dentro queste anche a grandi distanze, e le generazioni a loro seguenti, per un bizzarro mutamento genetico, avevano l’innata capacità di poterle sondare senza alcun intervento al cervello.&lt;br /&gt;Coloro che decisero di preservare la storia del vecchio mondo capirono che per farlo dovevano usare le memorie digitali e far sopravvivere la dinastia di alcune di queste persone capaci di poterle leggere.&lt;br /&gt;Così si costruirono dei rifugi sotterranei, in luoghi segreti e inaccessibili, dentro l’eterna pietra delle più alte montagne, e qui si conservarono gli Scrigni della Conoscenza. A proteggerli vennero messi i Veggenti, coloro che potevano entrare e viaggiare dentro quegli scrigni.&lt;br /&gt;L’ultima alba si accese sul mondo del vecchio uomo, e il sipario d’acqua ricoprì la grande era moderna. L’uomo sarebbe sopravvissuto, nella vergogna del suo passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…Ma in uno degli ultimi villaggi sopravvissuti, libero ormai dall’antico vincolo della microcellula familiare, la grande tribù attendeva con fermento la nascita di un nuovo cucciolo…tutti condividevano la paura e la gioia di quel momento, uniti dall’idea di essere “Uomini”, non di essere “parenti”.&lt;br /&gt;Tutta la tribù aspettava quel momento con trepidazione, mentre antiche superstizioni riaffioravano dal passato, come ombre mai morte nella loro coscienza.&lt;br /&gt;Il visionario vestito di piume e di pelli di coccodrillo si avvicinò alla capanna, suonando il suo magico sonaglio: cantava e ballava, come in preda a scosse elettriche e movimenti epilettici, inebriato dalle sostanze che aveva ingerito e bevuto, veleni figli della mutazione e della corruzione della natura…&lt;br /&gt;Frutti che estendono la percezione, dal succo tossico e allucinogeno.&lt;br /&gt;“OIE!ORANE’! GARANAH! PUATIE!” Urlava il vecchio, mentre la tribù seguiva muta la sua danza circolare. Le sue parole non significavano nulla in senso stretto, nulla a che fare con la logica, con il principio del terzo escluso o del principio di identità: frasi extralogiche, sparate dall’inconscio, sature di emozioni e di significato per una mente sensibile al cuore.&lt;br /&gt;Un avvertimento, un monito per gli spiriti invisibili che scuotono la terra: “VIA! VIA!” sembrava urlare lo shamano “LASCIATELO STARE! VIA!”&lt;br /&gt;E la danza continuava, accompagnata dal suono di pelli stese, battute con violenza dai percussionisti.&lt;br /&gt;Il grido della donna squarciò la notte, sembrò smuovere le fiaccole fuori dalla tenda:&lt;br /&gt;nessun pianto liberatorio…&lt;br /&gt;Il terrore invase la tribù.&lt;br /&gt;Da anni non vedevano un neonato, sano, intendo. La fossa di Rulakh, il crepaccio dove i bimbi nati deformi venivano gettati poco dopo la nascita, sembrava gemere affamato. Lo shamano gettò il suo sonaglio, entrò nella tenda, e la folla iniziò a mormorare come milioni di mosche.&lt;br /&gt;Un altro fallimento?&lt;br /&gt;Un altra maledizione?&lt;br /&gt;Ma avvenne il miracolo, quell’evento straordinario che stupisce e incute timore, simbolo della nostra precarietà, della nostra incapacità di capire il mondo nelle sue intime leggi.&lt;br /&gt;Il bambino crebbe sano e forte, imparò da Ughish a catturare i pesci-lampreda con l’aiuto dell’arpione, a sventrarli e cucinarli, imparò da Emre come si caccia con l’arco e come si scuoiano le prede per fabbricare indumenti, da Rutha apprese l’arte del canto, migliorò le sue doti di ballerino grazie ai consigli di Bomak, ma ciò che più lo stupiva, e che lo impauriva a volte, era il vecchio shamano Ghota.&lt;br /&gt;Non parlava mai, soltanto nelle sue invocazioni e preghiere era possibile udire la sua voce,&lt;br /&gt;il suo voto del silenzio poteva esser rotto solo allora, o gli spiriti gli sarebbero entrati dalla gola per afferrargli il cuore.&lt;br /&gt;Ben presto il bambino crebbe, dopo 100 cicli lunari venne il momento dell’investitura: stava per ricevere il NOME.&lt;br /&gt;Il ragazzo visse la preparazione a quell’evento con trepidazione e terrore: le donne lo lavarono e vestirono con le vesti rosse, intrecciarono i suoi capelli e tagliarono il suo codino, chiudendolo in una sacca.&lt;br /&gt;Dipinsero il suo volto con il segno dell’UOMO e lo baciarono in bocca e sulla fronte, come per salutarlo, per dire addio alla sua infanzia.&lt;br /&gt;In un modo orribile e pericoloso non vi era posto per il gioco, e l’uomo senza ancora un nome lo avrebbe presto imparato a sue spese. Le tende si aprirono, i tamburi vibrarono in un ritmo incessante, per arrestarsi di colpo al suo arrivo: era il momento.&lt;br /&gt;Gotha era molto invecchiato, la sua curva andatura somigliava al moto di una goffa tartaruga piumata, difesa dal suo guscio di scaglie e adornata da mille sgargianti colori. Il vecchio agitò nell’aria il suo magico sonaglio, tutta la tribù si distese con il volto a terra, in un silenzio assordante. Impose le mani sulla fronte del giovane, spalancò la bocca per pronunciare il nome ricevuto dalle sue visioni la notte prima.&lt;br /&gt;Ma il proiettile ad alta penetrazione mozzò la voce del vecchio in un grido soffocato, il petto esplose inondando di sangue il raggiante piumaggio. Gli uomini neri discesero dal cielo, mentre i draghi di acciaio comparivano come lampi oscuri da dietro le colline, affamati, spietati, imbattibili. Ovunque il rombo delle loro ali, dappertutto pioveva piombo mortale.&lt;br /&gt;Presto le capanne arsero di fuoco chimico, la polvere cadde e si incendiò, uccidendo Rutha, Ughish, Bomak, Emre e tutti i suoi fratelli.&lt;br /&gt;Ma lui sopravvisse. Inspiegabilmente, come un altro, prepotente miracolo, la sua vita non fu recisa quella notte. Non era ancora il momento, forse la morte non accetta anime senza nome, deve chiamarle per compiere il suo lavoro, e lui non ne possedeva ancora nessuno…&lt;br /&gt;L’uomo che non aveva ancora un nome riuscì a fuggire, piangendo per giorni, maledicendo il cielo e gli uomini neri che gli avevano rubato tutto, anche il suo nome. Ma che non potevano sottrarli ciò che più lo rendeva Uomo.&lt;br /&gt;La sua capacità di chiedersi “PERCHE’” la sua tribù fu sterminata.&lt;br /&gt;“PERCHE’” gli uomini neri scesero dal cielo quella notte, la sua notte, per rubargli il nome.&lt;br /&gt;“PERCHE’?” Tuonava nella sua testa, mentre la rabbia gli annebbiava la vista.&lt;br /&gt;“PERCHE’?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Squadra d’assalto Manticora a rapporto, Signore.»&lt;br /&gt;Il veggente oscuro rimase seduto sull’ampia poltrona di pelle, senza neanche voltarsi… Il fumo del sigaro vorticava nell’aria annodandosi, estendendosi, per poi contrarsi ancora, come un serpente sinuoso e spettrale:&lt;br /&gt;«Avete raggiunto il bersaglio?»&lt;br /&gt;«Raggiunto e Ripulito, Signore…»&lt;br /&gt;Il Generale si voltò, ruotando lentamente la poltrona. I suoi innesti oculari brillavano nella sala, il freddo rumore dello zoom ottico squarciava l’aria.&lt;br /&gt;Inquadrò le pupille del soldato, osservò ogni loro dilatazione o variazione, misurò con attenzione la tensione delle labbra, ogni segnale veniva registrato e confrontato con gli schemi emozionali installati.&lt;br /&gt;«Avete prelevato il soggetto?»&lt;br /&gt;I fotoricettori del generale segnalarono una variazione di 1.4 punti nelle pupille del soldato. Aspirò di nuovo il sigaro, per dare vita ad un nuovo miraggio di fumo.&lt;br /&gt;«Non è stato possibile, signore, il soggett…»&lt;br /&gt;Il generale lasciò cadere il sigaro, la moquette a scacchi bianchi e neri iniziò a crepitare debolmente.&lt;br /&gt;Il Soldato deglutì debolmente, mentre l’uomo seduto si alzò, rivelando la sua immensa statura, frutto dell’esoscheletro al titanio vulcanizzato marcato Biotrust, un gioiello della bio-ingegneria post moderna: doppio polmone rivestito in sintederma a prova di PNX, fegato potenziato, apparato digerente agli acidi naturali, valvola cardiaca con triplo sistema di controllo del pompaggio, ed ogni altra futuristica protesi per estendere l’aspettativa di vita erano stati impiantati nella struttura portante, una cassaforte ossea inattaccabile, un oggetto unico ormai, un artefatto del passato irripetibile, un armatura sottopelle con sistema di manutenzione automatico a 64 cellule di nanochirurghi.&lt;br /&gt;«Il soggetto…»&lt;br /&gt;Tentò di continuare il soldato, ma il generale lo zittì con un gesto secco della mano.&lt;br /&gt;«Riorganizza la tua squadra, arma i flyer, localizza il soggetto e portamelo VIVO.»&lt;br /&gt;Il soldato non aggiunse niente, la fortuna lo aveva baciato, nessuna punizione o condanna,&lt;br /&gt;un nuovo ordine, soltanto un nuovo ordine…&lt;br /&gt;Quando si voltò, il sorriso ebete sul suo volto mutò in una smorfia di sgomento: l’ordine non era diretto a lui, ma al tenente Genkis, l’uomo che era entrato silenziosamente nel bunker come un predatore assassino.&lt;br /&gt;Il generale sparò alla schiena del soldato con una vecchia calibro 12 da collezione, proiettile in oro, testa limata: il foro d’uscita sembrava un oblò di un sottomarino.&lt;br /&gt;Sprizzi di sangue sintetico, pregno di droghe da combattimento e residui di stimolanti, macchiarono la cravatta del tenente Genkis, che osservò la scena senza batter ciglio.&lt;br /&gt;«Ordine ricevuto, Generale. Non la deluderò…»&lt;br /&gt;La moquette stava ormai bruciando, ma nel giro di pochi istanti, i nanorobot che componevano il tessuto si ridisposero nella stanza, questa volta formando un intreccio simmetrico di rombi e triangoli: isolarono le nanofibre danneggiate e le sostituirono con delle nuove.&lt;br /&gt;Genkis uscì di fretta dal bunker, mentre un altro esercito di nanorobot iniziava il lavoro di ripulitura della stanza….&lt;br /&gt;Il generale si adagiò sulla poltrona, reclinò lo schienale ed estrasse un altro sigaro maleodorante. Sul vecchio pacchetto la scritta -il fumo provoca il cancro-&lt;br /&gt;“Non a me…” Disse fra se e se il Generale, mentre il doppio polmone si ripuliva da solo dal catrame residuo…&lt;br /&gt;“Siamo noi il cancro del mondo.”&lt;br /&gt;Si era messo a parlare da solo circa sei mesi fa: ogni volta che era sicuro di non essere ascoltato da nessuno commentava ad alta voce, ma non per parlare, per ASCOLTARE il suono di una voce che non lo chiamasse -signore- che non provasse paura o timore nei suoi confronti.&lt;br /&gt;Quanto tempo era passato dall’ultima conversazione informale?&lt;br /&gt;Non ricordava più il suono di una risata, il calore di una stretta di mano, una domanda, nulla di tutto ciò era presente nella sua memoria: soltanto ordini, direttive, comandi.&lt;br /&gt;Ogni conversazione che ricordava era di tipo gerarchico: non parlava CON le persone, parlava ALLE persone, da una posizione di potere dove gli era concesso tutto, dove LUI era la verità dei fatti.&lt;br /&gt;“Io sono un Dio… e un Dio non si ammala di cancro…”&lt;br /&gt;Accese il sigaro e sospirò&lt;br /&gt;“Si ammala di solitudine.”&lt;br /&gt;Ma i rombi dei Flyer lo distrassero dai suoi pensieri, i reattori all’iridio fecero vibrare le pareti del bunker, come un piccolo sisma.&lt;br /&gt;“Dove sarai adesso?”&lt;br /&gt;Inspirò una lunga tirata, ed il sigaro brillò come un tizzone.&lt;br /&gt;“DOVE?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«SONO QUA!»&lt;br /&gt;Per un istante il Generale credette che la voce prevenisse da qualche parte dentro la stanza. Invece era nella sua testa, in una diramazione sintetica del sistema percettivo. Era la voce di un ragazzo, squillante e nitida.&lt;br /&gt;L’attacco lo aveva colto alla sprovvista, ma innalzò immediatamente un schermo protettivo. Erano anni che non ne faceva uso, ma riuscì velocemente a partizionare la mente, in modo che una porzione di questa non fosse accessibile da agenti esterni. Con quella avrebbe ragionato senza paura di poter dare un vantaggio al suo interlocutore mentale.&lt;br /&gt;«Hai fatto presto a trovarmi» rispose il Generale, seguendo le onde cerebrali che lo avevano contattato ed entrando nella mente dell’intruso. Era come addentrarsi in una foresta vergine, un intricato universo di domande.&lt;br /&gt;«Perché?» La testa del ragazzo urlava quella parola. Il Generale avvertì una pulsazione intensa all’altezza della tempia destra, una leggera fitta che lo sorprese.&lt;br /&gt;Il contatto confermava i suoi timori, e dava un senso all’attacco portato a termine dai suoi uomini. Purtroppo non erano riusciti nel loro compito, e le conseguenze di questo fallimento potevano essere devastanti. Gli Scrigni della Conoscenza erano adesso alla portata di un quel giovane, e la loro lettura poteva corrompere le nuove generazioni.&lt;br /&gt;Ciò che lo stupiva era la forza di quella proiezione mentale, l’intensità della sua “voce”, il controllo innato, la fisicità. Le menti potevano leggere, ma c’era chi raccontava storie di uomini capaci di manipolare la struttura attraverso il pensiero. Quelle storie le aveva sempre considerate leggende. Eppure il ragazzo lo aveva “punto”…&lt;br /&gt;«Perché avete sterminato la mia tribù?»&lt;br /&gt;Il pensiero era pregno di un pianto di dolore. Questa volta la “puntura” non arrivò alla fronte ma da qualche parte nel petto. La valvola cardiaca interruppe per un attimo la sua funzione di pompaggio. Il Generale si senti vacillare.&lt;br /&gt;«Ragazzo, tu non capisci…»&lt;br /&gt;Ma la frase si spezzò in un urlo. Un dolore lancinante come di carne lacerata gli esplose all’altezza dell’addome. Il Generale si piegò in due sulla poltrona girevole.&lt;br /&gt;«Cosa non devo capire? Mi avete tolto tutto, anche il mio nome…»&lt;br /&gt;“Pratiche tribali”, pensò il veggente con la parte schermata della sua mente. Ma si accorse che il ragazzo era riuscito a penetrarla, come luce che, filtrando in una camera oscura, rovina la pellicola. Si sentì sotto scacco ma non avrebbe mollato la presa. Forse quella era la loro unica possibilità di ritrovare il fuggitivo. No, non avrebbe azionato lo scudo mentale. Non ancora.&lt;br /&gt;Come risposta ebbe una scarica elettrica che lo trapassò in verticale come un fulmine caduto da cielo. La potenza cerebrale del ragazzo era davvero notevole. Trovare le frequenze giuste per accedere alle banche dati sarebbe stato uno scherzo per un talento del genere.&lt;br /&gt;«Quali banche dati? Cosa significa?»&lt;br /&gt;Ci era cascato, maledizione. Aveva ormai completo accesso alla sua mente. Doveva alzare lo scudo…&lt;br /&gt;«Cosa succede…» La voce del Generale era un sottile brusio. Dagli innesti oculari incominciò a sgorgare del liquido scuro che poteva essere un cocktail letale di sangue, olio lubrificante e materia grigia. Il suo corpo era completamente immobilizzato alla sedia. La mente era una stanza con porte e finestre spalancate, ma lui non poteva accederci.&lt;br /&gt;Si sentì svuotare velocemente. I suoi pensieri, le sue conoscenze, le sue paure. Tutto fuoriuscì dalla sua testa, immagini mentali che, convertite in impulsi binari, viaggiavano attraverso l’etere alla velocità della luce.&lt;br /&gt;Prima che l’oblio scendesse definitivamente sui suoi occhi, il veggente riuscì a formulare un ultimo pensiero. “Tutto stava per ricominciare!” Poi anche questa immagine fu trasformata in codici proiettati nello spazio.&lt;br /&gt;Lo trovarono poco dopo due soldati. Il corpo ricadeva sulla poltrona come un sacco di stracci da lavare, gli occhi si aprivano a chiudevano come se gli innesti avessero subito un corto, mentre il liquido continuava a sgorgare macchiandogli gli zigomi. Lo sguardo dei due soldati si soffermò per un attimo sulla bocca del Generale che accennava un mezzo sorriso.&lt;br /&gt;«Lo hanno svuotato.» disse uno.&lt;br /&gt;«Avvertiamo Genkis!» rispose quell’altro.&lt;br /&gt;Sulla moquette intanto i nanorobot continuavano le loro assurde pulizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Grezzo Illusivo - 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8466709310438148336?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8466709310438148336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/i-veggenti-del-nuovo-mondo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8466709310438148336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8466709310438148336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/i-veggenti-del-nuovo-mondo.html' title='I VEGGENTI DEL NUOVO MONDO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-8450082631122289673</id><published>2009-09-14T04:36:00.000-07:00</published><updated>2009-09-14T04:41:26.687-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Druidi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Michele Boccaccio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mystara'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantasy'/><title type='text'>AMBRA</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://storiediruolo.files.wordpress.com/2008/10/ambra.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-medium wp-image-193" title="ambra" src="http://storiediruolo.wordpress.com/files/2008/10/ambra.jpg?w=300" alt="" height="166" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;La foresta vestita di rugiada scintillava alla luce del sole appena sorto. Filtrava tra i rami, irrompendo attraverso le foglie, rimbalzando sull’erba in bagliori accecanti. Il tumulto della vita risiedeva in quei riflessi. Il giorno iniziava insieme ad un milione di vite, esistenze all’apparenza insignificanti, ma il grande druido sapeva che tutto faceva parte di un disegno: il disegno della Madre Suprema.&lt;br /&gt;Il suo nome era Clarko, sacerdote altissimo della foresta dell’Alfheim. Solo un paio di anni prima aveva deciso di abbandonare le trame di palazzo, rifiutando i voti fatti alla chiesa di Karameikos. Nell’ipocrisia che vi risiedeva aveva trovato le ragioni per avvicinarsi alla foresta, un richiamo più forte di qualsiasi promessa di vita eterna. E così era successo. Spogliato di tutto ciò che aveva, superò le sette prove, divenne il più grande druido del continente. La sua dimora era adesso un’umile casa di legno nel cuore dell’Alfheim. I suoi nuovi compagni erano il lupo, il falco ed il gufo. I suoi vicini erano gli elfi ancestrali.&lt;br /&gt;Le storie volgevano a capo. Tutto scorre in maniera ciclica, come le ragioni della terra, e le stagioni che si susseguono una dopo l’altra. Anche la civiltà doveva morire per rinascere, più giusta e più bella. Era l’autunno dell’uomo, il tempo in cui le foglie cadono e sulle montagne si scorgono le prime nevi. Presto il gelo avrebbe arrecato il grande sonno. Fino alla nuova primavera…&lt;br /&gt;Pensava a questo e a mille altre cose Clarko, in piedi sul porticato di casa. Il lupo grigio giaceva ai suoi piedi. Teneva gli occhi chiusi ma non dormiva, ed ogni suo senso era all’erta. Gli uccelli cinguettavano partecipando al tumulto. Lumache, farfalle, funghi e violette, uno scoiattolo ed un riccio. Tutti prendevano parte all’evento, un rituale da non dare per scontato. La vita, in tutte le sue forme, anche le più aberranti, è la testimonianza della manifestazione della Madre.&lt;br /&gt;Il lupo drizzò le orecchie. Clarko aveva intessuto sortilegi e preghiere a protezione di quel luogo, ma il fedele quadrupede riusciva sempre ad anticiparlo nel sentire la presenza dello straniero. Il druido si rivolse a lui  mentalmente.&lt;br /&gt;“C’è qualcosa che non va?” Il pensiero era tiepido. Entrare nella mente di un lupo era come abbandonarsi ad un’immersione ovattata, una sensazione che differiva enormemente dal modo in cui le persone conoscevano il lupo, animale freddo e solitario. Eppure la sua anima era profonda, fedele, dolce. Un abbraccio temperato.&lt;br /&gt;“Sta arrivando qualcuno!” rispose.&lt;br /&gt;Si, adesso l’avvertiva anche lui. Un uomo, oppure una donna, si muoveva per i sentieri nascosti che portavano alla sua dimora. Non si preoccupava di nascondersi, non avanzava accorto. Sembrava trascinarsi, spinto da una forza prepotente. Forse dalla disperazione…&lt;br /&gt;“Vai a vedere!”&lt;br /&gt;L’ordine fece scattare il lupo sulle quattro zampe. Si precipitò verso le alte querce che circondavano l’abitazione. Si dileguò in un attimo, ingoiato dalle ombre della foresta. Un minuto dopo il druido venne raggiunto dal messaggio mentale dell’animale. Una donna, disarmata, forse ferita, procedeva lungo il sentiero sud, quello che conduceva fuori dalla foresta, verso le terre di Darokin.&lt;br /&gt;Clarko alzò una protezione, solo per precauzione. Non poteva correre rischi, anche se non sembrava che ce ne fossero. Ma erano tempi cupi; il volgere del ciclo, la resa dei conti. Forze opposte, eppure molto vicine, erano in guerra. Tutto si sarebbe risolto con la rinascita, ma non poteva esserci rinascita senza morte, dolore e distruzione…&lt;br /&gt;Finalmente lei apparve, preceduta dal lupo grigio. Non sembrava badarci, nonostante le dimensioni della bestia, un esemplare unico. L’animale riprese posizione ai piedi del Druido, che ne frattempo era avanzato verso il giardino davanti a casa. Lei gli si fermò a una decina di passi, non più giovanissima ma sempre bella. La conosceva, certo che si. E come poteva non conoscerla, sacerdotessa e sposa del suo migliore amico. O almeno così era stato, fino a pochi anni prima. Ambra…&lt;br /&gt;I capelli le ricadevano sul volto, in matasse aggrovigliate e sporche.  Gli occhi arrossati lasciavano intuire che erano passati giorni dall’ultima volta che era riuscita a dormire. Le vesti lacere, infangate, gli avambracci e le guance pieni di graffi, indicavano che non si era preoccupata di scegliere i sentieri più sicuri. Ciononostante era sempre bellissima. Una bellezza umana, regale, antica in un modo che neanche gli elfi riuscivano ad apparire. Se infatti il popolo del bosco, con i suoi lineamenti delicati e le sue movenze signorili, si presentava aggraziato ed irraggiungibile, vi era qualcosa nella bellezza degli umani che trascendeva la normale percezione. Un’antichità cosmica dimorava negli occhi degli uomini, ed Ambra era tra i pochi che riuscivano ancora a mostrarla.&lt;br /&gt;Il druido le andò incontro. Ebbe un attimo di esitazione, intuendo il pericolo che poteva nascondersi dietro la donna, ma poi lasciò fare all’istinto. In fondo era il sacerdote della Madre. Non poteva rimanere impigliato nelle ragnatele della mente.&lt;br /&gt;Lei accettò il sostegno. Lui la condusse dentro casa, mentre il lupo li seguiva a due passi di distanza. La fece accomodare in cucina, dove la stufa intiepidiva il freddo ambiente. Lei si sedette al tavolo di quercia intagliato, mentre lui metteva a bollire l’acqua per l’infuso. Nessuno aveva proferito una sola parola. Erano i gesti che parlavano, per il momento.&lt;br /&gt;Quando la tisana fu pronta, Clarko ne versò un’abbondante porzione alla sua ospite. Poi si accomodò sulla sedia di fronte e attese.&lt;br /&gt;«É impazzito!» Il sussurro di lei era un grido di disperazione. Il druido non sembrò sorpreso. Le rispose: «Bevila tutta. Ti farà bene…»&lt;br /&gt;Si abbandonò ad un pianto leggero, orgoglioso. Solamente due singhiozzi, poi negli occhi le ritornò il fuoco di sempre. Bevve un ultimo sorso, poi incominciò.&lt;br /&gt;«Erano giorni che non si faceva vedere, che non risaliva dai sotterranei del palazzo. Mandavo gli inservienti a chiamarlo, ma lui alla fine non li riceveva neanche. Tornavano da me terrorizzati.&lt;br /&gt;«Poi un giorno mi decisi ed andai a cercarlo. Se avessi sentito il fetore che proveniva da quelle stanze… L’oscurità ghermì il mio cuore, mentre scendevo gli ultimi gradini. Poi il corridoio, la porta, e più avanti, le tenebre.»&lt;br /&gt;Il druido la guardò negli occhi e non riuscì a trattenere il suo disappunto, la sua paura.&lt;br /&gt;«Il libro. Il Metic Lee…»&lt;br /&gt;«Si, proprio lui. Voleva studiarlo, capire come distruggerlo. Invece ne è rimasto soggiogato.»&lt;br /&gt;Un silenzio d’oltretomba piombò nella stanza. Sembrava che neanche gli uccelli della foresta avessero più voglia di cantare. Il nome di quel libro, essenza stessa del male, aveva incrinato ciò che vi era di bello intorno a loro. Il volto del druido divenne ancora più cupo. Rimase in attesa.&lt;br /&gt;«Sono scappata. Non ho potuto fare niente per salvarlo. I miei poteri sono inutili contro di lui. E adesso si sta movendo, spinto da una forza inavvicinabile, la natura stessa del libro che ha preso vita in lui. Il tempo è giunto, grande druido…»&lt;br /&gt;Ambra abbassò la testa, vinta dalla stanchezza e dalle contrastanti emozioni. L’uomo che amava, o che aveva amato, era diventato il messaggero della catastrofe. E lei non era riuscita a salvarlo…&lt;br /&gt;Clarko le appoggiò una coperta sulle spalle. Aveva bisogno di stare da sola, di riposare. Chiuse la porta della cucina e uscì di casa insieme al suo fedele lupo. Una passeggiata nel bosco lo avrebbe aiutato a riordinare i suoi pensieri, ora più che mai in tumulto.&lt;br /&gt;L’oscuro potere del Metic Lee era stato sprigionato. La distruzione era vicina. Ma per l’umanità che volgeva al tramonto, la distruzione era probabilmente anche la sola ancora di salvezza. Il male non dimora nella naturale ciclicità delle cose, che incomincia con la vita e si chiude con la morte, ma nella rottura di questo cerchio.&lt;br /&gt;Poteva fidarsi di Ambra? Poteva prendere per vere le sue parole? Poteva affidarle il compito più grave, quello di rivolgersi contro il suo più grande amore?&lt;br /&gt;Ma Adam non era più l’uomo che entrambi avevano conosciuto. Qualcosa di terribile si era insidiato dentro di lui, estirpando le buone radici, contaminando la sua anima, per uno scopo più grande: la rottura del cerchio.&lt;br /&gt;Era giunto il tempo di partire. Non poteva più rimanersene lì, ad aspettare nuovi segni. I segni ormai erano arrivati. Di quali altre prove poteva mai aver bisogno? Doveva parlare con gli altri druidi, avvertire gli elfi, e poi mettersi subito in viaggio per il remoto nord. Lassù, nell’antico Regno Silvano, dimoravano le risposte di cui aveva bisogno.&lt;br /&gt;Il sentiero lo ricondusse davanti a casa. Sperava che la donna si fosse accomodata nella stanza degli ospiti, e ne avesse approfittato per riposarsi. Una volta che avesse ripreso le forze, avrebbero parlato più nei dettagli di quello che era successo a suo marito.&lt;br /&gt;Ma appena oltrepassò la soglia avvertì che la casa era vuota. Ambra se n’era andata. Forse era già molto distante. “Che stupido!” pensò, ma si rese conto che non aveva motivo di trattenerla. Lei aveva viaggiato giorni interi per rivelargli quello che era successo, ed era chiaro da che parte stesse. Era stata il segnale, la prova, l’innesco degli eventi futuri. Non poteva fare o dire niente di più. Oppure…&lt;br /&gt;Il druido aprì la porta che dava sulla cucina. Scorse la coperta che le aveva sistemato sulle spalle, adesso riversa sul tavolo di quercia. La prese in mano ed allora lo vide. Il disegno del grande uccello, inciso nel legno antico, un’effige delineata da pochi precisi intagli. Era l’ultimo indizio lasciato dalla sacerdotessa. Il grande uccello era la chiave. Adesso toccava a lui unire i puntini del disegno.&lt;br /&gt;Clarko era pronto a partire.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Michele Boccaccio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-8450082631122289673?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/8450082631122289673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/ambra.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8450082631122289673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/8450082631122289673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/ambra.html' title='AMBRA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-7804241016214074914</id><published>2009-09-12T13:00:00.000-07:00</published><updated>2009-09-12T13:01:26.279-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favole'/><title type='text'>L'ORSO E IL CACCIATORE</title><content type='html'>&lt;img class="alignnone size-full wp-image-907" title="orso-e-cacciatore1" src="http://willoworld.wordpress.com/files/2009/02/orso-e-cacciatore1.jpg" alt="orso-e-cacciatore1" height="192" width="450" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bosco non è sempre un luogo oscuro e pericoloso. E’ bello a volte giocare vicino ai suoi margini, sbirciare dentro per vedere fin dove arriva lo sguardo e magari incontrare per caso uno scoiattolo che corre veloce lungo il tronco di un albero.&lt;br /&gt;Ma se ci si addentra al suo interno, perdendo di vista il punto da dove si è entrati, è possibile perdersi e cadere in brutti pasticci. Come successe a Giada, un giorno lontano di una terra remota, mentre seguiva i sentieri dei cinghiali che si perdevano tra gli alberi fitti.&lt;br /&gt;Ad un certo punto sentì da dietro dei cespugli un orribile grugnito, e il suo cuore si fermò per un momento quando un enorme orso bruno spuntò davanti ai suoi occhi, alto più del doppio di lei e con le fauci già aperte per morderla.&lt;br /&gt;Giada se ne stette ferma come un sasso, con le gambe che non volevano più muoversi. Ma fu soltanto un attimo, poi si volse e incominciò a correre con tutta la forza che aveva.&lt;br /&gt;L’orso scavalcò il cespuglio e le andò dietro, e meno di un minuto sarebbe durata quella rincorsa se un cacciatore, apparso d’improvviso come dal nulla, non fosse intervenuto. Si chiamava Airone, ed era un abile maestro d’arco.&lt;br /&gt;Veloce come un serpente, il cacciatore scagliò una freccia proprio davanti all’orso bruno che, sorpreso ed intimorito, si fermò. L’animale volse lo sguardo verso l’uomo e parve capire il pericolo che si celava dietro una nuova freccia che era puntata su di lui.&lt;br /&gt;Con due balzi poderosi l’orso si allontanò dalla ragazza e scomparve nell’oscurità del bosco.&lt;br /&gt;Ancora in preda alla paura, Giada esclamò:&lt;br /&gt;«Perché non lo hai ucciso?»&lt;br /&gt;Airone la guardò con un sorriso nascosto tra la sua folta barba, e rispose:&lt;br /&gt;«Non ce n’era bisogno. Uccidere fa parte della natura dell’orso, non della natura dell’uomo»&lt;br /&gt;Mentre rimontava a cavallo il cacciatore indicò alla ragazza come uscire velocemente da bosco e gli raccomandò di non rientrarci più. Poi scomparve tra gli alberi per raggiungere in fretta le grandi praterie ad oriente, una strada che lo avrebbe condotto verso altre avventure.&lt;br /&gt;Da quel giorno Giada si tiene molto lontana dalle profondità del bosco, e consiglia ai suoi amici di fare lo stesso. Ed ogni tanto pensa anche alle parole del cacciatore, e più il tempo passa più acquistano significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;GM Willo 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-7804241016214074914?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/7804241016214074914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lorso-e-il-cacciatore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7804241016214074914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/7804241016214074914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lorso-e-il-cacciatore.html' title='L&apos;ORSO E IL CACCIATORE'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-2272007057835967738</id><published>2009-09-11T01:12:00.000-07:00</published><updated>2009-09-12T13:01:47.512-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberpunk'/><title type='text'>27 SECONDI</title><content type='html'>&lt;img src="http://willoworld.wordpress.com/files/2008/02/27-secondi.jpg" alt="27-secondi.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professor William De Waart vive in un penthouse sopra un palazzo di sedici piani ad Alkmaar. Dalla terrazza si distinguono le luci di Amsterdam e il mare, e sporgendosi oltre il balcone si vedono atterrare gli aerei sulla pista di Schipool. Uno ogni quarantacinque secondi.&lt;br /&gt;De Waart non è più professore in realtà, e il suo non è propriamente un penthouse. Può definirsi un loculo, un appendice dell’appartamento più sotto di proprietà di un suo amico, grazie al quale il professore ha ancora un tetto sulla sua testa.&lt;br /&gt;Il loculo è il suo salotto, la sua camera da letto, il suo studio e il suo laboratorio. Trentacinque metri quadrati invasi da apparecchi tecnici e processori. De Waart ha la barba e non conta più i giorni dall’ultima volta che ha usato un rasoio. Ha i capelli arruffati, le occhiaie che gli arrivano alle guance, ed emana un odore non piacevole. Povero professore, penso io che non lo vedo da quasi sei settimane. Che brutta fine…&lt;br /&gt;Mi ha invitato per un tè, e la cosa mi ha fatto immensamente piacere. L’ultima volta che ci ho parlato stava raccogliendo la sua roba all’università, balbettando frasi confuse. O forse era confuso il mio olandese, che non sono mai riuscito a imparare decentemente.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;«Professore, che è successo?» gli domandai.&lt;br /&gt;«Gente stupida. Non capisce!» Il suo inglese aveva un forte accento, ma grammaticalmente era impeccabile.&lt;br /&gt;«Il suo esperimento? Non ve l’hanno accettato?»&lt;br /&gt;«Ja! Neanche a parlarne! Gente stupida…» e continuava a borbottare in quella lingua gracchiante.&lt;br /&gt;«Ma perché se ne va?» gli chiesi io. Il professore mi era sempre stato simpatico. Non mi ero perso un suo corso da quando seguivo il programma Erasmus.&lt;br /&gt;«Non li sopporto più. Basta. Devo continuare i miei esperimenti. Non ho tempo…»&lt;br /&gt;«Beh, mi dispiace davvero…»&lt;br /&gt;Lui allora mi lanciò uno sguardo carico di qualcosa che al momento non riconobbi. Fu quando mi arrivò il suo invito via e-mail che riuscii a dargli un senso. Era stato uno sguardo d’affetto.&lt;br /&gt;Così mi trovavo adesso nel suo loculo. Le ventole dei processori frinivano come libellule. Nell’aria c’era un odore d’incenso ed applepie.&lt;br /&gt;«Grazie di essere venuto. Metto subito il tè a bollire.»&lt;br /&gt;I suoi movimenti erano impacciati. Sembrava impaziente.&lt;br /&gt;«Purtroppo non è la giornata adatta per stare in terrazza, altrimenti potevamo sedere fuori.»&lt;br /&gt;«Non si preoccupi professore. Mi fa piacere rivederla. Come se la passa?»&lt;br /&gt;Ma potevo vedere, toccare e annusare come se la passava il vecchio. Non bene.&lt;br /&gt;«Splendidamente figliolo! L’esperimento è finito!» L’euforia nei suoi occhi lo ringiovanì di cento anni almeno.&lt;br /&gt;«E funziona?»&lt;br /&gt;La mia domanda nascondeva una lieve ironia. Dico lieve perché tra tutti ero l’unico a dare un minimo di fiducia alle idee del professore.&lt;br /&gt;«Lo vedremo ragazzo…»&lt;br /&gt;Il fischio del bollitore interruppe bruscamente il nostro dialogo. De Waart servì del tè verde in due tazze di porcellana antica, insieme ad una fetta di torta di mele con panna montata. Il tavolo era totalmente occupato da circuiti stampati, appunti e migliaia di altri oggetti. Meno della metà di questi avevano un senso per me.&lt;br /&gt;Dovevamo tenere il piattino in mano mentre mangiavamo, ma non era assolutamente un problema. Il dolce sapeva di sintetico, come tutti i prodotti di pasticceria olandese. In compenso il tè era squisito.&lt;br /&gt;«Diceva dell’esperimento?» esordì io. La sua impazienza mi aveva contagiato.&lt;br /&gt;«Ecco, si. Veniamo al punto. Ti ho invitato per partecipare alla prima dimostrazione.»&lt;br /&gt;«Ha intenzione di provarlo adesso?» Dieci anni di ricerca, migliaia di ore passate davanti al computer, e finalmente il suo progetto stava per vedere la luce. E dove? Nel suo piccolo studiolo al diciassettesimo piano di un edificio sconosciuto.&lt;br /&gt;La rilevanza del progetto era di proporzioni mondiali. La comunità scientifica, nel caso i risultati fossero quelli che il professore si aspettava, sarebbe stata completamente sconvolta. Per non parlare degli enti etici, filosofici e teologici.&lt;br /&gt;Ma come succede sempre più spesso in questo mondo accelerato, dove l’informazione parrebbe alla portata di tutti, le cose davvero importanti rimangono dove devono rimanere. Nel sottosuolo di una cantina o nel laboratorio improvvisato di un vecchio professore in pensione forzata.&lt;br /&gt;De Waart si avvicinò allo schermo. Il cursore lampeggiava in alto come facesse l’occhiolino. Digitò un comando e lo schermo divenne totalmente buio. Il disco rigido grattava come un forsennato. Presto si uni a lui il rumore degli altri due processori.&lt;br /&gt;«Ha già inserito tutti i dati necessari?»&lt;br /&gt;«Sono due giorni che non dormo. Si, ragazzo. Quello che stiamo per vedere sono i ventisette secondi precedenti al mio concepimento, attraverso la codificazione di ogni informazione raggiungibile. Non so davvero cosa aspettarmi.»&lt;br /&gt;«Solo ventisette secondi?»&lt;br /&gt;«Non mi è stato possibile spingermi oltre.»&lt;br /&gt;A questo punto gli occhi del professore divennero due fessure, ed un sorriso beffardo gli si dipinse tra la dentiera.&lt;br /&gt;«Sei pronto?»&lt;br /&gt;Inviò il comando.&lt;br /&gt;Lo schermo divenne bianco per alcuni istanti e poi nuovamente nero. In alto a destra comparve un cronometro. Il conteggio incominciò. Uno, due, tre…&lt;br /&gt;Lo schermo rimaneva buio. L’esperimento era fallito. Mi scoprì a pensare che ci avevo quasi creduto, che l’entusiasmo del professore mi aveva davvero contagiato.&lt;br /&gt;Ma ovviamente era tutta una bufala.&lt;br /&gt;Poi al tredicesimo secondo lo schermo s’illuminò. Un chiarore bluastro, come il baluginio dei fondali marini. La luce s’intensificò fino a mostrare la dentatura di un grosso pesce, forse un merluzzo.&lt;br /&gt;Le immagini si susseguivano come da un obbiettivo che retrocedesse davanti al soggetto. Al ventitreesimo secondo la figura del merluzzo era intera e frontale. Al ventisettesimo, momento in cui scattò il fermo immagine, il pesce era più distante e leggermente di lato. Il suo occhio fungeva da specchio.&lt;br /&gt;Il professore si avvicinò allo schermo incuriosito e vide la minuta forma di quell’essere che era stato lui, prima di diventare quello che era. Una sogliola.&lt;br /&gt;Si voltò verso di me e incominciò a ridere.&lt;br /&gt;«Ecco perché non mi è mai piaciuto il pesce!» mi confessò.&lt;br /&gt;E continuò a ridere rotolandosi per terra.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GM Willo - 2008&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-2272007057835967738?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/2272007057835967738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/27-secondi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/2272007057835967738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/2272007057835967738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/27-secondi.html' title='27 SECONDI'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-5341795683377834764</id><published>2009-09-10T02:39:00.000-07:00</published><updated>2009-09-10T02:41:06.519-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guerrieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aeribella Lastelle'/><title type='text'>L'ODORE DELLA TEMPESTA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://fc09.deviantart.com/fs42/i/2009/092/2/b/Stormy_Skies_of_Inverness_by_EvaMcDermott.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 395px; height: 259px;" src="http://fc09.deviantart.com/fs42/i/2009/092/2/b/Stormy_Skies_of_Inverness_by_EvaMcDermott.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="postbody"&gt;C’è il ritmo della vita nel movimento delle onde del mare. Le linee immaginarie lasciate sulla sabbia sono come le nostre vite, che appaiono per un attimo e poi scompaiono. Il Mare d’Ombra è oscuro e silenzioso, calmo presso la costa, ma letale al largo. In più punti affiorano letali scogli, per le galee che solcano la sua superficie. Dall’alto dell’albero maestro il marinaio lancia un grido di allarme, ma spesso la reazione del timoniere è lenta, il vento incalza la vela con troppo ardore, e la barca vira troppo lentamente. Il tempo sembra fermarsi durante la virata, e tutto resta sospeso, almeno fino alla tagliente esplosione del legno sulla pietra bagnata.&lt;br /&gt;Adrik sedeva lungo la spiaggia, sopra una barca da pescatore ribaltata, e mentre osservava le onde pensava a tutto ciò. Un grigio mantello gli scivolava addosso, coprendo gli anelli d’acciaio della sua maglia e il fodero della sua spada. Zyra la chiamava, dalla lama larga e l’elsa in bronzo decorata nell’effige di Haki, il Dio dei mari metà pesce e metà uomo, Cavaliere delle Onde e Signore degli Abissi. Il volto dell’uomo, coperto da una barba ricciuta e scura, veniva carezzato dal vento salmastro, mentre i suoi occhi profondi studiavano l’orizzonte. Mirava lontano nell’assoluta certezza di poter presto avvistare qualcosa. Perché Adrik credeva nei sogni messaggeri, ed uno di questi lo aveva raggiunto la notte prima.&lt;br /&gt;Sua moglie Jaline dormiva profondamente accanto a lui, nella fattoria sopra la scogliera. Dalla finestra la luna ammezzata occhieggiava all’interno della stanza. Adrik era sveglio, ma incapace di muoversi ed agire. La luna d’improvviso si spense e il volto del suo amico lontano gli apparve come sospeso sopra il letto. “Borgius”, provò a chiamare, ma le sue labbra erano sigillate. Allora il volto del suo compagno di avventure parlò, con un voce distante mille mondi. Gli disse: «Adrik mio amico, l’Orda ha oltrepassato la soglia. Ormai non c’è più tempo. Sto arrivando!» E mentre diceva ciò il volto scomparve. Era un sogno messaggero, un incantesimo che il suo amico Borgius conosceva bene e aveva già utilizzato in passato.&lt;br /&gt;Adrik rammentava le vecchie avventure insieme ai suoi amici, prima di ritirarsi con la sua famiglia lontano dalle grandi città, sulla tranquilla scogliera dell’Isola di Udun. All’epoca il Continente era in subbuglio, le popolazioni in conflitto e i Signori dei Demoni cercavano il potere varcando cancelli proibiti. Insieme a Borgius e al povero Coral, aveva sfidato le creature più letali e terribili fuoriuscite dai mondi paralleli, ed aiutato l’Ordine del Tempo a riportare la pace sul Continente. Ma, dopo quindici anni, la pace sembrava terminata.&lt;br /&gt;Il sole scendeva lentamente verso la linea disegnata dalle montagne dell’isola. Era un ottobre gentile, che dispensava giornate tiepide e luminose. Eppure da qualche giorno Adrik aveva notato l’accumularsi di strane nubi verso est, lungo la costa occidentale del Continente.&lt;br /&gt;L’uomo guardava la linea d’ombra avvicinarsi alla spiaggia, mentre il vento del tramonto incominciava ad alzarsi. Lungo l’orizzonte del mare calmo, qualcosa incominciò a delinearsi. Era una galea leggera, che puntava diritta verso la spiaggia. Ben presto Adrik individuò l’uomo seduto a prua. Teneva la testa ben alzata e si puntellava in avanti con la spada, infilzata nel legno della barca. I suoi lunghi capelli scuri ondeggiavano nella brezza marina. Borgius e la sua Eeva. Così amava chiamare la sua lama. Non una spada ma una signora. Era lunga più del normale e aveva l’elsa calibrata in modo da poter essere utilizzata con entrambe le mani. Il grosso smeraldo incastonato poco sopra l’impugnatura era di origine magica. Borgius sarebbe potuto diventare un potente mago, ma aveva sempre preferito i campi di battaglia alle biblioteche. Ciononostante conosceva la segreta arte dei cristalli e la telepatia, oltre ad altre forme più comuni di potere.&lt;br /&gt;L’amico alzò la spada al cielo in segno di saluto. Adrik rispose al gesto, mentre il suo volto si colorava di un sorriso raggiante.&lt;br /&gt;«Figlio di un cane! Era l’ora che tu arrivassi!!» gli gridò incontro il guerriero.&lt;br /&gt;Dalla barca si levò una specie di urlo, che subito si trasformò in un canto. Erano le parole di una vecchia canzone che i due compagni conoscevano bene. La cantavano insieme, quando c’era anche Coral, e marciavano senza paura verso un oscuro destino. Faceva così:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Che importa se la strada già è battuta&lt;br /&gt;dalla vecchia signora di nero vestita&lt;br /&gt;che venga a derubarci della vita&lt;br /&gt;tanto ormai l’abbiamo già vissuta”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sorrideva con tristezza il guerriero mentre ascoltava il canto, perché la sua mente tornò a quel triste giorno in cui Coral perse la vita per salvare la loro. Gli occhi gli si fecero lucidi per un attimo, ma il vento del mare asciugò il ricordo, e la voce ormai vicina del mago lo coinvolse nel canto. Borgius si gettò verso la spiaggia prima che la galea si incagliasse nella sabbia, e Adrik gli venne incontro muovendo forti passi contro le onde. Giunti l’uno davanti all’altro, i due si abbracciarono violentemente, quasi in un rituale di lotta. Era bello rivedersi dopo così tanti anni.&lt;br /&gt;«Per i mille squali di Haki, sei rimasto tale e quale! Fatti guardare!» Adrik prese il volto dell’amico tra le sue grosse mani e l’osservò.&lt;br /&gt;«Che stregonerie vai facendo con il tuo volto!»&lt;br /&gt;Borgius sorrideva con i lineamenti di un ragazzo, ma i suoi occhi erano quelli di un uomo.&lt;br /&gt;«Non io… ma ho un paio di amici che conoscono dei trucchetti! Invece te sei ingrassato! Ma la forza è quella di un tempo, non c’è dubbio» ammise il mago, cercando di divincolarsi dalla stretta.&lt;br /&gt;Dopo aver gridato alcuni ordini all’equipaggio, Borgius seguì il compagno verso la riva. Il sole sprofondava nel mare da qualche parte dietro l’isola, e la sera invitava i due compagni alla corte di un fuoco.&lt;br /&gt;«Dobbiamo risalire la scogliera per raggiungere casa. Mia moglie ha acceso il forno di pietra per cuocere l’agnello. Poi abbiamo il nostro vino…» il guerriero faceva strada attraverso la spiaggia, e poi verso la parete di roccia.&lt;br /&gt;«Proprio quello che ci voleva» commentò l’amico che lo seguiva dappresso.&lt;br /&gt;Era quasi buio quando raggiunsero l’abitazione di Adrik. Una donna dai lunghi capelli castani venne loro incontro, accompagnata da un piccoletto riccioluto. Un cane si fermò proprio davanti alla madre e il bambino, per scrutare le due figure che risalivano il pendio erboso. Appena riconobbe il suo padrone, Haris, vecchio pastore dal pelo ormai grigio, gli corse incontro per fargli le feste.&lt;br /&gt;«Guarda quel frugoletto, amico mio» disse Adrik mentre carezzava il cane. «Non ci crederai, ma già monta a cavallo da solo. E vuole pure che gli forgi una spada tutta per lui»&lt;br /&gt;«Ha il sangue del guerriero, e scommetto che ha ereditato anche la tua testardaggine» commentò Borgius.&lt;br /&gt;La cena fu allegra ed abbondante. I due amici parlarono dei vecchi tempi, come se avessero aperto un diario di ricordi. Il nome di Coral venne pronunciato spesso, accompagnato ogni volta da un breve ma profondo silenzio. Poi Jaline portò il Liquore di Udun, la forte bevanda ricavata da alcune rare erbe presenti solo su quell’isola.&lt;br /&gt;Joki, il figlioletto di Adrik, avrebbe voluto rimanere insieme al padre e all’amico appena arrivato, ma la madre lo sollevò dal suo posto a tavola e lo portò, non senza alcune proteste, nella sua cameretta. I due guerrieri rimasero soli davanti al camino che scoppiettava. Entrambi sapevano che era giunto il momento di parlare d’altro. Avrebbero preferito rimanersene a bere tutta la notte, come facevano ai vecchi tempi, nelle locande delle grandi cittá. Ridere, scherzare, lasciandosi andare all’ebbrezza e poi al torpore dell’alcol. Ma non potevano permetterselo. No.&lt;br /&gt;La tempesta stava arrivando.&lt;br /&gt;«Partiamo domani» annunciò Borgius.&lt;br /&gt;«Lo so…» rispose Adrik. E mentre osservava sua moglie rientrare nella stanza, sentì il suo cuore diventare pesante. No, non poteva ignorare quel presentimento, quella sensazione incomprensibile e sicura che gli ghermiva l’anima. Doveva dirglielo.&lt;br /&gt;Questa volta non sarebbe tornato.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Aeribella Lastelle - 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-5341795683377834764?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/5341795683377834764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lodore-della-tempesta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5341795683377834764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/5341795683377834764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/lodore-della-tempesta.html' title='L&apos;ODORE DELLA TEMPESTA'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1562065650259710953.post-4833642531507940776</id><published>2009-09-09T08:26:00.000-07:00</published><updated>2009-09-12T13:02:02.654-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GM Willo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cyberfantasy'/><title type='text'>IL SANTO</title><content type='html'>&lt;a title="il-santo.jpg" href="http://willoworld.wordpress.com/files/2008/04/il-santo.jpg"&gt;&lt;img src="http://willoworld.wordpress.com/files/2008/04/il-santo.jpg" alt="il-santo.jpg" height="259" width="357" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fiume ribolliva di sostanze letali, un miscuglio alchemico denso e incolore. L’odore invece era dolciastro e nauseante. Era un habitat impensabile per qualsiasi forma di vita, eppure si intravedevano dei movimenti in superficie, code deformi e pinne contorte. Erano le creature di un mondo sofferente, l’eredità dell’ultima cultura umana.&lt;br /&gt;Il Santo cavalcava adagio lungo le sponde di quel miasma putrescente. La sua armatura era coperta di una sostanza viscida che solo con molta fantasia poteva ricordare il sangue. Era una poltiglia filamentosa e bianchiccia. Sfrigolava corrodendo le piastre d’acciaio della corazza e le allacciature di cuoio, ma lui non ci faceva caso. L’ascia che gli pendeva di lato ne era completamente imbrattata, ma sembrava non aver subito alcun danno. Era un arma particolare. Qualcuno l’avrebbe definita magica.&lt;br /&gt;Il cavallo, un esemplare gigantesco e innaturale, era bardato di tutto punto. Da dietro la maschera che gli proteggeva il muso, due occhi di fuoco pulsavano inferociti. La bocca era un ghigno di sangue rappreso e bava scura.&lt;br /&gt;Insieme, uomo e cavallo erano una macchina da guerra possente. Erano l’unica speranza per i pochi sopravvissuti, per le sporadiche comunità di uomini che cercavano di riorganizzarsi, di far fronte alla carestia, ai malanni, alla follia di creature deformi vittime della grande guerra. Ne erano sorte una decina attorno al tempio, il luogo dove dimorava il Santo. Villaggi di fango e paglia, di catapecchie arrangiate con i residui di antiche costruzioni. Lamiere, plastica, gomma e altri materiali. Erano il manifestarsi dell’attaccamento alla vita, contro ogni probabilità di sopravvivenza.&lt;br /&gt;Nel tempio vivevano altri come lui. Forse in totale erano un centinaio, uomini che conservavano la conoscenza del vecchio mondo, abili maestri d’arme e custodi di insidiosi misteri. Erano solo cento, troppo pochi per resistere alle efferate orde provenienti dalle rovine della città.&lt;br /&gt;Ogni giorno si combattevano delle battaglie lungo il Confine. Lo chiamavano così, una striscia di terra morta sulla quale niente riusciva a crescere. Nessuno si spingeva oltre quel punto. Ma dalle nebbie imperiture, che nascondevano le torri abbandonate delle antiche città, fuoriusciva di tutto. La carne si era fusa al cemento, il metallo e la plastica convivevano insieme ai tessuti organici. Laggiù, la chimica come la conosceva l’uomo di un tempo non esisteva più, gli atomi si comportavano in maniera bizzarra, e gli organismi sottostavano a nuove necessità. La priorità non era più sopravvivere, ma uccidere.&lt;br /&gt;Il Santo si sentiva stremato. La battaglia lo aveva svuotato delle energie, prosciugato delle speranze. Per quanto tempo ancora avrebbero potuto respingere l’avanzata di quelle orde di follia? Ancora un anno forse, prima che oltrepassassero il confine, massacrando la gente dei villaggi, ammalando ancor più la terra sulla quale strisciavano.&lt;br /&gt;Lungo il fiume non cresceva niente. Gli alberi vicino alle sue sponde erano diventante delle piante avvizzite e contorte. L’erba aveva lasciato il posto ad un ammasso di terra scura nella quale neanche i vermi vi risiedevano. Nel loro costante incedere, le zampe possenti del cavallo vi affondavano dentro.&lt;br /&gt;Il Santo avvistò un uomo che scavava una fossa a pochi metri dalla riva. Quando si avvicinò a lui vide che era un giovane dallo sguardo malato. I capelli gli spuntavano in ciuffi disadorni, lasciando delle larghe chiazze di cute scoperta.  Ai piedi del giovane giaceva il corpicino senza vita di una bambina deforme.&lt;br /&gt;Il disperato si genuflesse immediatamente davanti al guerriero, lasciando cadere la vanga con la quale stava scavando.&lt;br /&gt;«Alzati uomo, non è necessario che t’inchini» gli disse il Santo, che osservava con tristezza il vestitino rosa della piccina, macchiato di quella terra nera e malata.&lt;br /&gt;«Noi del villaggio vi siamo sempre riconoscenti. La sera ci riuniamo attorno al fuoco e cantiamo per voi. Siete la nostra salvezza» dichiarò il giovane, continuando a rimanere piegato davanti al guerriero.&lt;br /&gt;«Come vanno le cose al villaggio?» domandò il Santo. La tristezza si trasformava in sconforto, lo sconforto diventava stanchezza. Voleva tornarsene al tempio il più in fretta possibile, voleva abbandonarsi all’abbraccio della sua nicchia, ma non poteva ignorare quella povera anima desolata.&lt;br /&gt;«Purtroppo continua a non nascere nessuno, signore. I bambini muoiono prima di raggiungere i tre anni. Questa era la mia quarta figlia. Si chiamava Luisa.»&lt;br /&gt;L’uomo sembrava ormai incapace di versare altre lacrime. La sua voce era quieta e rassegnata.&lt;br /&gt;«Mi dispiace…» disse il guerriero. Ma la sua mente era altrove. Era a casa, insieme a sua moglie e ai suoi due figli. Desiderava riabbracciarli, e rotolarsi con loro sul prato verde davanti a casa, mentre aspettavano che l’arrosto fosse servito. Avrebbero cenato insieme, riso davanti al camino, e poi gli avrebbe messi al caldo sotto le coperte.&lt;br /&gt;La notte sarebbe stata solo per lui e sua moglie.&lt;br /&gt;Assaporava tutto questo, mentre si perdeva nella tristezza degli occhi del giovane.&lt;br /&gt;Lui continuava a parlare, ma il Santo riusciva appena a sentirlo.&lt;br /&gt;«Forse dovremo spostarci più a nord. Abbiamo sentito che sulle montagne è nata una bambina sana la scorsa estate.»&lt;br /&gt;«Si, forse dovreste spostarvi…» ma il Santo aveva risposto senza badare a quello che diceva. Era inutile, comunque. Oltre montagne vi erano altre rovine, altre città disastrate, altri veli di nebbia dai quali fuoriuscivano le creature dell’oblio.&lt;br /&gt;L’umanità era come il corpo di un uomo preda di una malattia terminale. Cercava di resistere, ma nessuna medicina sarebbe più riuscita a salvarla.&lt;br /&gt;«Adesso devo tornare al tempio. Porta i miei saluti al capo villaggio.»&lt;br /&gt;«Lo farò, signore. Dio vi benedica!» Il giovane raccolse la vanga e se ne tornò a scavare la sua fossa.&lt;br /&gt;A quelle parole il Santo non poté fare a meno di pensare a dio. Un sentimento di rabbia mista a divertimento gli fece digrignare i denti. Ma quale dio, pensò. Quello che ci ha condannato a questa assurda esistenza? Quello che ha sussurrato agli uomini di premere gli stramaledetti bottoni? Oppure quello che ha preso per mano il corpicino della piccola Luisa, dicendole “Vieni da me, piccola mia. Vieni a trovarmi!”.&lt;br /&gt;Forse dio era esistito, mentre il mondo si avviava velocemente verso il suo epilogo. Forse qualcuno ci ha creduto veramente, e si è sentito rinfrancato, e gli si sono illuminati gli occhi. Anche nei momenti peggiori dio poteva esistere, bastava che esistesse una speranza.&lt;br /&gt;Ma in un mondo privo di speranza non poteva esistere una cosa chiamata dio.&lt;br /&gt;Il fiume continuava a scorrere denso. Il dorso di qualcosa di aberrante affiorò fuori dall’acqua, una creatura metà pesce metà macchina. S’inabissò subito, forse disturbato dalla luce del sole.&lt;br /&gt;Poi raggiunse la grande curvatura. Il fiume voltava bruscamente verso sud, ma la meta del guerriero si trovava qualche chilometro più avanti nella stessa direzione. Il Santo si lasciò alle spalle il nauseante odore dei liquami e proseguì attraverso i campi. Un tempo erano coperti di grano, ma oggi ci crescevano appena le erbacce.&lt;br /&gt;Finalmente in lontananza avvistò le ampie facciate di vetro scuro che appartenevano al tempio. Una struttura massiccia, fatta di metallo e cemento, disegnata nella forma di una pietra grezza. Era una costruzione moderna del mondo moderno. Del mondo che era stato moderno, e che adesso non esisteva più.&lt;br /&gt;Si avvicinò all’edificio. Due guardie del suo stesso rango gli si fecero incontro salutandolo.&lt;br /&gt;«Come è andata?» domandò uno dei due.&lt;br /&gt;«Non è stato facile. Azim non ce l’ha fatta!» Azim era il suo compagno. Ne erano già morti quattro da quando aveva iniziato a combattere sul confine.&lt;br /&gt;«Mi spiace» rispose la guardia in automatico. Morire era una cosa normale.&lt;br /&gt;«Ho bisogno di tornarmene a casa per un po’» spiegò il guerriero, scendendo da cavallo e porgendo le redini all’uomo che aveva parlato.&lt;br /&gt;«Certamente. Ci pensiamo noi a riportarlo alle stalle.»&lt;br /&gt;Il Santo si diresse verso la porta del tempio. Era una porta di vetro, priva di alcuna effige o decorazione. Aveva solo due scopi; chiudersi e aprirsi.&lt;br /&gt;Percorse un corridoio nel quale si diffondeva una luce soffusa, proveniente da alcune fredde lampade al neon. In fondo vi erano le cripte. Quindici livelli che si estendevano dal sottosuolo all’ultimo piano del tempio. Ogni livello ne ospitava una ventina.&lt;br /&gt;Ordinate, una davanti alla altra, assolutamente identiche. Il Santo si avviò con passo sicuro verso la sua. Era al secondo livello superiore, la terza da sinistra. Si fermò esattamente davanti all’abitacolo, una fessura scavata nel muro. Slacciò l’armatura e la buttò per terra, insieme alla grande ascia. Qualcuno le avrebbe raccolte e pulite.&lt;br /&gt;Poi entrò dentro. Gli innesti trovarono da soli la strada.&lt;br /&gt;La collina verdeggiante si spalancò ai suoi piedi. Tenere urla di gioia riempirono l’aria frizzante di fine estate. Era un pomeriggio assolato, ancora carico della frescura di recenti temporali.&lt;br /&gt;I due ragazzi gli vennero incontro, sullo sfondo di un casa di pietre grigie. Sua moglie sorrideva ferma davanti alla porta, pulendosi le mani al grembiule. Era bellissima.&lt;br /&gt;Afferrò i due ragazzini e rotolò sull’erba insieme a loro. Le risa divennero acqua argentina che scorre. Il tempo parve fermarsi.&lt;br /&gt;Poteva davvero esistere una realtà come quella che aveva appena lasciato?&lt;br /&gt;Valeva davvero la pena considerarla realtà?&lt;br /&gt;Sono a casa, pensò.&lt;br /&gt;E tutto il resto non aveva più nessuna importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;GM Willo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1562065650259710953-4833642531507940776?l=storiefantasy.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiefantasy.blogspot.com/feeds/4833642531507940776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-santo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4833642531507940776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1562065650259710953/posts/default/4833642531507940776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiefantasy.blogspot.com/2009/09/il-santo.html' title='IL SANTO'/><author><name>GM Willo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03323592842843726943</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://1.bp.blogspot.com/_m50lU53u95A/TGU-A7pOxLI/AAAAAAAAAOI/IAeTa5zUKBw/S220/Radio+Willo+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
